L’orgasmo di Climax

Esce al cinema anche in Italia il capolavoro di Gaspar Noé

Climax: figura retorica (detta anche gradazione ascendente ) consistente in un graduale passaggio da un concetto all’altro, via via più intenso. Il film di Gaspar Noé vanifica in certo qual modo la definizione. Climax non ha climax nel senso classico del termine. Il film parte già al culmine, è un orgasmo che non si raggiunge con un percorso progressivo ma si dà già all’acme nel momento stesso in cui comincia. E come comincia, Climax? Dalla fine, appunto, da una scia sanguinaria che accompagna, come la bava di una lumaca, lo strisciare di qualcuno, una donna, nel bianco totale di una distesa innevata. Noè continua a disgregare il tempo. Il tempo filmico, ma anche il Tempo, Kronos dal quale è discesa la cronologia, la narrazione consequenziale e coerente dei fatti. Il regista argentino ha scoperto che il Tempo non ha Tempo, che da qualunque parte la si prenda, una storia può venire raccontata. Non c’è il prima e il dopo, non c’è il davanti e il dietro, non c’è il sopra e il sotto. Perché anche per lo Spazio, vale lo stesso approccio, in cui l’unica coordinata possibile è la mancanza di coordinate. Dadaismo, surrealismo o qualunque altro –ismo possa venire in mente? Forse sì, forse no, ma in fondo poco importa. Noé è uno di coloro che, sebbene sciorinino di continuo rimandi e riferimenti e citazioni, fa da guida a se stesso, mentre procede in avanscoperta dentro territori in cui, francamente, non si vede chi altri abbia mosso o potrebbe muovere simili passi.

Climax arriva nelle sale italiane quando Noè ha risistemato Irréversible, dandogli un montaggio logico e coerente che, rispetto alle impostazioni mentali del regista, non è né logico né coerente. Francamente, me ne infischio della resa ragione di questa operazione che è fuori dal senso che Irréversible aveva e continua ad avere nel proprio essere serpente a partire dalla coda e dove la testa giunge per ultima. Dove la penetrazione è atto vicario rispetto alla jouissance. Ecco, appunto, la jouissance, la “eiaculazione”, anche in Climax ci coinvolge e ci travolge in quei primi venti minuti di spettacolo, spettacolari, in cui il gruppo va in scena con le prove che sono, in realtà, lo spettacolo. Mi parrebbe riduttivo chiamare in causa la categoria del musical, che è roba per donnette, una leziosità che niente ha a che vedere con l’epica di quel balletto composito, osservato e porto dal punto di vista di Dio. Il nucleo di Climax sta qui. La grandezza di Climax è qui. Subito, la materia spermatica del film ci inonda e ci dà l’impressione che qualunque cosa Noé possa dirci oltre è pletorico, prodromico, introduttivo ex post alla magnificenza che ci viene subito servita.

Ancestralmente, c’è chi sostiene che Deliria sia il conio di Climax, la materia prima, la ule, originaria: per via del teatro isolato, bloccato, sigillato, al di fuori del quale governa il Nulla. Un manipolo di ballerini, uomini, donne e vie di mezzo (alcuni di coloro che sembrano donne sono, in realtà uomini: gossip che sta oltre il contesto narrativo e che Noé ha rivelato in camera caritatis: il gioco consiste nel divinare chi, a parte la dispensatrice del nettare lisergico, abbia in realtà sotto l’arnese. Cimentatevi…) provano uno show che è, in realtà, già lo show stesso (l’ho detto sopra e qui lo ribadisco) il proemio che, di nuovo, è il canto perfetto e compiuto. Una sangria sabotata, avvelenata con l’LSD è il tramite al turning point, alla messa sottosopra e a soqquadro del campo. Anche come cadrage. Al pari di un dipinto di Bosch, il piccolo mondo rappresentato da Noé, padrone e tiranno di quest’arca matta piena di esemplari bizzarri, esplode e si disfa in deliri di sesso e violenza – morigerato, il primo, scatenatissima la seconda –, sconvolgendo il milieu. Godetevelo e godete. Finis.