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Hotel Artemis

2018
Titolo Originale:
Hotel Artemis
REGIA:
Drew Pearce
CAST:
Jodie Foster (Jean Thomas)
Sterling K. Brown (Waikiki)
Sofia Boutella (Nice)

Il nostro giudizio

Hotel Artemis è un film del 2018, diretto da Drew Pearce.

Hotel Artemis è il miglior agglomerato di buone idee cinematografiche degli ultimi vent’anni, amalgamate al sottogenere dei B-Movie, senza mai vergognarsi di essere tale, anzi, facendosi vanto del suo parco attori così vasto e, in parte, anche mal utilizzato che potrebbe ritagliarsi quella fetta di pubblico che basta per catalogarlo come cult. Magari non oggi, ma tra un paio di anni. Futuro non troppo lontano. Le multinazionali privatizzano l’acqua, nelle strade regna l’anarchia e le risse urbane. Al centro di Los Angeles si trova appunto l’Hotel Artemis, un porto franco per assassini e delinquenti da strapazzo, dove i criminali vengono curati da un’infermiera (Jodie Foster) che li coccola in lussuose stanze con un servizio in camera preciso e ottimale; ma le regole sono rigide: niente armi, niente uccisioni, niente risse e niente poliziotti. In questo semplicistico concept preso palesemente dall’idea del Continental della serie John Wick, Drew Pearce costruisce 90 minuti che saltellano da un punto all’altro della narrazione con finalità fin troppe vacue, servendosi di questo espediente per presentarci un futuro costellato di potenzialità tecnologiche a disposizione della storia (tablet, IA, innesti bionici, robot chirurghi) assieme al gruppo di improbabili ospiti dell’hotel.

Il twist a metà aiuta la storia, altrimenti bloccata, raccontato con eccessiva prudenza senza mai sporgersi oltre. Fino a quel momento, sono Jodie Foster e Dave Bautista a portare avanti il film: lei debole e anziana, lui alto, grosso ma di buon cuore, spaccano drasticamente questo futuro violento e cupo e lo stesso Hotel Artemis si erge nella città oscura con le sue insegne luminose quale un faro nell’oceano. Partito lo snodo centrale, il film finalmente si appropria di un’identità ben precisa, incalzando tutti i buoni propositi e gli assi nella manica, con l’eterno charme di Jeff Goldblum, boss della città e la sensualità mortale di Sofia Boutella, tutti archetipi narrativi che Drew Pearce cuce perfettamente sui visi e i vestiti dei suoi attori. Al netto di una promozione italiana che lascia molto a desiderare, Hotel Artemis riesce a districarsi nel mercato con un prodotto fin troppo derivativo, ma assai affascinante per come riesce a mettere in scena tutti i messaggi che si prefissa il regista.

La seconda parte è perfettamente in linea con la necessità narrativa e tempistica dei B-Movie, con una velocità mai giustificata e un finale che  chiude tutte le parentesi in fretta scordandosi diversi dettagli nel farlo. Eppure non si riesce a ignorare o sottovalutare una pellicola così imperfetta quando al netto di tutto ciò che ha raccontato, chiude il cerchio con i sentimenti puntellati e coltivati con intelligenza per tutta la durata della storia, fino a farli sbocciare nel finale, rendendoli così coerenti con quanto visto prima; con uno sforzo di sceneggiatura che collega l’acqua, la sua diretta privatizzazione, il trauma passato e la presunta agorafobia dell’infermiera interpretata da Jodie Foster, vero personaggio veicolo di tutta questa storia con cui difficilmente entriamo in empatia, ma che capiamo e comprendiamo perfettamente, giustificando ogni sua scelta.