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The Wait

2013
Titolo Originale:
The Wait
REGIA:
M. Blash
CAST:
Luca Lionello (Tony Torre)
Gianmarco Tognazzi (Beretta)
Luigi Maria Burruano (Vincent Cavallo)

Il nostro giudizio

The Wait è un film del 2013, diretto da M. Blash.

L’enigmatica telefonata di un sensitivo catapulta una famiglia in uno stato d’attesa per il “ritorno dalla morte” della madre recentemente scomparsa. Mentre una sorella ci crede e inizia ad attendere, l’altra si oppone strenuamente, almeno fino a quando non incontrerà una possibilità d’amore, che le darà la speranza che qualsiasi cosa, anche la resurrezione, possa avverarsi. Una conflitto tra sorelle, in un mondo dove realtà e fantasia a volte convergono.

M. Blash nel 2006 aveva esordito con un lungometraggio intitolato Lying che vedeva Chloë Sevigny, Jena Malone e Leelee Sobieski riunite all’insegna di un weekend in campagna a sbugiardarsi a vicenda. Il film, realizzato in tempi record con il solito budget da super indie di 150.000 dollari, finisce a Cannes in Un certain regard e Blash ha il via libera per buttarsi sul secondo progetto. Che però arriva sette anni dopo. Esclusa la Sobieski, protagoniste di The Wait sono ancora Chloë Sevigny e Jena Malone, due sorelle che insieme al fratello minore si trovano a fare i conti con la morte della madre.

Il film si apre con una telefonata misteriosa che però annuncia il ritorno della defunta. Che fare? Come interpretare la voce dall’altra parte della cornetta? Da qui l’attesa del titolo, che per la Sevigny si traduce nella certezza che la madre morta tornerà a bussare alla porta. Per la Malone, invece, più scapestrata, indomita e scettica, diventa il viatico attraverso cui fare i conti con le proprie paure e incertezze, che giungerà al suo apice in una notte di tregenda a base di sesso e alcol col belloccio incontrato. Nel frattempo, ovviamente, il cadavere nell’altra stanza comincia a puzzare… A fare da cornice sono i fitti boschi dell’Oregon a rischio d’incendio che circondano il cottage dove è ambientato questo dramma psicologico familiare che promette una virata nel fantastico, ma di fatto è più ancorato alla realtà di quanto sembri.

Blash non è uno sprovveduto, e appena può attinge dal suo background artistico come nella scena surreale del bestiame pitturato di rosso dal colorante antincendio rilasciato da un aereo. Se bisogna fargli una critica è che si prende troppo sul serio, e il film invoglia ad andare in letargo. Molte le somiglianze col cinema del più fortunato Shane Carruth, il cui Upstream Color è uscito quest’anno.