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Dizionario del cinema immaginario

Autore:
Alberto Anile
Editore:
Lindau

Il nostro giudizio

Se esistono i libri immaginari, i cosiddetti pseudobiblia, e se ne è scritto molto (Paolo Albani è lo specialista italiano dell’argomento, autore per Zanichelli insieme a Paolo della Bella del fondamentale Mirabiblia. Catalogo ragionato di libri introvabili) poco si è scritto sugli pseudofilm, ovvero i film immaginari. Se pensate che i film dentro ai film siano stati inventati qualche decennio fa da qualche regista cinefilo o, peggio, da Tarantino, questo libro vi aprirà un mondo. O meglio un mondo nel mondo, dato che il film immaginario incluso o a cui si allude in un film è proprio un mondo secondario all’interno di un altro mondo (già alternativo). Lo definiamo cinema immagnario ma quanto è “reale” un film, rispetto al film “finto” che si sta girando o che si proietta nel film? Che differenza c’è tra una sequenza di un film e una di un film nel film? Già questa riflessione fa capire quanto sia complessa ed affascinante la questione. Alberto Anile, già grande specialista di Totò, Welles e Sordi (su cui ha curato un’imperdibile numero di Bianco e Nero nel 2018), ora si dedica ad un tema su cui nessuno prima aveva dedicato un dizionario e lo fa con precisione, divertimento, acume e una bella allergia alla semiotica applicata al cinema. Creando un libro spassoso e importante. Anile ha setacciato tutta la storia del cinema per scovarvi tracce di film immaginari. Quindi non veri film di cui si vedano le riprese, o di cui venga ricostruita la preparazione ma film che non esistono se non dentro al film. Anche se qualche pazzo, poi, ha costruito a parte, magari negli extra dei DVD o Blu-ray, dei veri-finti making of di quegli oggetti cinematografici introvabili. Un dizionario totalmente inutile, un catalogo di sogni, un archivio di fantasmi cinematografici.

Quindi indispensabile. Le casistiche dei film immaginari sono assolutamente varie, come estremamente ampio è il numero di questi testi potenziali. Sono parodie, sdoppiamenti, riflessioni dell’autore, tentativi di definizione di se stessi, un richiamo allo spettatore, possono essere satira, dichiarazioni d’amore per un mestiere, giochi di scatole cinesi, esercizi di stile, metafore o semplicemente bellissimi giochi. Come dicevo, toglietevi dalla testa che il meta-cinema sia nato quando il cinema era già adulto. Il desiderio di girare film sul cinema non è sorto quando questo è entrato in crisi, quando non c’era più nessuna storia da narrare, bensì è nato praticamente con il cinema stesso. Del resto ci sono generi, come il musical per esempio, che sembrano nascere proprio nel meta-cinema. Si può citare per esempio uno dei suoi massimi classici come Cantando sotto la pioggia di Stanley Donen e Gene Kelly, dove vengono girati gli immaginari Canaglia reale e Il cavaliere della danza. Ci sono registi classici come Vincent Minnelli, che hanno fatto anche film musicali, che spessissimo hanno raccontato di film immaginari (ricordiamo il bello e poco ricordato Il bruto e la bella con Lana Turner e Kirk Douglas, sempre del 1952, in cui si tratta del grande film Oltre la montagna, ma anche Due settimane in un’altra città sempre con Douglas). Se il cinema americano è intriso di metacinema fin dalle origini del muto (Sherlock Jr di Buster Keaton o Show people di King Vidor, ancora durante il periodo del muto), anche quello italiano non è da meno se esempi numerosi si possono trovare fin da Mariute del 1918 con Francesca Bertini e poi nei film di Soldati, Bragaglia, Campogalliani. Successivamente si deve citare Bellissima di Visconti, chiaramente, ma i titoli sono davvero molti, fino a Boris – Il film (2011) e Notti magiche di Paolo Virzì (2018).

Se usciamo dall’Italia, in Francia troviamo Vi presento Pamela, il film che viene girato in Effetto notte di Truffaut, e in germania The survivors, il film di fantascienza che si gira in Lo stato delle cose di Wenders. Ma questi sono solo due dei più famosi, elencare tutti i titoli sarebbe impossibile dato che il numero di questi film li fa assurgere a vero e proprio genere a sè (in questo dizionario sono 390!) diffuso in tutte le epoche e in tutti i paesi. Si foglia questo libro con passione e si passa da un film all’altro, seguendo la memoria, e man mano che si legge vengono in mente sempre più titoli che contengono film immaginari: Sono fotogenico di Risi, L’Esorcista, Hollywood, Vermont di Mamet, i tanti film di Moretti (indimenticabile il film sul pasticcere trotskysta in Aprile e Caro Diario) e molti, molti altri…Anile ha scelto di mutuare dal dizionario di Mereghetti (che scrive un’appassionata prefazione) le convenzioni grafiche delle schede, che quindi presentano titolo, anno, regista, interpreti, trama e un commento critico, esercizio di eccezionale fantasia che è nello stesso tempo un omaggio alla creavitità che i registi hanno dispiegato per dar vita a questi “film alla seconda” e un’ironica riflessione sulle retoriche della recensione cinematografica. E non è poco per un dizionario che si occupa di cose che non esistono!