Featured Image

Yannick

2023
Titolo Originale:
Yannick
REGIA:
Quentin Dupieux
CAST:
Raphaël Quenard (Yannick)
Pio Marmai (Paul)
Blanche Gardin (Sophie)

Il nostro giudizio

Yannick è un film del 2023, diretto da Quentin Dupieux.

Yannick vorrebbe solo trascorrere una bella serata a teatro e uscirne con l’animo sollevato. Inizia così il film di Quentin Dupieux attualmente in sala, distribuito da I Wonder che porterà al cinema anche il successivo Daaaaaali!.  Ma quando Yannick realizza che la pièce lo deprime e lo allontana, decide di alzarsi in piedi, interrompere gli attori e dire la sua. Un’azione ridicolmente semplice e al tempo stesso completamente inaccettabile, che dà il via a una catena di tensioni che terranno in ostaggio attori e spettatori. In questo setting essenziale, tutto concentrato in un teatro, si apre la possibilità di presentare dinamiche sociali e culturali che troppo raramente analizziamo pur essendone testimoni ogni giorno. Alzare la propria voce per intervenire in una situazione che non ci piace ha un valore duplice: da una parte il nobile intento di prendere parte invece di subire, ma dall’altra la presunzione che il nostro parere possa interrompere e sovrastare quello degli altri. Yannick addirittura sale sul palco per mettersi a scrivere una breve scena che secondo lui risulterà più divertente rispetto allo spettacolo in scena, che ha richiesto molti mesi di preparazione. Ed è scrivendo la sua breve scena che Yannick attesta i grandi problemi della produzione culturale odierna, sia nella sua sovrabbondanza e scarsa qualità sia nella sua evidente filiazione con la classe dominante.

Gli artisti e i produttori (soprattutto delle arti più dispendiose come il cinema), sono principalmente ricchi, istruiti e potenti, e propongono un prodotto che forse non tiene conto della dimensione che viene invece vissuta quotidianamente dagli spettatori a cui si rivolgono (“Ho dovuto prendere un giorno di ferie per essere qui, non è mica facile”, “Ci ho messo 45 minuti di treno e 15 a piedi”, Yannick propone questo tipo di difficoltà nel suo accesso all’arte a cui ha scelto di dedicare tempo e denaro). Lo sbilanciamento proposto in maniera così semplice da Yannick pervade tantissimo cinema moderno, da Enea di Pietro Castellitto fino a Scorsese con Killers of The Flower Moon: chi ha il potere di creare un film, di esprimere un parere che arriverà capillarmente a milioni di persone, e che tipo di rappresentazione del mondo propone Personalmente questa è una domanda che mi assale ad ogni visione, ma non solo: ad ogni post, ad ogni articolo di giornale, ad ogni reel su Instagram. Guarda caso sono sempre gli stessi ad avere un vero spazio di esposizione della propria idea, salvo poi la manifestazione di qualche Yannick di turno che interrompe la pantomima per annunciare che si è rotto le scatole.

C’è anche la tematica dell’interazione social quindi, una apparente democratizzazione del confronto, che però può essere agevolmente aggirata o soppressa, proprio come nel film quando l’attore principale della pièce prende il controllo e comincia a vessare Yannick sentendosi in diritto di accanirsi contro lo sventurato. E infine il dramma interiore che scaturisce dal successo del lavoro di Yannick: in un attimo gli balena in mente il pensiero che forse, se non fosse obbligato a lavorare come guardiano notturno e costretto a una vita di privazioni, qualcosa da dare al mondo lo avrebbe, forse un talento c’è dentro di lui, ma non avrà mai lo spazio per essere espresso. Un pensiero terribile e irrisolvibile, che chiude questa concisa opera di appena un’ora di cui si potrebbe scrivere ancora a lungo. Una parabola dolce amara in cui lo stile caratteristico di Quentin Dupieux si posa a servizio dell’esposizione di numerose questioni interconnesse e punti di vista, che sembrano essere lasciati liberi di dispiegarsi naturalmente.