I misteri delle Emanuelle nere

Attrici di confine e oltrecensura...

I misteri delle Emanuelle nere di Joe D’Amato sono parecchi. Alcuni siamo riusciti a penetrarli…

Di Emanuelle in America e Emanuelle perché violenza alle donne? ci sono pervenute una gran quantità di foto di scena che documentano sequenze pornografiche diverse da quelle che troviamo montate nelle versioni hard, finora note, dei due film. Una di queste immagini (che mostra una donna con un fallo posticcio mentre si avvicina a una coppia mista, lei nera lui bianco, che amoreggia su un terrazzo) la pubblicammo qualche anno fa nel dossier (che allora si chiamava book) Verso le luci rosse attribuendola a Emanuelle in America sulla base di ciò che potremmo definire un legittimo sospetto ma senza la prova provata. Rivedendo più attentamente il film, ci siamo invece resi conto che esiste una traccia per riferire con certezza la scena a Emanuelle in America e addirittura per capire in quale parte della storia fosse collocata. Si trattava di una sequenza ambientata nel “bordello per sole donne”, e a rivelarcelo è il riflesso nel vetro di una porta dell’ombrellone e di altri arredi visibili nella foto “fantasma”. Peraltro, l’attrice armata di godemiche è agevolmente riconoscibile tra le clienti del postribolo durante la sfilata degli uomini-oggetto e il suo nome è Anna Valentino, performer in numerose sequenze “di confine” nel cinema di quegli anni. Questo stesso segmento di Emanuelle in America,  nasconde altre interessanti scoperte, per quel che riguarda l’identità di alcune interpreti che vi compaiono. É merito di Roger Fratter avere identificato la bionda giunonica che copula con Rick Martino e con un tizio di colore, in quella stessa attrice – italiana – che Bruno Mattei aveva utilizzato in Casa privata per le SS, facendola accoppiare a un freak. Certa Christiane Minutelli, come ci hanno poi rivelato gli autori del volume Luce Rossa – La nascita e le prime fasi del cinema pornografico in Italia, procedendo da una identificazione che era stata fatta qualche anno prima sulla rivista Cine 70.

Sempre al colpo d’occhio di Fratter siamo debitori, se siamo finalmente riusciti a dare un nome alla misteriosa signora con i capelli rossi che si masturba di fronte a un partner travestito da Zorro. Questa è Renate Kashé, una tedesca dalla filmografia non minima in patria, che alla causa del bis italiano contribuì con Le malizie di Venere – dove era una delle due cameriere lesbiche -, La morte non ha sesso e La figlia di Frankenstein. Stranissimo, comunque, che un’attrice tutt’altro che di seconda grandezza accettasse nel 1977 di entrare in un film quasi a livello di una figurazione speciale, senza neppure venire accreditata. E che accettasse anche scene oltrecensura – datosi che, nel dettaglio, la mano è senza dubbio quella della Kascé. Molte, in Emanuelle in America, sono più in generale le presenze meteoriche femminili che non hanno riscontro nei titoli né di testa né di coda. Tra le “ragazze dello zodiaco”, alla corte di Lars Bloch, si distinguono, per esempio, Karine Verlier (che quello stesso anno ebbe un certo lancio grazie alla Stanza del vescovo di Dino Risi) e Barbara Lay, con il suo caratteristico “ventre rientrante”, nella cui carriera cinematografica si sono avvicendate pellicole rare e strambe come Liebes lager di Gicca Palli o La missione del mandrillo di Guido Zurli. Da dire non più che en passant che le sequenze di scarto nella dimora di Van Deren confluirono poi in La via della prostituzione – ma circa l’ordine nella realizzazione delle scene poi “smistate” nelle varie Emanuelle nere ci sarebbe da scrivere un trattato.

Anche Emanuelle perché violenza alle donne? ha altarini da scoprire, in fatto di interpreti maschili e femminili, accreditati senza esserci o non accreditati pur essendoci. La versione francese  ha titoli di coda veritieri, a differenza di quella italiana nella quale apparivano nomi del cast di Emanuelle in America (Maria Piera Regoli, Maria Renata Franco), probabilmente per ragioni burocratiche legate all’ottenimento della nazionalità. Però, anche nella french version, nulla indica la presenza di Craig Hill nel ruolo dell’uomo sfigurato, con il collare ortopedico, che stupra le ragazze sequestrate insieme a Emanuelle, in uno dei momenti più riusciti ed efficaci del film. E tantomeno era lecito aspettarsi la segnalazione del cammeo – come speaker televisivo – di Roger Brown, l’uomo che in Emanuelle in America guidava la Gemser alla scoperta dell’allucinante mondo degli snuff-movies. Le scene della morte in diretta ci riportano, peraltro, alla complessa faccenda giudiziaria nella quale il film di Massaccesi rimase impelagato a causa della denuncia di un’attrice (quella che nel filmino è inchiodata sulla croce di sant’Andrea e alla quale i torturatori tagliano il capezzolo) nei confronti di regista e produttore, nientemeno che per “sequestro di persona. Altro che hard-core…