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Il buio del giorno

2022
REGIA:
Fabrizio La Monica
CAST:
Ferdinando Gattuccio (Giorgio)
Roberto Romano (Sandro)
Marco Balzarotti (Voce del killer)

Il nostro giudizio

Il buio del giorno è un film del 2022, diretto da Fabrizio La Monica

Il problema, il grosso problema, sono le storie. Quelle che dovrebbero attirare, sedurre, affascinare maliziosamente e malignamente. Nella dormiente nostra penisola, ne piangiamo da anni la scomparsa, battendoci il petto. Non è più un problema di ritornare a un certo tipo di cinema, quanto riuscire a capire che tipo di racconto potrebbe funzionare oggi. Se però si spulcia e si arriva in ciò che rasenta il sottosuolo della nostra produzione, si può trovare film come Il buio del giorno (titolo internazionale Daydark). Film che meriterebbero di più, in tutto. Stiamo parlando, in questo caso, del terzo lungometraggio del regista siciliano Fabrizio La Monica: un’opera che nello scorso anno ha girato diversi festival, raccogliendo molti consensi e anche il premio di miglior film all’Abruzzo Horror. Il motivo, anche a un occhio superficiale, risiede nell’idea iniziale: certo, non originalissima, ma assolutamente intrigante. Premesse su cui viene costruito un thriller viscerale e spietato, oltre che una storia di dannazione e disumanità.

L’esistenza di Giorgio, avvocato che dopo la morte del figlio è scivolato nel vortice dell’alcolismo, viene ulteriormente sconvolta quando, una mattina, riceve una telefonata. Dall’altro capo c’è un uomo che si presenta immediatamente come colui che ha stuprato e ucciso il suo bambino. Il misterioso individuo fa allora una proposta: Giorgio dovrà uscire di casa e seguire tutte le sue indicazioni. In cambio, prima del tramonto, gli rivelerà dove è seppellito il corpo del figlio e si farà trovare fisicamente lì. Il film parte dunque da due elementi ormai classicizzati, ossia l’assassino al telefono ed il gioco (al massacro) in stile Saw. In quest’ultimo aspetto, la componente è puramente psicologica, oltre che strettamente morale (e mai moralista). Giorgio infatti, nella prima parte del suo viaggio, è costretto a confrontare la sua rabbia e la sua sete di vendetta con un mondo esterno anch’esso condizionato dalla presenza del male. Un male minore e minuscolo, perché puramente umano, mentre nell’auricolare prosegue lo sproloquio di un demone ex machina ancora senza volto. Le prove cui viene sottoposto l’avvocato (un Ferdinando Gattuccio durissimo e vigoroso nella sua statuaria fisicità) sono solo la dimostrazione di una tesi che, progressivamente, troverà solo conferme: dai ad un uomo gli strumenti, insieme ad una forte motivazione, e lui abbraccerà l’oscurità. La componente psicologica prende sempre più piede, in un’autentica reazione a catena che coinvolgerà sia personaggi coinvolti nella vicenda che completamente estranei.

Il buio del giorno, già dal titolo, sembra ricalcare lo schema classico della tragedia di sangue, dove la luce iniziale lascia poi spazio alle tenebre dell’orrore. Ma evoca anche il famoso “sonno della ragione” disegnato da Goya, anche se, più che dell’intelletto, in questa sede si vuole parlare soprattutto di quella pietas ancestralmente ritenuta tratto principale dell’essere umano. Così come in Dio non ti odia, La Monica fa un lavoro davvero encomiabile nel metaforizzare e raccontare la luce e il suo progressivo declino. Il resto lo fanno appunto i volti degli interpreti (tutti habitué del regista) e la tensione, che esplode nel finale grazie anche agli effetti di Sergio Stivaletti. Ma ciò che rimane ancora di più impresso negli occhi e nella mente è il finale: un’appendice che, senza fronzoli o spiegazioni didascaliche, accoglie l’inizio e anche il trionfo del buio.