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Durham County

2007-2010
Titolo Originale:
Durham County
REGIA:
Adrienne Mitchell, Holly Dale, Charles Binamé, Alain Desrochers, Rachel Talalay
CAST:
Hugh Dillon: Mike Sweeney Helene Joy: Audrey Sweeney Laurence Leboeuf: Sadie Sweeney Greyston Holt (Ray Prager Jr.)
Claudia Ferri (Roxy Calvert)
Michelle Forbes (Dr. Pen Verrity)

Il nostro giudizio

Durham County è una serie tv del 2006, ideata da Laurie Finstad-Knizhnik, Janis Lundman e Adrienne Mitchell.

Durham County è una serie canadese del 2006 e il suo nome spesso viene fuori quando appassionati del settore e fedeli veneratori di Lynch si pongono il seguente quesito: è mai esistito l’erede di Twin Peaks? Dopo la prima messa in onda datata 1990, la storia della televisione – e non solo – non è stata più la stessa: il ritrovamento del corpo di Laura Palmer, l’agente Cooper con i suoi flash e gli annessi elementi della Stanza Rossa hanno lasciato un segno e un culto indelebile. Poco dopo la chiusura dello show, si è cercato con più o meno insistenza di colmare quel vuoto abissale. Tantissimi i nomi fatti in questi venticinque anni e vista la notizia di qualche mese fa, non c’è nemmeno più bisogno di scervellarsi: Laura Palmer ha mantenuto la promessa e presto tornerà a far visita a Dale Cooper ricordando a tutti chi comanda. Ma per dovere di cronaca, per quanto un paragone sia una forma poco fortunata di valutazione e più un gioco per fomentare interesse, alcune serie di pregevole fattura hanno richiamato alla memoria l’opera di Lynch per stile e impatto. Oggi tratteremo della meno conosciuta – soprattutto in Italia – ma non per questo meno bella. Anzi.

“Per me si va ne la città dolente
Per me si va ne l’etterno dolore
Per me si va tra la perduta gente.”

Per Durham County non esiste introduzione migliore. Non c’è scena in cui ogni elemento e scenario non sia impregnato di dolore, morte e disperazione. La prima puntata – delle sei totali – è davvero un pugno allo stomaco. Il detective Mike Sweeny scappa dalla morte del collega trasferendosi a Durham County. Porta con se la moglie appena scampata a un cancro e due figlie non proprio tranquille. Sconvolto e ossessionato riceve subito il colpo di grazia: il nuovo vicino di casa – Ray Prager, ex-migliore amico dell’adolescenza – è il realtà la sua Nemesi. Capirete presto a cosa mi riferisco e non voglio dirvi altro riguardo il plot giallo alla base della prima stagione. Poco alla volta rimarrete avvinghiati nelle sordide trame tra personaggi e crimini. Ciò su cui mi voglio soffermare è l’aspetto visivo e il linguaggio devastante di Durham County. Prendete la scena iniziale: il killer seduce e uccide due avvenenti studentesse con Ray Prager che spia nascosto nel bosco: un campionario di morbosità, depravazione e perversione. Tematiche scottanti e televisivamente delicate: violenza brutale sulle donne, feticismo dei capelli delle vittime, voyeurismo, emulazione, sadismo in soli cinque minuti. Davvero impressionante.

Tali tematiche scottanti non vengono trattate in maniera superficiale solo per abbindolare lo spettatore, tutt’altro: Durham County è una profonda e freddissima analisi sulle più oscure macchinazioni dell’essere umano. Oltre alla violenza e alle perversione, altro pilastro è la Morte. Ogni personaggio di Durham County danza stretto con la Signora in Nero. Per non rinnegare il passaggio di prima dove promettevo di non anticipare nulla, posso citare solo la figlia più piccola di Mike Sweeny, Meddie; scopre che il precedente proprietario della casa dove si sono trasferiti si è suicidato e da quel momento rimane scioccata. Geniale l’idea di rappresentarci le sue bizzarrie tramite il volto coperto da una inquietante maschera di un cartoon. Eppure Meddie potrebbe essere la più fortunata visto con cosa hanno a che fare gli altri personaggi, soprattutto la sorella maggiore (che per rimanere in tema, ha come hobby ricreare plastici delle scene del crimine). L’immagine della maschera ci permette di affrontare il terzo pilastro di Durham County: l’alienazione. Una solitudine totale e cosmica, un isolamento spietato e implacabile, un disagio senza scampo per ogni ruolo. La sigla è anche in questo caso – come per Millennium – un’anteprima mirabile: un grigio assoluto, un’atmosfera glaciale e inquinata, fili della corrente ovunque, una cupezza nello scenario che è la medesima del cuore. Miscelate tali aspetti ed entrerete in Abisso televisivo senza precedenti. Qualora non bastasse, il modo in cui sono stati concepiti i vari rapporti tra i personaggi è davvero eccellente. Rimanendo fedele all’anima malata e perversa, la serie lega i protagonisti nella maniera più deviata possibile: il detective è anche il marito fedifrago e potrebbe essere l’assassino, Ray tormenta Mike violentando sotto ogni punto di vista la sua vita privata e si diverte anche a stuzzicare il primo killer (quello delle studentesse), eppure nonostante tutto, molto spesso ci appare come la vera vittima degli eventi, merito di un lavoro di sceneggiatura davvero eccellente in cui si macera ogni brandello di salute mentale.

Durham County si prende persino il lusso di momenti visionari talmente marcati da creare il ponte più saldo con l’opera di Lynch. Nel finale della seconda puntata – La Donna del Lago – l’uso intermittente delle luci e le visioni dei fantasmi di Sweeny regalano un momento indimenticabile. Superfluo dilungarsi sulla bravura impressionante di un cast capace di rendere reale e tangibile ogni sequenza, anche quelle più sconcertanti. Hugh Dillon (Mike Sweeny) e Justin Louis (Ray Pranger) si contendono la scena come due pesi massimi. Applausi. A questo punto parte la crociata e spero la vogliate condividere anche voi. Durham County è durata tre stagioni e in Italia si può trovare doppiata solo la prima, quella di cui vi ho parlato in questo articolo. Le successive non sono nemmeno sottotitolate: in questi tempi di abbondanza e consumo seriale senza precedenti potremmo indire una campagna per aver almeno i sottotitoli di questa serie che il sottoscritto giudica tra le massime produzioni – per concezione, sviluppo e impatto – degli ultimi vent’anni.