Memento – Vent’anni dopo

Alle origini dell'autoinganno

“Ricordati di non dimenticare” (tagline del film)

Agli albori del nuovo Millennio, l’oggi popolarissimo Christopher Nolan aveva già realizzato, appena trentenne, quello che nel nostro tempo può essere considerato senza remore uno dei suoi apici cinematografici, il coinvolgente e cervellotico Memento, presentato in anteprima il 5 settembre durante l’edizione numero 57 del Festival del Cinema di Venezia (accolto, in quel contesto, da un’impressionante standing ovation da parte del pubblico). Pur essendo Nolan ora riconosciuto come uno fra i cineasti più influenti dell’ultimo secolo, Memento non è ancora così noto, forse, presso quel pubblico più generalista prono a elogiare le gesta registiche del suo autore principalmente per l’eroica trilogia del cavaliere oscuro (reboot ormai epocale della saga di Batman composta, nell’ordine, da Batman Begins, Il Cavaliere Oscuro e Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno) e dunque per colossal quali Inception, Interstellar e Dunkirk, ognuno a rappresentare peculiarmente un inossidabile episodio di cinematografia anni Duemiladieci.

Memento, secondo lungometraggio di Nolan (che fa seguito al debutto Following, crime thriller neo-noir del 1998), ha inizio dalla Polaroid di un morto. La sequenza viene riprodotta all’indietro e la foto ritorna allo stato che ne precede lo sviluppo, entrando nell’obiettivo prima che l’uomo destinato a diventare cadavere venga colpito alla testa. Da quel momento in avanti, il film prende ad accrescersi in un’alternanza di sequenze di bianco e nero e a colori. Al centro della trama vi è l’investigatore assicurativo Leonard Shelby (un eccellente Guy Pearce, attore all’epoca ancora poco noto nel circuito hollywoodiano), il quale è intenzionato a scovare gli assassini di sua moglie, ma ha subìto un trauma cranico e gli riesce impossibile ricordare ciò che ha fatto dieci minuti prima. Nel tentativo di far fronte al problema, Leonard organizza un sistema di segnali, foto e tatuaggi (che provvede a imprimersi su varie parti del corpo) per avere una traccia da seguire su chi è e su come deve muoversi. Il problema, tuttavia, è che chiunque egli incontra potrebbe mentirgli o approfittarsi di lui, tra questi la bella Natalie – lei è Carrie-Ann Moss, reduce dal successo di Matrix in cui appariva, lo ricorderemo, nel ruolo di Trinity (fu la stessa Moss, fra l’altro, a suggerire a Nolan l’inclusione in Memento di Joe Pantoliano, anch’esso presente in Matrix).

014-memento-theredlist-1920x1080Perfettamente costruito su una narrazione non lineare, o meglio, dis-lineare, come specificò lo stesso Nolan, Memento si lascia ancora apprezzare, vent’anni dopo la realizzazione, per quel suo montaggio visivo serrato e contorto, distintamente pensato dal regista per essere la raffigurazione visiva della mente del suo protagonista, in cui ogni scena, solitamente interrotta dopo un quarto d’ora, riparte da un’altra porzione di racconto, ancora della durata di 15 minuti ma cronologicamente opposta a quella mostrata precedentemente. Nel film Shelby, trentenne fisicato e con un taglio di capelli ossigenati a spazzola, soffre di una particolare patologia invalidante denominata “amnesia anterograda”, un tipo di amnesia (termine, quest’ultimo, che in sé attiene specificamente al disturbo della memoria a lungo termine) ove il paziente è fortemente, se non totalmente, limitato a memorizzare nuove informazioni a partire dal momento in cui il problema va a manifestarsi. Nella realtà, il tipo di amnesia che interessa Shelby – ruolo, questo, originariamente offerto prima che a Pearce a Brad Pitt (e dunque ad Aaron Eckhart, poi presente nel ruolo di Harvey Dent su Il Cavaliere Oscuro) -, è tuttavia una perdita di memoria che di fatto non compromette quanto immagazzinato in passato dalla mente, pertanto chi ne soffre ha la possibilità di ricordare con lucidità gli eventi antecedenti all’evento-causa del dato problema.

Nolan edificò la sceneggiatura su un racconto breve scritto dal fratello minore Jonathan e intitolato Memento Mori; racconto uscito in realtà postumo al film, e pubblicato sul numero di marzo 2001 della rivista Esquire. Jonathan gode oggi di una certa notorietà per aver sceneggiato buona parte dei film del fratello maggiore, ma il suo talento, negli ultimi anni, ha altresì rivestito un ruolo attivo nella messa in atto della notevole serie fantascientifica della HBO Westworld – Dove Tutto è Possibile (ispirata dal film di Michael Crichton Il Mondo dei Robot, piccolo capolavoro western/sci-fi dei ’70), di cui Jonathan ha diretto alcuni episodi (oltre a essere stato, di quella stessa serie, produttore e sceneggiatore).

mementoIl montaggio è dunque presentato in ordine cronologico inverso, incoraggiato da un protagonista il quale si trova ad affrontare una condizione, indotta dal trauma, che gli impedisce di costruire naturalmente nuovi ricordi. Alternando sequenze apparentemente sprovviste di logica fino alla scena finale, lo spettatore, trovandosi spaesato, viene indirettamente chiamato a collegare tutti i pezzi del puzzle mentale insieme allo stesso Shelby, brancolando con lui nel buio. “La mia soluzione”, dichiara in proposito Nolan, “è stata quella di raccontare la storia a ritroso in modo da negare al pubblico quelle stesse informazioni che non vengono rese note al protagonista. Mi sono chiesto come potevo raccontare una storia in prima persona attraverso gli occhi di qualcuno che, nel momento in cui si imbatte in qualcun altro, non è in grado di capire quando, come o perché è avvenuto quel determinato incontro e se sia il caso o meno di provare un senso di fiducia per quel qualcuno. La risposta è stata mettere il pubblico nelle stesse condizioni di Leonard”.

Memento riflette protervamente il problema della fragilità della memoria, secondo uno schema in cui danzano apparenze e imposture, incentrato sulla necessità umana di saldare la vita a una successione temporale di eventi. Nel momento stesso in cui ciò diviene impossibile, a Leonard non resta dunque che riscoprire di nuovo tutto daccapo, mosso unicamente dalla forza dell’istinto di sopravvivenza. “Ciò che mi ero proposto di attuare”, spiega ancora Nolan, “per quanto in maniera prosaica, e a seconda dei casi rispettando anche un certo umorismo, era mostrare come la stessa situazione poteva essere vista e analizzata in modo molto diverso a seconda delle informazioni che si riuscivano a ottenere fino a un determinato punto. L’idea della ripetizione che aiuta a mettere in evidenza la natura ciclica della storia ha rappresentato, per ciò che mi riguarda, l’obiettivo finale del film”. Per mettere efficacemente in pratica tutto ciò, Nolan si affidò all’incredibile talento di Guy Pearce, un attore realmente capace che, nelle parole del regista, non permetteva a se stesso di compiere nulla sul set che per lui non avesse un senso reale e sentito.

memento-il-genio-di-christopher-nolan-maxw-697A causa della sua specifica laboriosità contenutistica, Memento ebbe problemi, diversamente che sul mercato europeo, a trovare un distributore in America. Il lavoro di Nolan seppe incantare la maggior parte degli executive che lo visionarono in anteprima, ma nessuno fra essi si disse pronto ad assumersi il rischio di distribuirlo, temendo che una pellicola tanto complessa non avrebbe attirato a sé un’audience sufficientemente abbondante. Tuttavia, anche grazie all’intervento di alcune personalità registiche, tra cui il noto filmmaker indipendente Steven Soderbergh, che lo elogiò più e più volte pubblicamente, Memento poté una volta per tutte raggiungere le sale statunitensi nel marzo 2001 grazie alla Newmarket Films, finendo per incassare quasi 40 milioni di dollari (davanti a un budget di 9) e vincendo da ultimo una valanga di premi nelle più disparate rassegne. Ancora oggi, il capolavoro di Nolan è inoltre ampiamente considerato da una certa parte della comunità scientifica; per il neuroscienziato Christof Koch, ad esempio, Memento non è che “la rappresentazione più accurata dei diversi sistemi concernenti la funzione mnemonica mai apparsa nei media popolari”, mentre il fisico Esther M. Sternberg lo ha similmente identificato come la “perfetta riproduzione  della neurobiologia della memoria”. Ancora oggi, in particolar modo, è davvero raro trovare pellicole che possano anche solo lontanamente eguagliare il potenziale di una simile opera. “La memoria può cambiare la forma di una stanza, il colore di una macchina. I ricordi possono essere distorti; sono una nostra interpretazione, non sono la realtà; sono irrilevanti rispetto ai fatti”.