Featured Image

Old People

2022
REGIA:
Andy Fetscher
CAST:
Adolfo Assor (Reincke)
Louie Betton (Alex)
Gerhard Bös (The Old Man)

Il nostro giudizio

Old People è un film del 2022, diretto da Andy Fetscher.

Comunque la si voglia mettere, alla fin della fiera la vecchiaia non è altro che un gran brutto inferno. Ma non nel metaforico senso delle mille difficoltà dovute ad acciacchi o dimenticanze varie, quanto piuttosto la letterale presa di coscienza di come, giunti alle soglie della temutissima terza età, il male più oscuro e assoluto pare prendere possesso di coloro che, per fastidio, per pietà e perché no, anche un po’ per paura, si è volutamente scelto di ignorare. Ed è per questo che, proprio a cominciare dal suo esemplare titolo, Old People si pone come un film fuor di metafora, orchestrato e messo in scena per rispondere, attraverso i subdoli e suggestivi strumenti del genere, ad un unico spinosissimo quesito: che cosa mai accadrebbe se un giorno i più deboli e dimenticati fra noi, si stufassero e decidessero di ribellarsi come Dio e Diavolo comandano? Si perché, così come in un altro Old di shymalaniana memoria, anche stavolta la senescenza pare assumere tutti i connotati di un’inspiegabile pestilenza che, in maniera tutt’altro che ultraterrena ma egualmente inspiegabile, si prepara a dare parecchio sanguinolento filo da torcere a tutti coloro ancora lontani dall’ambito traguardo della pensione. Già a suo tempo il buon Carpenter aveva socialisticamente identificato nei reietti abitanti dei vicoli l’invisibile Armata delle Tenebre maggiormente ricettiva al richiamo dell’oscuro Signore del Male. Un tema ripreso da Jordan Peele, attraverso la terrificante rivolta dei cloni protagonisti del suo Us, parte di un filone di recentissima fattura che, a cominciare dal perturbantissimo The Visit passando per il goticheggiante The Manor e giungendo fino all’esoterico La abuela di Plaza, pare voler dar corpo a quel piccolo fondamentale insegnamento che recita pressappoco così: “prendetevi cura degli anziani, poiché un giorno sarete proprio come loro”.

Insegnamento che ogni singolo personaggio che popola questo Old People avrebbe fatto meglio a seguire alla lettera, a cominciare dall’incauta Ella (Melika Foroutan), ritornata insieme ai figlioletti nello sperduto e decadente paesino di origine per presenziare all’imminente matrimonio della sorella e poter rivedere, dopo molti anni, l’anziano padre (Paul Faßnacht), affetto da demenza senile e per questo accudito presso la triste e scalcinata casa di riposo cittadina nella quale è impiegata l’infermiera Sanna (Maxine Kazis), nuova compagna dell’ormai ex marito Lukas (Stephan Luca). Mentre i festeggiamenti impazzano, sullo sfondo di un paesello dal quale la gioventù pare essersela svignata a gambe levate, ecco che, in concomitanza di un improvviso blackout causato da una violenta tempesta, i solitamente docili e malandati ospiti del locale gerontocomio iniziano, come si soul dire, a dare allegramente di matto, dando il via ad una terrificante e truculenta Notte dei Vecchietti Viventi capitanata da un inquietantissimo Anziano Alfa (Gerhard Bös) desideroso più che mai di mettere a frutto i suoi migliori colpi da navigato giocatore di bocce. Senza nascondere nemmeno per un secondo e, anzi, rivendicando a più riprese – in maniera a tratti decisamente troppo ingenua e sfacciata – il debito di sangue nei confronti dello zombesco immortale esordio romeriano, Old People sceglie di usare, forse un po’ troppo grottescamente, la spiazzante quanto certamente interessante metafora di un’improbabile “orda geriatrica” per mettere l’accento su di una questione quanto mai delicata come il disinteresse e il ribrezzo che normalmente viene ingiustamente destinato a coloro che altro non sono se non lo specchio di una nostra inevitabile – e per questo più che mai spaventosa – condizione futura.

Scottanti e fastidiosi quesiti squisitamente esistenziali gettati forse un po’ troppo grossolanamente nel mezzo di una misteriosa e apocalittica piaga dal sapore quasi biblico che, partendo da un avvizzito e dimenticato borgo sperduto negli anfratti della bella (e non a caso vecchiotta) Germania, pare diffondersi a macchia d’olio per l’intero globo proprio come una degli antichi ed insondabili anatemi dell’Antico Testamento, forse causata dall’ennesimo non meglio specificato morbo – come in una sorta di apocrifo sequel in versione ultra stagionata del fu The Children – oppure da qualcosa di ben più esoterico e ultramondano, così come velatamente suggerito dall’oscura leggenda nordica introdotta quale esergo di questo folle e stuzzicante baraccone. Una regia di buon mestiere quella orchestrata dal giovane e promettente Fetscher, viscerale al punto giusto e in grado di reggere la prova della tensione attraverso una diffusa inquietudine che, tuttavia, non riesce a trattenersi dal richiamo di qualche maldestro jumpscare gratuito e sequenze di combattimento corpo a corpo a tratti fastidiosamente confusionarie. Ma se è vero che, così come recita uno sbiadito motto ricamato all’uncinetto, “la solitudine è la ricompensa degli anziani”, allora non resta che riunire un bel po’ di questi ottuagenari mattacchioni e lasciare che si consolino a vicenda, fra povere giovani testoline fracassate a colpi di bombole per l’ossigeno e inquietanti agguati notturni di attempatissime sposine che paiono uscite dritte dritte dall’Army of the Dead di Zack Snyder