Ricordando Alberto De Martino

Scompare uno degli ultimi maestri del genere italiano

Alberto De Martino se n’è andato in silenzio, con discrezione, quasi di soppiatto il 2 giugno. Mancavano una decina di giorni al suo compleanno, che sarebbe stato il suo ottantaseiesimo. Era nato a Roma il 12 giugno del 1929. Da qualche tempo si era aggregato ai rubrichisti fissi di Nocturno e uno dei suoi ultimi pezzi scritti per noi era un divertente, fulminante apologo sull’uso e sul significato della parola “pene”, anzi “cazzo”.

Uomo intelligente e arguto, come succede spessissimo a chi è di bassa statura, Alberto De Martino era un grandissimo narratore di se stesso e delle proprie gesta cinematografiche, che snocciolava con l’abilità di un interprete che sa a memoria la sua parte e che conosce l’esatta disposizione, nel discorso, dei pieni e dei vuoti: delle battute, dei punti di sospensione, delle pause. Del resto, era nato praticamente attore, calcando le tavole del palcoscenico fin da bambino. La sua storia la racconta lui stesso, per filo e per segno, in questo speciale che accompagnava la pubblicazione del suo film L’assassino… è al telefono (1972), pubblicato un paio di anni fa nella collana Cinekult.