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12 Monkeys

2015
Titolo Originale:
12 Monkeys
CAST:
Aaron Stanford (James Cole)
Amanda Schull (Cassandra Railly)
Kirk Acevedo (Ramse)

Il nostro giudizio

12 Monkeys  è una serie tv del 2015, andata in onda per la prima volta negli USA nel 2015, ideata da Terry Matalas e Travis Fickett.

“Liberamente ispirato a…” Così si potrebbe curiosamente definire tutto quello che ruota attorno a 12 Monkeys. Liberamente ispirato a La jetée, cortometraggio sperimentale del 1962 girato dal maestro francese Christian François Bouche-Villeneuve, in arte Chris Marker (omaggiato nel cognome di uno dei co-protagonisti), è stato infatti in principio il fantapocalittico L’esercito delle 12 scimmie, sesto film nella carriera dell’enfant terible Terry Gilliam, uscito nelle sale nel 1995 e tuttora suo maggior successo commerciale sul suolo americano e nel mondo. Ed esattamente vent’anni dopo è 12 Monkeys, serie trasmessa negli USA dalla rete via cavo Syfy a partire dal 16 gennaio 2015 che ha da poco superato il giro di boa dei 13 episodi previsti (siamo alla 1×08), ad essere liberamente ispirata al film con Bruce Willis e Brad Pitt.

Ma perché liberamente? Perché, come dichiarato in primis dallo stesso ideatore Terry Matalas, più che un semplice remake del film del 1995 12 Monkeys ne è in realtà una completa reinterpretazione, a partire ad esempio dagli effetti visivi legati ai viaggi nel tempo, ispirati soprattutto a Looper. Vi sono poi svariate differenze, alcune di scarso rilievo, come il fatto che in TV sia una ragazza (Emily Hampshire) a interpretare il ruolo che fu di Pitt o l’anno in cui si svolge la vicenda (il futuro qui è quello del 2043, invece del 2035), ma altre piuttosto importanti, si veda la totale assenza di elementi cupi come i detenuti/cavie o dell’umanità costretta a vivere sottoterra. Non solo. Anche per quanto riguarda la mera trama, la serie sembra essersi ispirata a un altro film – Terminator – piuttosto che a quello di Gilliam. Come in Cameron, c’è un valoroso combattente, James Cole (Aaron Stanford, il Pyro di X-Men 2 e Conflitto finale), viaggiatore del tempo inviato a più riprese nel 2015 dal 2043 (perché parte dell’azione si svolge anche nel futuro, con gli scienziati e alcuni co-protagonisti, tra cui quel Kirk Acevedo già visto alle prese con universi paralleli e affini in Fringe, che “attendono” di essere cancellati dalla linea temporale dall’eventuale successo dell’operazione) grazie alla tecnica dello splinter (sorta di disgregazione molecolare spazio-temporale), con la missione di trovare e neutralizzare l’origine della diffusione di un virus mortale che, nel suo tempo, è arrivato a contagiare e uccidere oltre il 90% della popolazione mondiale. Nel presente/passato è aiutato dalla dottoressa Cassandra Railly, l’unica (nomen omen…) disposta a credergli e che lo aiuterà nella ricerca dell’enigmatica organizzazione terroristica nota come “L’Esercito delle 12 Scimmie”, artefice del contagio. Vi ricorda niente? E ancora, più che nei dettagli del plot, il riferimento evidente è l’assunto di base, ovvero che non è possibile evitare davvero l’Apocalisse (innescata là da Skynet, qui dal virus), ma solo rimandarla, non importa quanti salti nel passato si facciano o potenziali responsabili si eliminino ogni volta.

Ma quindi 12 Monkeys è tutto da bollare come rimpastone di roba trita e ritrita? No. Il cast è azzeccato e le vicende – sempre sul baratro del paradosso – si lasciano seguire con interesse e curiosità. Purtroppo il budget evidentemente ristretto si fa sentire, non solo perché quasi sempre si gira in interni, ma anche perché, giusto per dirne una, nel 2043 l’unica cosa davvero futuristica è la sofisticatissima macchina del tempo, mentre tutto il resto è rimasto fermo a 50 anni prima (ok la fine dell’umanità, però…). A prescindere dall’effettiva qualità del materiale di partenza e nonostante rating modesti (colpa anche del collocamento nella difficile serata del venerdì USA), 12 Monkeys si è comunque guadagnata – un po’ a sorpresa – il rinnovo, grazie agli ascolti in differita (ben il 104% in più nei tre giorni successivi alla prima messa in onda). Una boccata d’ossigeno quindi per gli amanti della sci-fi, genere che da molti – troppi – anni ormai non ottiene particolare successo né al cinema né in TV (la stessa Syfy, che dovrebbe saperne molto più di qualcosa in materia, vede la sua unica serie di reale successo in Z-Nation… qualcuno ha detto zombi-mania?). Non resta quindi che aspettare i prossimi episodi per capire se questa mossa servirà da incoraggiamento per “aggiustare” le discrete basi che già ora ci sono.