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Son

2021
REGIA:
Ivan Kavanagh
CAST:
Andi Matichak (Laura)
Emile Hirsch (Paul)
Luke David Blumm (David)

Il nostro giudizio

Son è un film del 2021 diretto da Ivan Kavanagh.

Laura (Andi Matichak) è solo un’adolescente quando, in fuga da una setta feroce, dà vita a un bambino indesiderato. Eppure, dal momento del parto, nel vedere suo figlio e nel sentirlo piangere, Laura sente da subito un legame profondo con il bambino: lo stringe a sé, in quella notte piovosa, per proteggerlo da tutto il male da cui è nato. Sono passati otto anni da allora, e David (Luke David Blumm) è ora un bambino sano, che vive con la giovane madre in una casa accogliente. Una notte, però, un incontro stranissimo con i membri della setta fa piombare madre e figlio in un incubo senza fine: David è scosso da un male sconosciuto, la sua pelle si apre, il suo corpo rigetta sangue, e i medici non sanno come aiutarlo. Intanto, una nuova visita della setta costringe Laura a scappare con il piccolo, mentre Steve e Paul, due poliziotti, indagano sulla scia di morte lasciata dalla giovane madre: corpi aperti, sventrati e svuotati, mangiati per metà. E’ difficile soddisfare la nuova fame che regna nel piccolo David…

I parti indesiderati e i bambini maledetti sono topoi sempreverdi del panorama horror, che forse non perderanno mai la loro forza spaventosa in quanto sintomi di una paura ontologica, che sta alla base dell’uomo, o meglio, della donna: l’idea di dare vita al male, di partorire qualcosa di mostruoso che svuoti il ventre per mangiare l’anima. Son è proprio il racconto di questo terrore ancestrale, adesso legato a manie paranoiche di una madre instabile e pronta a tutto per salvare il figlio del male. L’irlandese Ivan Kavanagh ritrae con lucidità la psicologia tormentata di Laura. La scrittura dell’autore di The Canal è sapiente e sempre pronta a rivelare nuovi dettagli di una psiche stratificata. La sua regia, invece, sta attenta alle nuove mode del genere: Kavanagh ricerca i neon colorati dei peggiori motel, si diverte con le sviolinate inquietanti e qualche sano jumpscare.

Il suo stile è sobrio, le sue scelte ponderate, tanto da convincerci di una storia di per sé assurda, che coniuga le sette esoteriche con una love-story, il cannibalismo con un bambino malefico, una malattia inspiegabile con il demonio. Il tutto diviso su due strade, quella che segue la fuga di Laura con suo figlio, e quella investigativa di Paul e Steve. Kavanagh sa come gestire le tante pulsioni della sua storia, e il racconto non può che culminare in un finale improbabile quanto gratificante, eccessivo e memorabile. Peccato per qualche soluzione di montaggio (e soprattutto di suono) che si ripete nel corso del racconto, nonché per il debito fin troppo grande verso The Omen (la scena sacrificale che precede il finale è ripresa con le stesse dinamiche dal cult del ’76). Ma si tratta di sbavature trascurabili, che non contaminano il divertimento e l’orrore di Son, questo piccolo horror malefico e pieno di sorprese.