Featured Image

Feast

2005
Titolo Originale:
Feast
REGIA:
John Gulager
CAST:
Balthazar Getty
Henry Rollins
Navi Rawat

Il nostro giudizio

Feast di John Gulager, un horror vecchio stampo, fracassone e sanguinario, che sembra uscito direttamente dagli anni Ottanta!

Feast nasce attraverso il Project Greenlight, iniziativa patrocinata da illustri esponenti di Hollywood e dintorni (Ben Affleck, Matt Damon, Chris Moore, Wes Craven e supportata dalla Miramax) che mira a far fiorire il cinema indipendente e incoraggiare gli aspiranti filmaker. Molti dei prodotti sfornati sono discutibili, ma qualcosa di interessante c’è. È il caso di questa pellicola horror low-budget (circa tre milioni di dollari per la produzione, cifra che in Italia ci sogniamo) diretta dall’esordiente John Gulager (vincitore della terza edizione del Project Greenlight) e scritta dal duo Marcus Dunstan/Patrick Melton, futuri autori della saga di Saw dal IV capitolo in poi.

L’inizio è veloce e folgorante come una secchiata d’acqua gelida in faccia; catapulta subito lo spettatore nel pieno dell’azione. I personaggi vengono introdotti mediante freeze-frame sottotitolati e coprono un ampio ventaglio di cliché-omaggi al cinema di genere: il veterano, la bellona, la ragazza madre, lo spaccone, lo zotico, il barista, l’eroina senza paura, persino lo storpio. Particolare menzione merita Henry Rollins, frontman della band punk Black Flag, nei panni del “motivatore”. Il plot-point si ha quando l’eroe di turno irrompe nella bettola brandendo la testa di un essere deforme e gridando di barricare il bar perché “stanno arrivando”. Un secondo dopo inizia la “festa”. La successiva ora di film non è altro che una sarabanda di battute affilate, situazioni demenziali e trucchi grandguignoleschi degne del Raimi d’annata. Feast rientra nella categoria delle “pellicole d’assedio” e attinge a piene mani da film come Distretto 13 e La notte dei morti viventi, anche se il richiamo più forte è senza dubbio quello di Dal tramonto all’alba. Echi del film di Rodriguez sono presenti sia nell’ambientazione e dinamica dei fatti (un bar sperduto nel deserto preso di mira da creature affamate di carne umana) sia per lo stuolo di variegati personaggi che affollano la scena e ammiccano ai più classici stereotipi da B-movie.
La qualità degli effetti speciali è buona e conserva quell’aurea nostalgica e artigianale degna delle migliori pellicole degli anni ’80; la regia di Gulager, invece, risulta troppo mossa nelle scene d’azione (specialmente quando scendono in campo i mostri) ma probabilmente l’effetto è stato volutamente estremizzato per nascondere alcune lacune degli effetti speciali. Intendiamoci, Feast non è certo uno di quei film che passerà alla storia per aver rivoluzionato il panorama horror, però ha il merito di essere onesto, riuscendo a intrattenere lo spettatore per i canonici novanta minuti con un po’ di sano splatter vecchio stile. Per cultori.