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Mister 8

2022
REGIA:
Teemu Nikki
CAST:
Pekka Strang (Juho)
Krista Kosonen (Maria)
Olli Rahkonen (Tuukka)

Il nostro giudizio

Mister 8 è una serie televisiva del 2021, creata da Teemu Nikki.

Teemu Nikki è la nuova stella del cinema finlandese. Nuova si fa per dire perché è nato nel 1975, va verso i cinquanta e ha già firmato oltre trenta regie, tra corti, video musicali, episodi di serie e lavori per la televisione. E ovviamente lungometraggi: la sua ascesa l’ha certificata Davide Pulici su Nocturno n. 226, nell’approfondimento dedicato a Il cieco che non voleva vedere Titanic, finora il suo capolavoro. Da cui emergevano molte cose, tra cui una fondamentale: Teemu Nikki è uno di noi, uno che ama il genere e lo frequenta strenuamente, lo rilancia nell’epoca degli “autori” (decisamente troppi), ne difende la storia e riafferma lo statuto oggi. Insomma è un vero nocturniano. Da qui l’attesa per il suo ultimo parto, la serie Mister 8 da lui interamente scritta e diretta, diffusa in Italia sulla piattaforma IWonderfull: otto episodi veloci, meno di mezz’ora ciascuno, in bianco e nero (“Volevo una riconoscibilità immediata”), che diventano ancora una volta il luogo per inscenare un racconto peculiare e spiazzante. Prima di tutto Mister 8 inizia dal ribaltamento radicale di un concetto cardine del nostro tempo: Maria (Krista Kosonen) è una donna che ha sette uomini, uno per ogni giorno della settimana.

Una manager interamente dedita al lavoro, donna in carriera che non ha tempo né interesse di intavolare una relazione seria ed esclusiva, così gestisce la vita sentimentale in base a un’intesa con regole precise. La situazione è normata: gli uomini si conoscono, sono d’accordo, vengono convocati da lei in riunioni periodiche, accettano consapevolmente di occupare il loro giorno senza chiedere di più. Di fatto si parte dal sabotaggio della visione occidentale della donna monogamica, ancora dominante, per cui è semmai il maschio ad avere più partner mentre la femmina è chiamata a scegliersi un compagno. Qui il contrario: Maria ne ha sette che si mettono a disposizione. Ma, come spesso accade, l’esibizione di eccessiva modernità si limita alla facciata. La storia inizia infatti con l’incontro tra Juho (Pekka Strang) e Maria: il protagonista pensa di aver conosciuto una ragazza normale e diventa invece l’ottavo uomo, scalato presto in settima posizione per la defezione di uno. Juho si innamora di Maria e decide di eliminare gli altri uno a uno, di farli fuori non fisicamente ma portandoli alla violazione delle regole che determina l’espulsione. Questo il senso della serie. Ecco dunque che Juho, nel corso degli episodi, si concentra sui singoli partner mettendoli nei guai nei modi più svariati, ovvero puntando sui rispettivi talloni d’Achille che sono poi punti deboli del genere maschile: lo sportivo viene fregato dalla fissazione per l’estetica, il poeta forbito si rivela un gay dissimulato, l’ex alcolista riporta le labbra alla bottiglia e così via.

L’obiettivo di Juho è naturalmente restare l’unico, rafforzato dal fatto che Maria inizia ad assegnare proprio a lui i giorni liberi… È così che Teemu Nikki porta avanti il discorso di genere tentando un passo ulteriore, uscendo dall’omaggio e dalla scelta di un registro, come il thriller per Euthanizer o la black comedy per Nimby. Qui il finnico sfrutta le possibilità della forma seriale, ossia la durata di circa quattro ore, per sfiorare moltissimi generi e sottogeneri: comico e tragico, dramma e melò, con uno spartito che va dalla commedia romantica a quella dei caratteri, passando per il giallo, il thriller e perfino l’horror, addirittura nel finale si tocca il film di samurai. Mister 8 diviene una continua variazione sul tema, che resta ben presente e profondamente attuale, ma prende forma in una messinscena eterogenea capace di cambiare pelle in pochi minuti. Andiamo dalla satira pura, come nell’episodio del masterchef che ha un segreto per i piatti migliori, fino all’hostage movie con lo psicopatico insospettabile che rapisce la ragazza. C’è davvero di tutto. E soprattutto la serie funziona ed è realmente divertente: seppure scontando la presenza di un forte canovaccio (Juho che elimina gli altri), qui il divertimento non è il solito riso a denti stretti dovuto al ripasso dello stereotipo, ma quel sottile spasso che si insinua quando stai guardando davvero qualcosa di nuovo. Perché il finlandese gioca e prende per i fondelli, ma rigira il coltello nella piaga del tempo: dai ruoli precostituiti alla corsa ad ostacoli verso l’amore, ci trascina nella sua serie di genere mettendoci allo specchio. Non siamo alle altezze siderali de Il cieco, ma è qualcosa che finora non si era visto.