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Offspring

2009
Titolo Originale:
Offspring
REGIA:
Andrew van den Houten
CAST:
Pollyanna McIntosh (The Woman)
Art Hindle (George Chandler)
Erick Kastel (Stephen Carey)

Il nostro giudizio

Offspring è un film del 2009, diretto da Andrew van den Houten

Come tutto ebbe inizio. Prima del bellissimo The Woman diretto da Lucky McKee, c’è stato Offspring. Nella fremente attesa di vedere Darlin’, l’agognato terzo capitolo della saga che sarà presentato niente meno che al marchè di Cannes, è giunta l’ora di ripercorrere la prima avventura della donna cannibale interpretata da Pollyanna McIntosh. Il film, diretto dal navigato produttore Andrew van den Houten, è basato sull’omonimo romanzo di Jack Ketchum, per la precisione il secondo della sua Dead River Series. Siamo al confine tra Stati Uniti e Canada, costa nord-est, dove da anni una tribù di primitivi antropofagi, capeggiati appunto dalla “woman”, compie massacri e rapisce bambini appena in fasce. In seguito a uno di questi efferati delitti, la polizia locale di Dead River si rivolgerà al vecchio sceriffo (Art Hindle), ormai in pensione, per poter fermare questa scia di sangue e membra. A differenza di The Woman, dove la mano di McKee produsse quel quid in più che gli conferì da subito la status di cult, Offspring è un vero e proprio inno alla serie B. Siamo infatti davanti a un’opera low-budget che non lesina mai sulla violenza, anzi si mette terribilmente d’impegno nel creare, l’una dietro l’altra, situazioni macabre e raccapriccianti.

Oltre a una macelleria degna del più ispirato Hershell Gordon Lewis, non mancano gli intermezzi cruentemente morbosi, come quello in cui si assiste a una violenta poppata e a un altrettanto mordace cunnilingus. Non un film per famiglie, Offspring, ma un film sulle famiglie. Il confronto tra il nucleo primitivo e quello civilizzato offre allo spettatore lo spunto su cui Ketchum ha costruito il suo universo letterario e che emergerà successivamente, in maniera ancora più spietata, nel sopracitato sequel. Qui la tematica rimane abbozzata, complice la breve durata complessiva dove la carneficina ha la priorità ma in cui, va detto, la cannibalica famiglia emerge da subito come la più unita e affiatata. Di conseguenza i malcapitati o non sono visti come tali (è il caso del perverso padre di famiglia Stephen, anticipatore del sadico Chris Cleek di The Woman) o raggiungono livelli di ferocia degni dei loro aguzzini, una volta che il coltello passa dalle loro mani. Rimanendo in tema, “il silenzio degli innocenti” non può essere interrotto perché, di innocenti, non ce ne sono più: tutti, grandi o piccini, vittime o carnefici, assaporano la violenza e il sangue per ricavarne soddisfazione e accettarli come pane quotidiano dell’esistenza.

Si perdonino dunque a Offspring gli evidenti difetti scenici, come i costumi e le capigliature “da Hannah & Barbera” dei giovani cavernicoli. Al di là di una direzione modesta che deve aver costretto a posteriori il buon van den Houten a rinunciare umilmente alle proprie velleità registiche, i minuti introduttivi sono davvero notevoli, complici due sequenze impostate maggiormente sulla tensione che sul gore. Lo stile del film è coerentemente votato all’assenza di patina. Gli interpreti, per quanto sconosciuti, si rivelano tutti adatti al loro ruolo ed è inutile dire che, già qui, la McIntosh troneggia. Un film dunque che, pur senza troppe pretese, è assolutamente da recuperare, non solo per completezza, visto che The Woman ne è un sequel pressoché indipendente, ma anche per farsi un’idea di come si può fare, con poco, cinema horror indipendente. Attendiamo allora Darlin’ (diretto stavolta proprio dalla McIntosh) e continuiamo a domandarci, alla maniera del dottor Monroe di Cannibal Holocaust, chi siano i veri cannibali.