La casa sulla collina di paglia: Fiona Richmond vs Linda Hayden

La sequenza più conturbante di La casa sulla collina di paglia, mai vista in Italia
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C’è un proverbio popolare che credo di avere letto una volta in un volume dal titolo Venere ride, o qualcosa del genere, che mette in guardia dal pericolo del lesbismo tra ragazze dicendo che le giovani sono come la frutta e non vanno lasciate troppo tempo vicine, perché altrimenti si corrompono. Ritorna in mente questo adagio a proposito del film inglese del 1976 La casa sulla collina di paglia (Exposé) di James Kenelm Clarke, in cui una situazione di convivenza sotto lo stesso tetto di due donne detona in un amplesso lesbico di eccezionale potenza. L’eccezionale potenza era quella con cui le immagini arrivavano nei nostri occhi di adolescenti quando vedevamo il film nella versione italiana, sebbene super censurata, in televisione o nelle prime videocassette distribuite – una Gvr cartonata a buon diritto mitica, perché fino al 2013 è rimasta l’unico supporto per il film nella nostra lingua.

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Ora, Fiona Richmond e Linda Hayden non erano, in realtà, ragazzine implumi ma donne fatte e su di loro non poteva certo agire una corruzione per contatto, visti e considerati i tipi di personaggi che interpretavano nel film: la prima, una rossa prorompente di 31 anni, rifatta e bombata nei seni, era l’amante del protagonista Udo Kier, uno scrittore al quale piace farlo strano e violento; la Hayden, ventitreenne bionda e morbida di forme, interpretava la segretaria e dattilografa di Kier – in realtà una psicopatica insinuatasi nella vita di costui per compiere una tremenda vendetta. Caratteri, tutti, abbastanza al limite, anche e soprattutto dal punto di vista della sessualità. Fatto sta, comunque, che circolando per la stessa dimora e adocchiandosi l’una con l’altra, le due finiscono per avvicinarsi pian piano e la tensione accumulata e non risolta per tutto il film esplode in una scena a letto, verso la fine, in cui la Hayden si fa parte diligente del coinvolgimento della fiammeggiante Richmond.

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In realtà, prima di questa sequenza clou, c’è una schermaglia erossaffica in cucina: la Hayden si avvicina da dietro all’altra che sta bevendo e guardando fuori dalla finestra, e comincia a strusciarlesi addosso, come una gatta, infilandole una mano nel petto. E la Richmond che è una di quelle donne che danno l’impressione di essere tese come un elastico e basta un nulla per farle partire, risponde alle sollecitazioni della partner con guizzi da biscia e leccate di labbra che lasciano presagire  qualcosa di più strong di lì a qualche decina di metri di pellicola. Come difatti accade. Linda Hayden, di nuovo, raggiunge con una lunga soggettiva Fiona Richmond che sta distesa sul letto, a piangere, dopo che Udo Kier l’ha presa a schiaffi ed è uscito di casa andandosene in macchina. Vestita solo di una camicia bianca da uomo, Fiona porta una catenella sul ventre: il massimo.

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Qui scatta la scena lesbo conclamata, in cui non è che si veda moltissimo ma che sale magistralmente come una marea, avendo avuto il regista o chi per lui l’intuizione di montarla in alternanza alla corsa in auto senza freni – noi sappiamo che la Hayden li ha sabotati – di Udo Kier per una stradina di campagna. La bella idea e ben sviluppata di descrivere l’accelerazione verso l’orgasmo delle due donne appunto come se si trattasse di una vettura fuori controllo che prende man mano maggiore velocità, fino al traguardo liberatorio, non ha equivalenti in nessun altro lesbo che mi sia capitato di vedere – e ne ho visti parecchi. Certo, le attrici ci mettono un buon 70% perché venga come viene, la scena. Il resto però lo fanno il montaggio e la colonna sonora di Steve Gray che ci accompagna perfettamente verso l’acme. È un vero peccato che nel remake girato da Martin Kemp nel 2010, Stalker, manchi l’equivalente di questa preziosa sequenza.

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