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Gomorra – La serie 2

2016
Titolo Originale:
Gomorra - La serie
REGIA:
Stefano Sollima, Francesca Comencini, Claudio Cupellini, Claudio Giovannesi
CAST:
Salvatore Esposito (Genny Savastano)
Marco D'Amore (Ciro Di Marzio)
Fortunato Cerlino (Pietro Savastano)

Il nostro giudizio

Gomorra – La serie 2 è una serie tv del 2016, ideata da Roberto Saviano, Leonardo Fasoli, Stefano Bises, Giovanni Bianconi, Ludovica Rampoldi

Ci sono momenti della propria vita che ricorderemo per sempre: il primo giorno di scuola, i primi passi di un figlio, il primo bacio… possiamo aggiungere anche lo stato di eccitazione, unica, procuratoci dalla prima serie di Gomorra? La stagione targata 2014, la cui seconda serie è ora approdata sugli schermi di SKY Atlantic, aveva coronato la sua prima manche con un adrenalinicissimo crescendo di trame scioccanti e omicidi gratuiti tali da far impallidire, al confronto, tutti i Padrini e Godfathers fin qui a noi noti, Sopranos inclusi. Perché con Gomorra il mito del mafioso dal cuore buono, elegante in abito gessato, che solo in casi di estrema necessità commissiona un omicidio (che comunque viene commesso con un certo stile), decade completamente. Nella nostra fiction si aggirano impuniti bruttissimi ceffi che ammazzano il giusto e il peccatore sotto le raffiche dei loro mitra, corrompendo, a livelli più alti, anche gli affari di mezza Europa. Questi criminali sono spesso spinti da una sete psicopatica di potere, da una paranoia che trasforma ogni gesto di violenza in un massacro. E anche un femminicidio, se avviene, non è per amore cieco o gelosia folle, ma solo per disobbedienza alle regole del clan di appartenenza del proprio uomo. Ora, le domande che ciascuno si poneva dopo due anni in attesa della mi(s)tica seconda stagione erano: saranno riusciti i produttori a mantenere gli standard precedenti? O avrà la meglio la sindrome del sequel? E anche se non fosse cosi, saranno confermati i livelli di imperturbabilità, di tensione, di suspense, di ritmo, cosi meravigliosamente ottenuti nella serie 1? Per chi scrive, dopo la visione dei primi quattro episodi, la risposta è sicuramente un sì: la regia, soprattutto quando affidata a Stefano Sollima (ma Francesca Comencini si difende bene) è la prima garanzia per la riuscita di questo nuovo ciclo, in cui, da subito, lo spettatore viene ricondotto al punto in cui era stato lasciato, senza trascurare e tradire nessun particolare: anche i personaggi più secondari vengono recuperati nei loro ruoli e funzioni, le ambientazioni non sono cambiate, la violenza ci viene subito sbattuta in faccia con gesti di efferata crudeltà e insuperato cinismo.

Eppure, si respira un´aria nuova, si percepisce immediatamente che la produzione, la regia, gli sceneggiatori, non hanno affatto voluto “marciare” sul successo, non proprio commerciale ma di cult e di critica (anche se la prima serie è stata venduta a 30 Paesi), riuscendo ad apportare pochi ma significativi cambiamenti di personaggi (aumentando quelli femminili) e approfondimenti di elementi che nella serie precedente erano stati affidati all´intuito dello spettatore. E che, corredati da luci, suoni, dialoghi, ambientazioni e colonna sonora di fabbrica riescono a offrirci un prodotto televisivo (ma anche tanto cinematografico) addirittura superiore al precedente. Bravi tutti: la scuola del teatro napoletano dà un grande contributo al cast di questo show, in cui scene che ricordano la freneticità del miglior thriller alla De Palma si combinano con momenti di recitazione quasi mamettiana, dove i volti e gli sguardi, le parole pesanti e intervallate, recitate in un napoletano che se non lo si comprende con la testa lo si capisce con l´anima, creano momenti di alta recitazione. Su di tutti primeggia il personaggio Ciro Di Marzio, interpretato da Marco D´Amore, vero protagonista e mattatore di questa seconda serie, intenzionato come non mai a dominare il traffico di coca, con la difficoltà, ora, di dover far fronte al ritorno del suo ex padrino, Pietro Savastano (Fortunato Cerlino), evaso di prigione nella spettacolare scena finale dell´ultima puntata della serie precedente e pronto a riappropriarsi del suo potere. Con il suo cranio lucido e gli occhi scintillanti, Ciro assomiglia alla versione trash di un Tony Soprano europeo. Ciro non sembra mai veramente coinvolto da vicende della vita di tutti giorni che altri criminali sembrano invece dover affrontare: non ha né anima né rispetto e la casualità con cui uccide o usa la violenza è inquietantemente realistica, tanto da renderlo simile a un delinquente preso in prestito da una pagina di vita reale. Vedi Napoli e poi muori?

A dire il vero, in Gomorra – La serie 2, di Napoli se ne vede poca; in compenso si vede molta morte, e corpi che vengono bruciati, accoltellati, strangolati, teste che cadono, sgozzamenti che neanche un pollo, e qualche volta anche una più tradizionale e classica sparatoria. E quindi niente veduta sul Golfo con annesso pino, solo incursioni da shakycam nelle squallide periferie, in case popolari senza speranza e appartamenti di lusso arredati in maniera assurda con i proventi dei traffici di droga. Dove le sculture cristiane non mancano mai; qui la religione è sempre presente: nella case dei malavitosi, nelle squallide piazze del quartiere, nelle stesse chiese di zona, gesù e madonne di bassa fattura, dei pagani di gesso colorati a tinte forti, spesso coronati di aureole composte da luci a led degne della peggiore tradizione natalizia, scrutano la scena e sono spettatori impotenti di agghiaccianti fatti di sangue e violenza. E il Vesuvio, in genere protagonista delle cartoline “from Naples”, qui lo si vede solo come sfondo di un summit dei killers su di un tetto. Al termine di un episodio di questa seconda serie di Gomorra vi sembrerà di essere entrati in un programma di protezione. È cruento e brutto (ma nell´accezione più positiva del termine ) e forse, per coloro che sono affetti dalla patologia di romanticizzare troppo l´Italia, può essere un buon antidoto effervescente. Perché non si dimentichi che Scampia & co. fanno ufficialmente parte del nostro Belpaese.