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The Dynamiter

2011
Titolo Originale:
The Dynamiter
REGIA:
Matthew Gordon
CAST:
William Ruffin
Patrick Rutherford
Sarah Fortner

Il nostro giudizio

Fa discutere la storia del quattordicenne costretto a crescere in fretta, specie a confronto con il violento fratello maggiore. Un film che la giuria del Festival di Torino avrebbe dovuto tenere in maggiore considerazione.

Il quattordicenne Robbie Hendrick vive con la nonna semi-inferma e il fratellastro Fess in uno sperduto e miserabile paese sulle rive del Mississippi; Robbie coltiva la speranza di poter rivedere sua madre, fuggita da tempo, e intanto cerca di tirare su meglio che può il piccolo Fess, goffo, cicciotto e un po? lento di comprendonio. Quando Lucas, il fratello maggiore, torna a casa dopo l?ennesimo soggiorno in galera, i precari equilibri familiari rischiano di sfasciarsi e Robbie è costretto a prendere una difficile decisione.

Alcuni critici americani definiscono Granola (come l’omonima barretta di muesli) il tipico film da Sundance Festival dei tempi andati, ovvero un qualcosa di moderatamente nutriente e digeribile ma tutt’altro che memorabile. Sotto certi aspetti, (l’ambientazione rurale, lo stile minimalista e i personaggi ai margini della società) The Dynamiter potrebbe rientrare nella tradizione del Granola Movie, ma ciò nonostante, l’esordio nel lungometraggio di Matthew Gordon si rivela godibilissimo, anche per merito di un protagonista di grande spessore. Il piccolo grande Robbie è un adolescente complicato e ribelle, in perenne lotta contro avversità e istituzioni, e incline a finire nei guai per furtarelli o questioni di orgoglio. Eppure questo sbarbatello dai modi da duro conquista il cuore perché è un personaggio disperatamente genuino. Rivelando un’inaspettata maturità drammaturgica, il regista mette da parte le eccessive tortuosità o i maledettismi di certo cinema indie americano per concentrarsi sul percorso di crescita di Robbie e, soprattutto, sul suo confronto con l’ingombrante e un tempo idolatrato fratello Lucas.

Messo di fronte alla meschinità del fratello truffaldino, violento e perditempo, Robbie capisce che il tempo dei giochi e delle illusioni è finito e che non rimane altro da fare che diventare adulti nella maniera più dolorosa possibile. L’essenzialità della messa in scena e l’abilità nel raccontare, in soli 72 minuti, una storia così carica di significato rivelano tutto il talento di un giovane regista americano che avrebbe molto da insegnare a certi spocchiosi maestrini di casa nostra. Impossibile poi non sottolineare la straordinaria bravura dell’intero cast, composto perlopiù da attori non professionisti. In sostanza, siamo di fronte ad un esordio di tutto rispetto, che avrebbe forse meritato una maggiore considerazione da parte della giuria del Festival di Torino.