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Black Mirror – Stagione 5

2019
Titolo Originale:
Black Mirror
REGIA:
Owen Harris, James Hawes, Anne Sewtisky
CAST:
Anthony Mackie (Danny)
Andrew Scott (Chris)
Miley Cyrus (Jackie O)

Il nostro giudizio

Black Mirror – Stagione 5 è una serie televisiva del 2019, creata da Charlie Brooker.

Si parla di fine di una serie. Di un prodotto che ha smesso di raccontarci il futuro, di mostrarci cosa potremmo diventare tra qualche anno, o decennio. Come se la distopia non avesse mai posto le sue basi sul presente, addirittura sul passato, per raccontarci ciò che saremo diventati. Nella prima stagione post-Bandersnatch, Black Mirror si presenta in formato ridotto: tre soli episodi, della durata media di un’ora, a quanto pare sono bastati per decretare, da parte di molta critica, il declino di uno dei prodotti televisivi più d’impatto degli ultimi anni. Quanta fretta, signori. Certo, questa quinta stagione ha diversi difetti ed è manifesto che quell’aura intellettualistica sia venuta meno, ma la qualità del prodotto rimane su ottimi livelli, sia dal punto di vista visivo che tecnico. A cominciare proprio da Striking Vipers, in cui la realtà quotidiana riesce a mischiarsi splendidamente a quella virtuale dell’omonimo picchiaduro emulo di Street Fighters e Tekken.

Il primo episodio di questa stagione vivacchia infatti di questo affascinante repertorio visivo, al netto di una storia non banale, ma eccessivamente didascalica nei passaggi narrativi. La riflessione in capo a Striking Vipers è senza dubbio stuzzicante: mette al centro il videogioco odierno per analizzare l’evoluzione dei rapporti interpersonali, l’evasione da una realtà poco stimolante e la ricerca costante di sensazioni più esaltanti. Lo fa in modo prevedibile e verboso, tranne nel finale post-credits. Smithereens rappresenta invece la delusione più cocente di questa stagione per il grande potenziale sprecato. I primi minuti sono stupendi, creano grande aspettativa. Percepiamo il malessere di Chris (un bravissimo Andrew Scott), il rimbombare della sua testa tra le suonerie e le vibrazioni dei cellulari: tutta colpa di quei maledetti social network del cazzo. La tensione è gestita alla perfezione, così come l’ironia, salvo poi cadere in un finale raffazzonato e troppo spiegato che rovina quello che poteva essere il fiore all’occhiello di questa stagione. Smithereens descrive infatti una società irrimediabilmente malata, incapace nei rapporti e costretta a ripiegare nella rete per trovare una connessione. L’alienazione di Chris diventa così quella dell’uomo lucido e disperato, impossibilitato a trovare una linea diretta di contatto. Un gran peccato dunque doverne parlare come di un episodio riuscito a metà.

Si arriva infine al più chiacchierato ed atteso dei tre: quel Rachel, Jack & Ashley Too finito sotto la lente d’ingrandimento per la presenza della nuova versione (dargli un numero è impossibile) di Miley Cyrus. Una presenza pervasiva, essendo l’episodio strutturato sulla sua figura, quasi a costituirne il biopic più veritiero e sincero, se non fosse per il genere e per l’intercambiabilità con altre figure similari. Il music business è spietato, avido e improntato al pessimo gusto: crea personaggi che in realtà sono ragazzini che non possono decidere per loro stessi. In questa favola d’avventura hi-tech, con tanto di matrigna cattiva e piccole aiutanti, Black Mirror rinuncia definitivamente alle sue atmosfere glaciali onnipresenti dalla prima stagione per intrattenere e divertire. Non è un difetto, e forse i delusi sono proprio come quelle fan del finale, che lasciano inorridite il locale in cui la Cyrus effettua la sua svolta grunge. “È stato orribile!”, dice una di loro. Sembrano echi del Newport Folk Festival del ‘65, quando Dylan si presentò con una chitarra elettrica. Tutto cambia, anche le serie. E meno male.