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Jericho’s tail

2024
Titolo Originale:
Jericho's tail
REGIA:
Marcello Caroselli
CAST:
Marcello Caroselli (Jericho)
Pino Quartullo (zio)
Silvia Lamberti (ragazza)

Il nostro giudizio

Jericho’s tail è un film del 2024, diretto da Marcello Caroselli.

Ogni tanto si vede ancora qualche film italiano totalmente “fuori”: fuori dal circuito, fuori dalle solite logiche e fuori anche dai pericoli dell’indie, che vanno dal rischio dell’amatorialità alla sopravvalutazione di sé, più un’altra vasta gamma di problemi più o meno gravi. È il caso di Jericho’s tail, ovvero la coda di Jericho, prodotto, scritto, diretto e interpretato da Marcello Caroselli, disponibile dallo scorso 21 marzo su Amazon Prime Video. Lo diciamo subito: è un film che soffre di alcuni limiti produttivi, cioè quelli legati al no budget – cosa ben diversa dal low budget -, ma imputargli il pauperismo con cui è stato realizzato sarebbe davvero da stronzi, soprattutto considerando i molti pregi che il film si porta dietro. Primo tra tutti, è un film sul porno. Non un film porno, perché nelle scene di sesso il pene e la vagina vengono pixellati, mentre restano in campo il seno e le natiche; ma un film sul porno certamente sì.

Il protagonista è Jericho Carter (lo stesso Caroselli, appunto), che in arte si fa chiamare Jericho Piggy: è un ragazzo italo-inglese che da poco ha superato i trent’anni ed è un grande appassionato di pornografia. A questo ha dedicato la sua vita, si può dire, sin da bambino: dall’età dell’erezione ha coltivato il sogno, restandone profondamente ossessionato, e ora prova a fare il regista per l’online girando con mezzi di fortuna. Jericho indossa sempre una maschera da maiale, non solo sul set ma anche in ogni occasione pubblica (passeggiate, discoteca, ecc.), che riproduce l’effigie di uno dei tre porcellini ma sembra anche l’inquietante mascherone visto da poco in Winnie The Pooh – Sangue e Miele. È un porco, in senso letterale: abborda le possibili attrici per strada, le paga (poco), gira con loro sostenendo rigorosamente la parte dell’attore protagonista. “Il mio è post-porno”, dice fiero allo zio, che lo invita a zappare la terra, eppure non va proprio così: le sequenze hard sono costruite in modo abbastanza ridicolo (“Ti piace quel lecca lecca?”) e rievocano piuttosto la pornografia tardo-novecentesca, quella di Rocco Siffredi appunto, oggi totalmente superata. E se non bastasse Jericho nelle scene parla inglese, per motivi commerciali, ma anche fuori scena mantiene spesso la lingua per tenersi in esercizio, sostiene. Tutto ciò rende il personaggio ancora più grottesco e risibile.

Il povero Jericho è dunque allo sbando. Considerato da tutti più o meno un coglione, prova a richiamare le sue ex, con cui è stato sempre brevi periodi perché allergico alle responsabilità, e riceve in cambio picche e insulti. All’improvviso la “svolta”: il nostro si imbatte in una copia de La fattoria degli animali di George Orwell e inizia a leggere. Pagine dell’opera si materializzano nella sua mente. Proprio quel libro, il capolavoro anti-dittatura del 1945, propone un altro significato possibile alla figura del maiale, rispetto a quello che ha sempre conosciuto: qui il sesso si intreccia in modo invisibile con la politica perché, parola del regista, “la sottotraccia è il parallelismo storico tra rivoluzione socialista e quella sessuale degli anni Sessanta, degenerate entrambe in una forma di potere subdolo e manipolatore”. Anche attraverso il porno, infatti, i sistemi di potere manipolano le masse e le tengono buone, gettandole della dipendenza. A mio avviso però non è il discorso metaforico la forza di Jericho’s tail: sta proprio nella storia in sé, nell’affresco di un giovane erotomane fallito di oggi, non troppo simpatico, non troppo intelligente, che danza sull’orlo del baratro. E spaccia i suoi video diffusi in rete per una proposta ultra-contemporanea mentre ricicla i metodi del vecchio porno analogico. Come finisce non lo dico, basti sapere che la forma maialesca è il leitmotiv della parabola, e in ultimo si torna proprio ai suini… Concorre alla riuscita tutto il cast, al netto di alcune trascurabili “stecche” che gli attori prendono nelle battute. Del protagonista si è detto, il volto più noto è Pino Quartullo nella parte dello zio, ma spicca anche la vera camgirl Silvia Lamberti, che si muove quindi con cognizione di causa. E c’è perfino il pornoattore Fausto Moreno che comparve nel famoso Marco Polo – La storia mai raccontata, codiretto nel 1994 da Joe D’Amato e Luca Damiano. Insomma, la visione viene ampiamente ripagata.