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Terrifier 2

2022
REGIA:
Damien Leone
CAST:
Lauren LaVera (Sienna Shaw)
David Howard Thornton (Art il Clown)
Elliott Fullam (Jonathan Shaw)

Il nostro giudizio

Terrifier 2 è un film del 2022, diretto da Damien Leone.

Cos’è che ci fa tanto chiacchierare di certi film? Per alcuni è la loro straordinaria bellezza, per altri invece la loro insindacabile bruttezza. Di cert’uni si tende ad esaltare i presunti messaggi sottesi, di cert’altri invece il puro e semplice gossip. E poi c’è Terrifier 2. Un film ambizioso, debordante, oggettivamente sballato e indubbiamente eccessivo sotto molti punti di vista; nato, come il suo ormai celeberrimo predecessore, nella più assoluta indipendenza produttiva e cresciuto anch’esso grazie all’arcano potere del passaparola. Terrifier 2: nessuna “vendetta”, nessun “ritorno” né alcun altro stucchevole sottotitolo, ma solo un semplice numero progressivo il cui unico compito è quello di riaprire le danze laddove tutto ha avuto fine. O inizio, a seconda di come la si voglia vedere. Ma dunque perché (s)parlare proprio di Terrifier 2? Sarà forse per una titanica mole di quasi due ore e venti, assolutamente spropositata per un indie horror di serie B? Sarà forse per una scioccante e copiosissima dose di cattivissima violenza, in gran parte gratuita, capace di intasare gli scroll di TikTok ancor prima che i grandi e piccoli schermi? Sarà forse per un’altrettanto scioccante incasso di oltre cinque milioni di dollari a fronte di un budget di appena duecentomila, per giunta racimolato tramite un’agguerrita campagna di crowdfunding? Oppure, molto più semplicemente, sarà forse colpa, ancora una volta, di Art the Clown? Lui, sadico e silente killer seriale perennemente sorridente responsabile, assieme ai colleghi Spaulding, Stitches, Penniwyse e a una manciata di altri sanguinari pagliacciosi amichetti 3.0 della virulenta epidemia di coulrofobia abbattutasi sull’intero mondo occidentale nel corso dell’ultimo decennio.

Lui, che nell’ormai lontano 2016 – e ben prima, a dire il vero, se contiamo le seminali e già terrificanti apparizioni nel corto Terrifier e nella successiva antologia All Hallow’s Eve – era riuscito ad entrare di forza dell’Olimpo dei grandi spauracchi cinematografici del nuovo millennio semplicemente imbrattando di feci il bagno di una pizzeria durante una truculenta vigilia di Ognissanti, ai danni di una coppia di succinte amichette e di altra povera carne umana da macello. Ed è proprio dalle ceneri ancora fumanti dell’ormai tristemente noto massacro di Mile County che Terrifier 2 apre il suo sanguinolento sipario, giusto a un anno di distanza dalla sovrannaturale resurrezione del nostro mattacchione seriale. Stavolta il nostro caro e redivivo Art (il neo orrorifico divo David Howard Thorton), divenuto a tempo record una piccola leggenda metropolitana se non addirittura un’icona, sceglierà di tornare sui propri sformati passi per far passare un ennesimo indimenticabile Halloween di sangue ai grandi e piccoli giovinastri della nefasta cittadella degli orrori, prendendo di mira in particolare la sfortunata famiglia Shaw composta dalla madre Barbara (Sarah Voight), dall’imberbe (Elliott Fullam) ossessionato dal mito di Art come un novello Satan’s Little Helper e dalla bella Sienna (Lauren LaVera), intenta a confezionare con le proprie mani una stupenda (e alquanto succinta) armatura angelica che le verrà decisamente utile durante l’imminente mortifera nottata. Sarà infatti questa giovane Alita, innocente ma coraggiosissimo Angelo della battaglia che pare aver ereditato dal proprio padre defunto ben più che la semplice attitudine per il disegno, ad instaurare un misterioso legame sovrannaturale con l’arcinoto pagliaccio squartatore e la sua nuova misteriosa accompagnatrice (Amelie McLain): un’inquietante entità demoniaca sulla qui reale o immaginaria presenza le speculazioni sono già da tempo aperte e che, come nella lunga tradizione di mostri di celluloide, dal gutturale Frankenstein allo sboccato Cucky, dimostrerà ancora una volta come ogni masculo dispensatore di morte debba avere sempre accanto una propria compagna. O, meglio, una propria sposa.

Stavolta, è proprio il caso di dirlo, il buon Damien Leone pare averla sparata decisamente grossa. Forse un po’ troppo grossa, a dirla tutta. Se infatti nell’asciutta e ultra concertata compattezza della sua ora e venti, Terrifier era miracolosamente riuscito a centrare il segno partendo da un pallidissimo e del tutto inconsistente presupposto, stavolta Terrifier 2 sceglie di prendersela davvero (troppo) comoda e di suggere tutto il tempo, forse non proprio necessario, per imbastire una trama che appare tuttavia come un ennesimo pretesto per inanellare tra loro una serie di stuzzicanti, truculentissimi e al quanto creativi quadretti di alta e bassa macelleria. Ed è proprio in queste sadiche, deliranti e indubbiamente divertite esplosioni di carnalissima e accanita violenza – capaci di sfidare senza la ben che minima remora le più elementari leggi della fisica e della biologica sopportazione umana –che si intravede l’onesta e appassionata verve di un ancora giovane ex effettista speciale divenuto cineasta naif, desideroso di baloccarsi con la propria cinematografica creatura di sangue e budella, come già era accaduto per il simpaticissimo Frankenstein vs The Mummy, ma tuttavia forse ancora troppo inesperto e recalcitrante per saper come gestire a dovere un prodotto destinato, stavolta, a fuoriuscire dal sottobosco underground del direct-to-video per approdare, inaspettatamente, fra le poltrone e gli schiamazzi di un’autentica sala di proiezione. Tralasciando una scelta di casting non certo di primissimo livello Terrifier 2 è il classico esempio di un’opera così profondamente imperfetta nella sua così profonda iconicità che, riuscendo a mescolare con esoterica alchimia l’horror puro a una debordante sferzata finale di improbabile fantasy come solo il Takashi Miike di Dead or Alive ha potuto sinora permettersi, dimostra ancora una volta come anche quelle proverbiali ciambelle che non sono riuscite con il buco, pur nell’apparente rozza pesantezza del proprio impasto possono finire per rivelarsi ben più che semplicemente gustose.