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Amanda Knox – Murder on trial in Italy

2011
Titolo Originale:
Amanda Knox - Murder on trial in Italy
REGIA:
Robert Dornhelm
CAST:
Hayden Panettiere
Paolo Romio
Valentina Carnelutti

Il nostro giudizio

Amanda Knox ? Muder on Trial in Italy ricostruisce in modo lucido, senza eccessive drammatizzazioni, il delitto di Meredith Kercher. Il risultato è più che sufficiente.
I film, come le donne, spesso li si prende per quello che non sono e li si lascia per quello che sono. Può però succedere, come con le donne, che li si tenga, per quello che sono. Il cinema che ricostruisce la realtà, investigativo, giudiziario, cronachistico – ai più svariati livelli – è raro, anzi rarissimo, partorisca cose degne. Anche se il peggior filmaccio su qualunque fatto di “nera”, persino quell’obbrobrio del Delitto Versace, vale la visione più di un qualsivoglia Porta a porta amministrato da quei tre avvoltoi che inzuppano il becco nel sangue raggrumato dei morti, Vespa, Crepet e Matone.

Ciò detto, parliamo di Amanda Knox – Murder on trial in Italy, tv movie di 85 minuti trasmesso lo scorso 21 febbraio in America da Lifetime, che se n’è infischiata delle diffide e minacce di querela piovutele addosso da ogni parte affinché recedesse dalla programmazione. Il caso è notissimo: Meredith Kercher, una studentessa universitaria inglese a Perugia nell’ambito del progetto Erasmus, viene ritrovata morta per dissanguamento, con la gola squarciata, nell’appartamento che condivideva con altre due studentesse, una delle quali l’americana di Seattle Amanda Knox. Quest’ultima e il suo fidanzato italiano, Raffaele Sollecito, attualmente stanno scontando una pena di 25 anni di carcere, dopo essere stati riconosciuti colpevoli dell’omicidio di Meredith insieme al nero, costavoriano, Rudy Hermann Guede. Perché? La meccanica postulata dall’accusa è scabrosa: una serata di fumo e di sesso libero, in cui la Knox, Sollecito e Guede avrebbero tentato di coinvolgere Meredith, che, non accondiscendente, sarebbe stata fatta oggetto di violenza e quindi uccisa.
A una conoscenza anche sommaria dei fatti, non sembrerebbe che il film sceneggiato da Wendy Battles (Law & OrderCSI) e diretto da Robert Dornhelm (Echo Park), si lanci in particolari voli pindarici nella drammatizzazione degli eventi. Certo, preceduto come è stato da pesantissime polemiche era lecito attendersi qualcosa di obiettivamente più scandaloso e morboso, per i dettagli piccanti che in questa vicenda si porgono copiosi all’attenzione. L’avremmo accettato, considerato che un film è sempre un’elaborazione fantastica, come una biografia. Che i fatti, una volta prodottisi, non appartengono più a nessuno in particolare ma a tutti in generale. E che vedere Murder on tiral in Italy convinto di trovarci la pietra filosofale che riveli l’arcano della morte della povera Meredith, è da folli o da ingenui. I film vanno sempre presi poco sul serio per prenderli realmente sul serio. Sorpresa: in realtà il lavoro di Dornhelm è molto pulito, equilibrato e lineare e persino quando, per pochi attimi, si intravedono il momento della violenza e dell’omicidio, l’elaborazione al computer delle immagini le rende vaghe. C’è però, è vero, l’insistenza sulla foto del cadavere di Meredith con la gola tagliata.
Il film merita: è quella donna su dieci che ti tieni anche se non la credevi così, per continuare la metafora dell’inizio. Già me n’ero fatto l’idea sentendo come dentro (Cacioppo) e fuori (il forum) la redazione lo demolivano a prescindere. Difatti. Scorre benissimo, con tempistiche narrative eccellenti, tiene avvinto con la pura forza del racconto, anche senza sex & violence (ma guarda un po’…), e sventaglia un cast iilluminato. Il buon colpo è stato senza dubbio affidare il ruolo di Foxy Knoxy ad Hayden Panettiere, che non solo ad Amanda somiglia parecchio come fisico ma la incarna perfettamente anche come idea che la gente si è fatta di lei. Risponde ad un’immagine, come dire, da inconscio collettivo della Knox. Tutti però sono in parte e funzionano, anche gli italiani che rappresentano una quota maggioritaria tra gli interpreti, essendo il film girato interamente tra Perugia e Roma: Paolo Romio (Sollecito), Valentina Carnelutti, Yasemin Sannino, Roberto Nobile, fino a Vincent Ri(c)otta che è il criticatissimo pm Giuliano Mignini poi condannato per abuso d’ufficio. Viene voglia di vederlo una seconda volta. E non succede spessissimo, oggi.