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Funeralopolis – A Suburban Potrait

2017
Titolo Originale:
Funeralopolis – A Suburban Potrait
REGIA:
Alessandro Redaelli
CAST:
Lorenzo 'Vashish' Passera (se stesso)
Andrea 'Felce' Piva (se stesso)

Il nostro giudizio

Funeralopolis – A Suburban Potrait è un film del 2017, diretto da Alessandro Redaelli.

Nell’ipocrita Italietta della pizza, di Zalone e dei mandolini, ci viene insegnato che il non parlare di qualcosa equivale a far si che quel qualcosa non esista. Ed è appunto per questo motivo che di Funeralopolis – A Suburban Potrait occorre parlare assai, ben più di quanto non si sia fatto finora. Bisogna che Funeralopolis esista, senza sé e senza ma. Dunque parliamo pure dei suoi dolenti protagonisti, Vash, Felce e della loro corte dei miracoli, esseri disperati dell’hinterland milanese, ciascuno con un proprio vissuto alle spalle, votati al dio della droga che, tra una dose, un freestyle e parecchio rancore represso, tirano a campare filosofeggiando di sesso, religione ed esoterismo, sullo sfondo di una metropoli disastrata e menefreghista. Parliamo volentieri anche del suo autore, Alessandro Redaelli, videomaker a tutto tondo che, per il suo folgorante esordio al lungometraggio, sceglie l’impervia strada del docufilm per far emergere lo zavattiniano “zozzo vero” di un’aspra quotidianità volutamente nascosta sotto il tappeto, facendo uso di un montaggio sincopato modello Haneke e di un livido bianco e nero che cita L’odio a spron battuto. Con l’unica differenza che qui tutto è drammaticamente vero.

E infine, come non parlare dell’inquietante, paradossale e deprimente disinteresse di gran parte del settore distributivo nei confronti di questo piccolo gioiellino tricolore, scandalosamente proiettato in appena una manciatina di sale dopo un tour de force festivaliero di tutto rispetto, finendo nel cestino della roba sporca per il solo fatto di rivelare, con ruvida e tagliente onestà, l’altra faccia oscura della medaglia sociale. D’altronde il buon Redaelli già ben intuiva come sarebbe andata a fine, poiché la stessa Terra de Bengodi che ha sfornato i capolavori del Neorealismo e dato alla luce struggenti racconti di amore tossico, ormai non sembra più disposta come un tempo a fare i conti con le proprie pecore nere, preferendo di gran lunga Cadere dalle nubi e chiedersi Quo vado? Ma è anche la stessa identica penisola che, durante la pausa pubblicitaria fra un’isola dei (più o meno) famosi e qualche idiota ciarlata targata D’Urso, assistendo in diretta al manifestarsi della letale algebra del bisogno, senza nemmeno provare a comprendere le motivazioni di coloro che la applicano, si permette di giudicare e di condannare per direttissima.

Funeralopolis di tutto ciò se ne sbatte allegramente, mettendo le cose in chiaro fin da subito e non scendendo mai a compromessi, obbligandoci a stretto contatto con la violenza, interna ed esterna, vissuta dai nostri pasoliniani fratellastri perduti. Ragazzi che ci provano a Non essere cattivi ma che, per colpa dell’ipocrisia che li accerchia, proprio non ce la fanno. Basta ora, non serve aggiungere altro, poiché davanti alle cose belle urge solo star zitti. Anzi, no, continuiamo pure a parlarne finché possiamo! Almeno per dare postuma soddisfazione a gente come Caligari e D’Alessandra, ai quali, siamo più che certi, questa sberla in faccia di Redeaelli sarebbe garbata assai. Funeralopolis è il terzo titolo scelto per la rassegna digitale di genere firmata da Nocturno e Cinemaf, potete godervelo comodamente in streaming cliccando sul seguente link: https://promo.cinemaf.net/nocturno-cinemaf.