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Run Hide Fight

2020
REGIA:
Kyle Rankin
CAST:
Thomas Jane (Todd Hull)
Radha Mitchell (Jennifer Hull)
Isabel May (Zoe Hull)

Il nostro giudizio

Run Hide Fight è un film del 2020, diretto da Kyle Rankin.

In qualche modo la presenza di Thomas Jane nel cast di questo film, è presagio non di sventura, bensì di totale sperimentazione senza nessun filtro e le premesse sono quelle del facile entusiasmo: una storia secca, diretta, nuda e cruda, senza alcun fronzolo, un massacro scolastico in piena regola. Gli attentatori sono un gruppo di studenti, armati, un po’ folli, ognuno con il suo tic nervoso che funge da solido background per delle personalità miste, palesemente schizofreniche e soggiogate da un leader anch’esso dal brulicante carisma, il giusto per contrapporsi alla protagonista Zoe (Isabel May). Lei, giovane ragazza che ha perso la madre da poco, ha un brusco rapporto con il padre (Thomas Jane) che l’ha cresciuta tra armi e insegnamenti rigidi. Rankin non si piega a certe soluzioni facili da cinema mainstream, dunque sceglie la via del b-movie senza alcuna paura.

Il tema gli è caro e la lista degli attentanti nelle scuole degli Stati Uniti cresce anno dopo anno. Non vi è una solida costruzione critica nel mettere in atto la vicenda; la scelta di portare una morale – e una posizione – Rankin la mette in bocca proprio ai suoi protagonisti. Se da una parte la mente dell’attentato punta il dito contro il sistema marcio e l’utilizzo malsano dei media quanto dei social, Zoe è una ragazza al di fuori di certi meccanismi di protagonismo assoluto. Il pensiero in questo frangente va subito a delle dichiarazioni non molto recenti dell’ormai ex Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che al problema della liberalizzazione delle armi, rispose di poter armare anche gli insegnanti, così da poter scongiurare il ripetersi di queste catastrofi. Se dunque si pensa immediatamente al massacro della Columbine High School, la regia sovverte i ruoli grazie all’inaspettato.

La preda diventa predatrice, attingendo a uno schema non dissimile da Trappola di cristallo, motivo per cui l’assalto nella scuola diventa il terreno di battaglia di Zoe nel dare la caccia a tutti gli squilibrati. Run Hide Fight si divide proprio in questi tre atti, rievocati con visioni oniriche della madre di Zoe che la sprona a superare il lutto quanto questa situazione mortale. Proprio in questa seconda parte, il registro asettico – ma incredibilmente affascinante – lascia spazio a un action, anche fin troppo discutibile in alcune parti, pur risollevandosi nel finale che ritrova i binari qualitativi con cui era partito nei primi minuti. Rankin, dunque, crea il suo film di school shooting, con un prodotto anche scomodo in alcuni frangenti, che sembra quasi non tenere conto della sensibilità del tema delicato che affronta, con ragazzi che si uccidono a vicenda, con scelleratezza e senza logica. Nel Battle Royale di Fukasaku c’era la violenza equilibrata con la critica, qui c’è molta meno intelligenza, ma riconducibile sempre a un buon cinema che, attingendo al  genere, restituisce un ottimo spettacolo di intrattenimento, seppur a tratti controverso.