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Little Joe

2019
Titolo Originale:
Little Joe
REGIA:
Jessica Hausner
CAST:
Emily Beecham (Alice)
Ben Whishaw (Chris)
Kerry Fox (Bella)

Il nostro giudizio

Little Joe è un film del 2019, diretto da Jessica Hausner.

Alcuni film non muoiono mai. Oltre la loro stessa esistenza, continuano a vivere in altre fiction, a volte senza la consapevolezza dei loro autori. Così Pericolosa partita filtran nel brasiliano Bacurau mentre il Voodoo di Jacques Tourneur feconda le fantasticherie di Bertrand Bonello in Zombi Child. Little Joe racconta una storia molto originale, ma lo spettatore non può fare a meno di riconoscere un nuovo adattamento pirata del romanzo di Jack Finney L’invasione degli ultracorpi portato ripetutamente sullo schermo dal film di Don Siegel (1956), titolo seminale della fantascienza paranoica. Si pensa anche a La piccola bottega degli orrori con la sua pianta carnivora e loquace prima di Little Joe, anche se il film di Jessica Hausner imbocca vie diverse dalla parodia della serie B. L’inquietante trasformazione dell’entourage dell’eroina di Little Joe non deriva da una insidiosa invasione extraterrestre ma dai suoi esperimenti di laboratorio.

Esperta coltivatrice di piante, ha inventato una nuova specie di fiore con qualità terapeutiche. Conservata in determinate condizioni, la pianta è in grado di rendere felice il suo proprietario. Ma la giovane donna, una madre single, diventerà ben presto consapevole dei pericoli della sua creazione, che trasforma chi l’avvicina in burattini disumanizzati, sotto l’influenza della pianta velenosa. Jessica Hausner è una regista austriaca, il cui lavoro fa parte di una certa scuola della crudeltà mentale e dell’osservazione clinica, i cui grandi guru viennesi sono Michael Haneke e Ulrich Seidl. Little Joe è il suo primo film in lingua inglese, con cui la Hausner esporta a Londra l’impostazione gelida, sterilizzata e soffocante delle sue fiction comportamentali. Ma il tratto non è mai grossolano nella Hausner, che rifiuta il compiacimento sadico e si limita a descrivere, attraverso le sue favole anti-naturalistiche, il conflitto tra gli impulsi del cuore, la compassione e la freddezza delle costrizioni sociali.

Le persone se la passano male, soffrono la solitudine, non riescono a raccogliere i cocci di vite sprecate, ma la soluzione euforica donata dalla pianta miracolosa diventa una catastrofe totalitaria. Le disgrazie e le angosce interiori sono sostituite da una dittatura della felicità collettiva. La Hausner evoca i fantasmi dell’igienismo e dei deliri genetici nazisti. I bambini mostruosi che diventano una minaccia per i loro genitori, l’eliminazione di tutte le forme di resistenza individuale, il rifiuto dell’alterità, il culto dell’egoismo e del buon umore ricordano le pagine più buie della storia, così come la proiezione a malapena futuristica dei peggiori difetti dei nostri tempi. L’osservazione ultra-pessimista della regista è accompagnata da un’ironia agrodolce. Il rigore formale e la maniacalità dello stile visivo della Hausner sono temperati da molti tocchi di umorismo nero e dall’elegante moderazione degli interpreti britannici, perfettamente distaccati anche nelle situazioni più feroci e raccapriccianti che nel film non mancano.