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Fractured

2019
Titolo Originale:
Fractured
REGIA:
Brad Anderson
CAST:
Sam Worthington (Ray Monroe)
Lily Rabe (Joanne Monroe)
Stephen Tobolowsky (Dott. Berthram)

Il nostro giudizio

Fractured è un film del 2019, diretto da Brad Anderson.

Uno dei peggiori incubi a cui un padre possa assistere è la scomparsa improvvisa della propria famiglia, soprattutto se non si riesce a trovare un modo per ricongiungersi a essa, fallendo miserevolmente il primordiale compito di proteggerla anche a costo della propria vita. È all’interno di questo trauma (dal greco τραῦμα → “frattura”) che prende corpo il plot di Fractured. Distribuito da Netflix, il film segna il gradito ritorno di Brad Anderson al genere che lo ha reso più celebre: a distanza poco più di dieci anni dai cerebrali e inquietanti Session 9 e L’uomo senza sonno, il regista confeziona un’opera cupa e claustrofobica che, nonostante un accurato senso estetico della suspense, s’infrange drasticamente in un prevedibile e patinato risvolto narrativo. Lo script che porta la firma di Alan B. McEloroy (noto per essere l’autore della saga horror slasher di Wrong Turn) non è eccelso, pur dimostrando una certa attenzione a dettagli onirici e simbolici (il cane, i corvi, l’ospedale), pecca in poca originalità, riportando alla mente un gran numero di thriller più o meno recenti – senza dimenticare il classico hitchcockiano La signora scompare al quale riprende il leitmotiv dell’improvvisa sparizione della donna – attingendo a film come Shutter Island, Dream House, Flightplan – Mistero in volo.

La regia di Anderson, anche se non molto ispirata e carente di idee, cerca di infondere un genuino clima di tensione (con lunghe attese, flashback e twist) per tutto il resto della pellicola, dimostrando di saper ancora conoscere gli intimi meccanismi nell’alienazione mentale e dei luoghi chiusi collegati a essa, ampiamente intensificata dalla plumbea fotografia, con cieli foschi e scorci notturni di esterni che contrapponendosi ai freddi interni ospedalieri (sinonimo di menzogna e dissimulazione), creano un’atmosfera densa e ambigua. L’idea stessa di farci percepire l’ospedale come un tentacolare labirinto piegato dalla burocrazia è illuminante. Fractured diviene metafora – nemmeno troppo velata – del cinico sistema sanitario americano, noto per essere decisamente autarchico ed elitario, puntando anche il dito sulle coperture assicurative e sul commercio illegale di organi. Una curiosa piega che aiuta lo spettatore a comprendere lo stato di crescente disperazione che prova il protagonista fin dall’inizio.

Purtroppo il film grava di un’interpretazione poco convincente di Sam Worthington, che paga l’esordio in un ruolo poco congegnale ai suoi standard, non riuscendo a infondere nel proprio personaggio la giusta profondità e inquietudine che richiedeva, cadendo nella trappola di essere troppo piatto e schematico. Il tutto risulta ancor più evidente visto che i ruoli secondari non vengono mai approfonditi come meriterebbero, a causa di un background approssimativo scarsamente sviluppato (si arriva anche a citare un ex moglie defunta di cui però si sa poco e nulla). Fractured ha il sapore di un’occasione persa, suscitando notevoli aspettative che però non riesce a soddisfare pienamente nel finale. È una cosa che capita abbastanza frequentemente nei thriller-horror coevi e in parte a anche a questo, che, suggerendo implicazioni profonde e misteri psichici insondabili, non sa poi come venirne fuori se non in un modo scontato e banale, anche mettendo in gioco tutta l’ambiguità possibile pur di celare con superficialità il finale. Il senso di tragedia, tuttavia, non viene disperso e resta anche la paranoia generata dal film, che avvicinandosi alla fine ha percorso strade cupe e perverse della psicologia umana, sorretto da un aspetto visivo molto ricercato che esprime l’alienazione di un uomo in lotta con se stesso.