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Altered Carbon: Resleeved

2020
REGIA:
Takeru Nakajima, Yoshiyuki Okada

Il nostro giudizio

Altered Carbon: Resleeved è un film di animazione del 2020, diretto da  Takeru Nakajima e Yoshiyuki Okada.

In una scena sempre in fermento e in continua tensione verso l’attuale come la fantascienza, si può dire che il momento che più di tutti ha segnato il genere è nato nei primi anni ’80. Il Cyberpunk, il movimento culturale nato dai romanzi di William Gibson e Bruce Sterling, si è affermato come estetica e come movimento politico e culturale al di fuori della narrativa in prosa per diffondersi più o meno in tutte le arti fino a imprimersi nell’immaginario contemporaneo. Le declinazioni sono ovviamente molteplici e, se entro una certa misura è fisiologico che la carica sovversiva degli inizia venga almeno in parte persa o alterata, il riproporsi continuo di una poetica che diventa quasi un canone basato più sulla forma che sulla sostanza finisce per dar vita a narrazioni svuotate di contenuto e del tutto manieristiche, opere derivative riferite a opere che già lo erano a loro volta. Se poi ci mettiamo il franchise di successo che di tanto in tanto spunta fuori, seppur non privo di meriti propri, ci ritroviamo spin off che un vero senso di esistere non ce l’hanno.

Uno di questi è Altered Carbon: Resleeved, film d’animazione nato da una costola di Altered Carbon, la serie TV ispirata a Bay City, un romanzo di Richard Morgan. Anche quest’ultima vive di una serie di stereotipi che non riesce o non vuole rileggere in maniera innovativa, ma riesce comunque a proporsi efficacemente al pubblico, ponendosi come una delle più viste su Netflix, ma nell’anime questa ribollita stracotta di già visto si fa sentire ai limiti del sostenibile. Altered Carbon: Resleeved  è in tutto e per tutto un compitino fatto con il bigino del Cyberpunk aperto sul tavolo. I cliché più triti e ritriti del genere sono tutti presenti in quella che nei momenti migliori sembra una copia pallida e slavata di Ghost in the Shell, una blanda avventura non priva di ritmo ma che di Masamune Shirow ha giusto l’aroma che ne ricorda vagamente le atmosfere. Per il resto, una cosetta con i ninja che di quel minimo di potenziale a livello di narrativa d’idee contenuto nel franchise non sfrutta nulla, limitandosi a malapena a grattare la superficie delle possibili implicazioni del trasferimento digitale delle coscienze come possibilità di sconfiggere la morte che costituisce una delle idee di fondo di Altered Carbon.

Altrettanto irrilevante è l’estetica di Altered Carbon: Resleeved che, per essere un anime a cui resta solo quello, presenta una carenza piuttosto grave. L’estetica non solo è il più banale già visto del già visto che si possa trovare in circolazione, ma la fluidità delle animazioni è innaturale e ricorda la presentazione di un videogame, e fin qui non ci sarebbe nulla di male, ma di qualche anno fa, quando i mezzi tecnologici avevano limiti ora evidenti. Il risultato è che, dove l’anime doveva salvarsi in corner, cade né più e né meno, forse anzi peggio, che nelle altre carenze che lo caratterizzano. Perché un prodotto derivativo e tirato via a livello di scrittura non è una bella cosa ma ha una sua logica a livello commerciale se almeno fai dell’intrattenimento piacevole da guardare per passare le classiche due ore della domenica pomeriggio quando piove, ma se pure lì si vede chiaramente che il film è fatto proprio per far legna su un ferro ancora caldo da battere, allora per quanto riguarda chi scrive proprio non ci siamo.