Il terrore scende alla prossima

I migliori horror ambientati in metropolitana
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In un passato mai troppo lontano si era soliti dire che, quando c’era Lui, cascasse il mondo i treni arrivavano sempre in orario. Poi venne la metropolitana ed ecco che ogni briciolo di puntualità, almeno dalle nostre italiche parti, andò progressivamente a farsi allegramente benedire. Ma se i convogli che ogni giorno attraversano a tutta velocità le viscere delle nostre metropoli si sono col tempo guadagnati una tutt’altro che lusinghiera nomea, è forse anche a causa degli orrori che, almeno stando all’implacabile occhio della cinepresa, si celerebbero fra quei luridi vagoni e quei tenebrosi tunnel, dove i peggiori incubi sembrano attendere in agguato come ratti a una fiera del Parmigiano. Sarà vero? Scopriamolo assieme. Ovviamente a nostro rischio e pericolo e con la consapevolezza che scavalcare quel maledetto tornello può, in molti casi, non essere la migliore delle soluzioni.

New York: ore tre – L’ora dei vigliacchi (Larry Peerce, 1967)

1

A dispetto di quel che ci voleva far credere quel gran romanticone di Truffaut, l’ultimo metrò di romantico non ha proprio nulla. Anzi! Ne sanno qualcosa i poveri passeggieri di uno scalcinato vagone della Grande Mela che, proprio durante l’ultima corsa notturna, si ritroveranno in balia di una sadica coppia di scapestrati criminali – di cui il più sciroccato altro non è se non un esordiente Tony Musante – decisi più che mai a dare il via ai loro porcissimi comodi. Una lunga ed estenuante sequela di torture fisiche e psicologiche che faranno rimpiangere ai nostri poveri prigionieri di non aver optato per una bella e sana pedalata all’aria aperta.

L’astronave degli esseri perduti (Roy Ward Baker, 1967)

2

Perché spendere valanghe di soldi per mandare poveri astronauti sul Pianeta Rosso quando i simpatici marziani sono già tra noi, per giunta ben ficcati nelle profondità della metropolitana di Londra? Si gente, avete capito bene: i cari vecchi omini verdi – in realtà cavallette ben pasciute e alquanto bellicose – che, eoni or sono, precipitarono sulla Terra giusto a un tiro di schioppo da Buckingham Palace. I loro crani, ritrovati dal mitico professor Quatermass in una coriacea nave spaziale ornata con strambi pentacoli esoterici, sembrano in grado di esercitare strane influenze sull’umana popolazione, dando vita ad autentiche possessioni demoniaco-extraterrestri e inquietanti apparizioni fantasmatiche di spiriti alieni ormai estinti. Robetta parecchio tosta insomma, e il tutto servito su di un piatto d’argento in tempo per il tè delle cinque.

Non prendete quel metrò (Gary Sherman, 1972)

3

Paura e panico serpeggiano fra i tunnel della storica metropolitana londinese all’indomani della misteriosa sparizione di un importante uomo politico, intravisto di sfuggita da una coppietta di passaggio e subito ingoiato dall’umida tenebra. Mentre gli schizzinosi detective di Scotland Yard, capitanati dal mitico Donald Pleasence, sembrano non saper più dove sbattere le loro imparruccate testoline, qualcuno o qualcosa sembra attendere, paziente e affamato, all’ombra delle oscure banchine sotterranee, seminando morte e dolore in barba a qual si voglia controllore. Non sarà mica uno dei pochi minatori sopravvissuti a quel terribile crollo di tanto tempo addietro? Solo il tempo e Christopher Lee ce lo diranno…

Spettri (Marcello Avallone, 1987)

4

Scava che ti riscava, era solo questione di tempo prima che qualcosa di ben più esoterico e pericoloso di qualche vaso di terracotta facesse capolino nelle antiche profondità della nostra bella italica capitale, pronto a scatenare un ancestrale e malevolo terrore all’ombra del Colosseo. Quando infatti durante gli ormai onnipresenti scavi per la costruzione della metropolitana di Roma – eterni tanto quanto la città che li ospita – viene casualmente abbattuto il muro di una misconosciuta catacomba che parrebbe ospitare da secoli l’oscura Tomba di Domiziana, ecco che un gruppetto di archeologi si ritroverà a dover combattere contro un manipolo di terrificanti e incacchiatissime forze malefiche non proprio felici all’idea di essere state risvegliate dal loro sepolcrale sonno. Se poi ci aggiungiamo pure uno sfratto forzato causa lavori urbani, beh, diciamo pure che l’amministrazione comunale avrà ben più che qualche innocua gatta da pelare…

Moebius (Gustavo Mosquera R., 1996)

5

Può un intero convoglio della metropolitana sparire nel nulla con tutti i suoi passeggeri ancora a bordo? A Buenos Aires pare proprio di sì. Questo l’allucinante rompicapo che un giovane topologo si trova a dover risolvere in una disperata corsa contro il tempo nelle profondità del capoluogo argentino per stanare il misterioso treno fantasma. Quest’ultimo potrebbe essere stato inghiottito da una singolarità spaziotemporale generata dal complesso labirinto dell’intricata rete di trasporti sotterranei. Insomma, robetta alquanto cervellotica che rederebbe Nolan felice come un bambino sul Brucomela di Gardaland, con l’unica differenza che qui non ci sarà certo il buon Prezzemolo ad attenderci, paffuto e gioioso, alla fine di questo delirante viaggio della morte.

Mimic (Guillermo del Toro, 1997)

6

Cose losche, schifide e geneticamente modificate zappettano allegramente nelle profondità della metropolitana di New York, soprattutto da quando una coppia di scienziati, desiderosi di debellare un terribile morbo infantile diffuso dalle care vecchie blatte, han ben pensato di rilasciare nel sottosuolo un ibrido scarabeo-mantide con il compito di far fuori gli amati cuginetti di lerciume. Peccato che i nostri scarrafoni mutanti non abbiano la ben che minima intenzione di sloggiare dalle umide e accoglienti gallerie sotterranee, sviluppando oltretutto la capacità di imitare la fisionomia delle loro prede umane. Un esordio hollywoodiano col botto per l’amico del Toro, non c’è che dire, all’insegna dello zozzume e di una buona dose di succulenti liquami organici tanto per gradire.

Kontroll (Nimròd Antal, 2003)

7

Le viscere della metro di Budapest si trasformano, letteralmente, in un folle e variegato girone infernale popolato da un manipolo di strambi personaggi in un questo delirante thriller suburbano, nel quale cinque indisciplinati controllori si troveranno catapultati in grottesche avventure notturne tra pittoreschi passeggeri non paganti, adrenaliniche corse mortali e un misterioso serial killer le cui gesta si celano dietro alcuni apparenti suicidi. Horror, suspense, dramma e persino un pizzico di action si daranno battaglia fino all’ultimissimo sangue, in una corsa a tutta velocità fino a un dantesco epilogo nel quale a riveder le stelle non potrà che essere il più puro, scaltro e fortunato di questa allegra combriccola di morti di sonno.

Creep – Il chirurgo (Christopher Smith, 2004)

8

Mai addormentarsi a tarda sera a una lurida fermata dell’Undergroud londinese. Almeno se non si vuol rischiare di rimanere intrappolati in compagnia di un gruppetto di equivoci senza tetto e, peggio ancora, di un sadico e deforme energumeno con la passione per il bisturi ma non particolarmente propenso ad elargire alcun tipo di anestesia. Questa in soldoni la terribile esperienza a cui sarà sottoposta la bella Kate, desiderosa di incontrare nientemeno che George Clooney in persona ma costretta ad accontentarsi di un terrificante viaggio in metropolitana infarcito di sangue e frattaglie assortite. E cosa mai si potrebbe volere di più al misero costo di un abbonamento mensile?

Marebito (Takashi Shimizu, 2004)

9

Una cosa è certa: nelle affollate ed efficientissime metropolitane giapponesi può accadere davvero di tutto. Ma non serve certo attendere che le belle studentesse del Suicide Club di Sion Sono si prendano per mano e si tuffino di testa fra le sferraglianti rotaie della morte per assistere a qualcosa di sconvolgente. Basta infatti seguire l’esempio del buon Masuoka, giovane cameraman freelence che, nella sua affannosa ricerca del puro terrore, dopo essere rimasto folgorato dal brutale suicidio di un passeggero della metro di Tokyo decide di addentrarsi nelle labirintiche viscere della città, venendo in contatto con un favoloso mondo sotterraneo. Qui vivono inquietanti creature umanoidi deambulanti sulle mani e una misteriosa affascinante ragazza incatenata in una grotta. Portata in salvo la pallida pulzella il nostro scoprirà tuttavia che la giovinetta sembra particolarmente ghiotta di sangue umano, spingendolo a commettere un bel po’ di porcherie per procacciare il prezioso emoglobinico nettare necessario a rifocillare la sua nuova vampiresca ospite.

Hellraiser: Deader (Rick Bota, 2005)

10

Non c’è pace per il mefistofelico Pinhead e il suo manipolo di fedeli Cenobiti, nemmeno in questo settimo lercissimo capitolo dell’immortale saga orrorifica partorita dalla mente di Clive Barker. Stavolta ci troviamo nientemeno che nelle tenebrose profondità della metropolitana di Bucarest, in Romania, dove una giovane reporter indaga sulla misteriosa setta dei Deader e sul loro sovrannaturale leader, erede di quel LeMarchad autore del celeberrimo cubo-prigione e che pare qui capace di risorgere come un Lazzaro sotto anfetamine. Lanciata a tutta birra a bordo di un pittoresco devastato vagone che pare uscito direttamente dalla coda del convoglio post apocalittico di Snowpiercer, la nostra pulzella avrà modo di sperimentare in più di un’occasione il proprio personalissimo Inferno in terra, pronto ad attenderla dietro la giusta e incrostata sliding door.

End of the Line (Maurice Deveraux, 2007)

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Basta uno squillo o un sms e zac, l’Apocalisse ha inizio. Ma non in senso metaforico, sia chiaro, bensì nel modo più violento e concreto possibile, alla faccia dei più radicali e integerrimi fra i Testimoni di Geova. E a confronto dei simpatici venditori di proselitismo porta a porta a cui tutti siamo ormai affezionati, i membri della misteriosa setta dell’Ultimo Giorno armati di sacro pugnale e funghetti allucinogeni sembrano nientemeno che la proverbiale ira di Dio scesa in terra, venuti appositamente a mietere quante più miscredenti vittime possibili tra i poveri passeggeri di un convoglio della metropolitana. Il treno della salvezza, si sa, è quasi sempre in orario, ma stavolta un pizzico di ritardo sarebbe quanto mai ben gradito. Soprattutto in vista del capolinea che ci attende…

Prossima fermata: l’inferno (Ryūhei Kitamura, 2008)

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Si sa che di notte, sui vagoni della metropolitana, di gentaglia strana se ne può incontrare quanta se ne vuole. Ma certo nessuno può eguagliare lui: il Macellaio. Un misterioso e sinistro figuro in giacca e cravatta che, ben celato nella propria borsa di cuoio, custodisce un poderoso pestacarne con cui accoppare i malcapitati avventori del suo stesso convoglio, i cui corpi verranno poi fatti sparire e in seguito ridotti a fumanti carcasse di manzo umane pronte per essere consumate con cipolle e una spruzzata di buon Chianti. Ed è a questo inquietante passeggero notturno che il fotografo Bradely Cooper deciderà di dedicare il suo nuovo progetto di arte urbana, venendo a conoscenza a poco a poco dell’infernale verità che si nasconde dietro questo Tristo Mietitore – anzi Macellatore – e le sue allegre scorribande fra gli oscuri tunnel degli orrori sotterranei.