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Lo spietato

2019
Titolo Originale:
Lo spietato
REGIA:
Renato De Maria
CAST:
Riccardo Scamarcio (Santo Russo)
Sara Serraiocco (Mariangela)
Alessio Praticò (Salvatore “Slim” Mammone)

Il nostro giudizio

Lo spietato è un film del 2019, diretto da Renato De Maria.

Renato De Maria è un regista con un proprio stile e una propria narrativa, decisamente personale e coerente, attivo soprattutto nel noir/poliziesco. Il cinema criminale di De Maria è sempre ancorato alla realtà: dopo La prima linea (2009) sul terrorista Sergio Segio, il docu-film Italian Gangsters (2015) su alcuni fra i più noti criminali italiani, torna alla ribalta con Lo spietato (2019). Distribuito da Netflix, dopo tre giorni di programmazione nelle sale, ha per protagonista ancora Riccardo Scamarcio, che già aveva impersonato Segio: come nei precedenti due film, con i quali compone una sorta di ideale trilogia, la storia è ispirata a fatti reali (anche se più romanzati) e utilizza la vicenda del protagonista come rappresentazione di una certa epoca italiana, i vorticosi anni Settanta e Ottanta, fra sviluppo economico (la cosiddetta “Milano da bere”) e criminalità organizzata. Il soggetto è ispirato al libro di Paolo Colaprico e Luca Fazzo “Manager calibro 9”, cioè la storia di Saverio Morabito, esponente di spicco della mala milanese e primo pentito della ‘Ndrangheta. Il personaggio è traslato in Santo Russo (Scamarcio), figlio di un malavitoso calabrese esiliato in provincia di Milano. Finito in riformatorio, impara fin da giovane le regole della violenza: una volta uscito, intraprende insieme a due complici la strada del crimine, prima affiliandosi ad alcuni boss della ‘Ndrangheta, poi creando una propria organizzazione.

Fra rapine, sequestri e omicidi si fa largo nella malavita, per poi riciclare i soldi sporchi nell’edilizia e nel commercio di auto. Coperto dalla facciata rispettabile di imprenditore, prosegue la sua vita nel lusso sfrenato insieme alla moglie e all’amante. Entra infine nel traffico della droga, e in seguito a un sanguinoso regolamento di conti viene arrestato: in cambio di protezione, collabora con la giustizia e smaschera la sua gang. C’è veramente tanto in questo film, che si rivela essere uno fra i più riusciti e originali noir degli ultimi anni: l’omaggio al poliziesco italiano anni Settanta (soprattutto nella prima parte), unito allo stile moderno dei vari Romanzo criminale, Gomorra e Vallanzasca, l’ascesa e declino del gangster a mo’ dello Scarface di De Palma, il ritmo forsennato e il montaggio frenetico tipici dei gangster-movie di Scorsese, il tutto declinato però secondo lo sguardo personalissimo di De Maria. Il riferimento al noir anni Settanta è talvolta esplicito e citazionista – una scena su tutte, l’esecuzione nella piscina vuota è ripresa pedissequamente da Milano calibro 9, mentre le sequenze nel garage di auto sembrano strizzare l’occhio a Diamanti sporchi di sangue.

Fernando Di Leo è dunque un chiaro modello per De Maria, che in alcune scene si rifà invece in modo evidente ai “poliziotteschi”: la rapina nel negozio di vestiti, la sparatoria e l’inseguimento in auto con i carabinieri, la resa dei conti al ralenti trasudano amore per il nostro glorioso cinema a mano armata. Ma Lo spietato non è un semplice gioco di citazioni. Ci sono infatti alcune peculiarità stilistiche e narrative della regia che si erano già viste ne La prima linea e Italian Gangsters: il racconto in flashback, la narrazione in prima persona (comprese alcune inquadrature di Scamarcio che guarda verso il pubblico, come Ray Liotta nel finale di Quei bravi ragazzi), il trascorrere del tempo con gli anni indicati in sovraimpressione, la presenza di filmati d’epoca. Violenza, azione, esecuzioni, scene di sesso e vita notturna si susseguono in modo frenetico. I personaggi, in primis il bravissimo Scamarcio (che si rivela sempre più un attore di spicco del cinema noir) e la moglie (Sara Serraiocco), sono scavati in profondità, così come il milieu della malavita, affidato ad attori e caratteristi dai volti truci. La colonna sonora, composta soprattutto da brani d’epoca, le scenografie (gli esterni nebbiosi, gli interni ben ricostruiti, i vestiti, le auto, le armi) e la fotografia plumbea ricreano fedelmente le atmosfere degli anni Settanta e Ottanta.