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Lo strangolatore di Boston

2023
Titolo Originale:
The Boston Strangler
REGIA:
Matt Ruskin
CAST:
Keira Knightley (Loretta McLaughlin)
Carrie Coon (Jean Cole)
Alessandro Nivola (detective Conley)

Il nostro giudizio

Lo strangolatore di Boston è un film del 2023, diretto da Matt Ruskin.

Lo strangolatore di Boston non è esattamente quello che vi aspettereste. Non si tratta della storia di Albert DeSalvo come è stata assunta dalla cultura di massa. Il film che uscì nel 1968, Lo strangolatore di Boston, diretto da Richard Fleischer, con Tony Curtis protagonista, abusava sia della tecnica dello split-screen, che della verità frettolosa ricamata dai giornalisti di allora, i quali sbatterono un mostro qualsiasi in prima pagina allo scopo di chiudere con un tappo, il pozzo nero di oscurità che da mesi stava riversandosi per le strade di una città esausta. Chiusero una storia tutt’altro che conclusa e il cinema contribuì a vendere l’ennesima bugia. Avevano molte ragioni, gli agenti di Boston guidati dal commissario McNamara, a biasimare un’operazione basata sulle testimonianze estemporanee di alcuni protagonisti della vicenda, tascurando un fattore determinante, vale a dire che il caso non era chiuso e che gli interrogativi sul responsabile o, più probabilmente i diversi responsabili degli strangolamenti, erano destinati a rimanere senza risposta. Era giusto impedire un film così viziato dalla smania di cavalcare l’onda sensazionalistica perché nel tempo, il pur bravo Tony Curtis/DeSalvo è diventato uno dei serial killer più inverosimili della cultura popolare, così come Michael Rooker nell’interpretazione di un altro bidone conclamato: Henry Lee Lucas.

 Oggi molti continuano a credere “veri” i mostri DeSalvo e Lucas, basandosi su dei film realizzati in gran fretta e pieni di puttanate. The Boston Strangler di Ruskin ha quindi il pregio di riaprire la vicenda dello Strangolatore di Boston e metterci davanti a tutta una serie di misteri e di elementi che non trovano in definitiva una conclusione soddisfacente, anzi. DeSalvo era colpevole di alcuni omicidi, la prova del DNA ne conferma uno, ma non tutti quelli di cui si accusò. Altri assassini, liquidati per comodità dai media o confinati ad altre storie criminose, potrebbero aver realizzato molte delle gesta che il film di Fleischer risolveva affibbiando interamente al cosiddetto “uomo verde” DeSalvo, raffigurato come uno schizofrenico vittima di amnesie e pluriassassino inconsapevole: diagnosi fittizia, puro escamotage narrativo. Il film di Ruskin punta molto l’attenzione alla vicenda giornalistica che generò il “mostro”, soprattutto risaltando l’operato di due croniste ambiziose, divise al principio della decade dei grandi cambiamenti, tra il tradizionale ruolo di casalinghe/mamme e quello di arrembanti specialiste della nera più spinta. Grazie a loro, i femminicidi che si stavano accumulando in città, diventarono una sola grande storia, piena di buchi, malsana, ma di grande richiamo mediatico.

 La coraggiosa Loretta McLauglin (Keira Knightley) e la più cinica e smaliziata Carrie Coon (Jean Cole) avevano talento e idee rivoluzionarie, ma il sistema le ostracizzò, la famiglia le reclamò al focolare domestico mandandole quasi in analisi e nella redazione furono sempre sollecitate a occuparsi di vestiti e torte alle mele, invece che infilarsi in territori più mascolini. Entrambe se ne fregarono e cambiarono il mondo, anche se il mondo le sfruttò all’inizio e poi ne ridimensionò i meriti nascondendoli sotto il tappeto della retorica e delle rassicuranti firme maschili. Forse Ruskin deve troppo a Fincher (Zodiac e la serie Mindhunter sono modelli evidentissimi) e probabilmente Lo strangolatore di Boston si aggiunge all’onda cospirazionista e paranoide di certo cinema storico americano e delle estenuanti docu-serie di Netflix, ma è senza dubbio un film realizzato con mano ferma e ispirato da due ottime prove attoriali. Merita una possibilità, non prendetelo per un banale remake pieno di bugie.