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The Poughkeepsie Tapes

2007
Titolo Originale:
The Poughkeepsie Tapes
REGIA:
John Erick Dowdle
CAST:
Bobbi Sue Luther
Samantha Robson
Ivar Brogger

Il nostro giudizio

The Poughkeepsie Tapes è un film del 2007, diretto da John Erick Dowdle

Affascinante “mockumentary” realizzato a basso costo ma con buone idee e notevole tecnica da John Erick Dowdle (Quarantine, 2008, e Devil, 2010), con più di un punto comune con l’eccellente Henry: Portrait of a Serial Killer, 1986 di John McNaughton. La vicenda prende avvio quando i Federali trovano l’archivio segreto di videocassette con le quali un omicida seriale, sadico e impietoso, ha immortalato le sue prodezze. Diversi “profiler” e “detective” si susseguono di fronte alla telecamera, intervallandosi con testimonianze e servizi giornalistici, affiancati a spezzoni contenuti nelle VHS, ottenendo così, oltre alla storia omicida dello psicopatico, anche un efficacissimo ritratto della sua disturbata personalità. Il metodo da dossier televisivo che unisce le tecniche del “found-footage” e del falso documentario si dimostra particolarmente efficace, soprattutto grazie all’abilità del regista nel gestire i vari stili di ripresa, con i suoi momenti migliori proprio nelle disturbanti sequenze rubate ai video amatoriali, dove emerge prepotente tutta la carica angosciosa e di minaccia delle turbe psichiche del protagonista.

Il realismo frutto di una precisa fotografia – curata da Shawn Dufraine (A Thousand Cuts, 2012 di Charles Evered) – e delle prove dei due interpreti principali – con un maniaco messo in scena con grande intensità e una vittima (Stacy Chbosky) che, al di là della sua delirante sindrome di Stoccolma, risulta in maniera convincente distrutta, sia fisicamente che mentalmente – si rivela determinante per la riuscita di The Poughkeepsie Tapes. Altrettanto quanto il funzionale montaggio dello stesso Dowdle ed Eliot Greenberg (Cursed, 2005 di Wes Craven), in grado di unire gli aspetti documentaristici alle sequenze “home-made” del maniaco in un riuscito mix di inquietudine e disturbo.

Il risultato finale – pur non essendo privo di pecche, particolarmente nel comparto narrativo, con una trama che si disperde in diversi punti ciechi e/o abbandonati – appare come un “film verité” che senza fare uso di particolari effetti speciali riesce a costruire una spessa atmosfera di disagio e paura, oltre a trovare alcuni momenti di orrore psicologico davvero sorprendenti.