Il finale perduto di Phase IV Distruzione Terra

Un delirante viaggio fino al centro dell’Essere…

Avranno capito, gli avventori della XII edizione del Festival Internazionale del Cinema di Fantascienza nell’anno del signore 1974 che attribuì l’Asteroide d’oro a Phase IV Distruzione Terra di Saul Bass, cosa fosse, alla fine, la misteriosa Phase IV cui alludono sia il laconico titolo americano sia l’apocalittica variante italiana? Verosimilmente, la dicitura restava inspiegata e non appariva sovraimpressa alle immagini come le precedenti tre fasi. E, verosimilmente, la copia transitata con grande gloria per Trieste fu la stessa che si vide dappertutto nel mondo e che tuttora rappresenta la versione divulgata del film, riaggiustata nel finale originario che Bass aveva concepito e girato con la benedizione di qualche nume selvaggio, e che la produzione modificò a favore di un epilogo, suggestivo ma più scontato, sia nelle immagini sia nei concetti ad esse sottesi.

La comune opinione critica si orienta a mettere a confronto la ricerca delle radici ultime dell’Essere che Stanley Kubrick aveva compiuto in alto, nell’infinitamente grande, e quella, uguale e contraria, che Saul Bass esperisce in basso nell’ordine della piccolezza, tra le comunità di formiche dell’Arizona alle quali un fenomeno solare, un’eclissi (il Sole, e non più la Luna, è l’astro che brilla sul fantastico Usa anni Settanta), ha recato in dono (o forse ha solo slatentizzato) una forma di intelligenza che agli occhi degli scienziati che la stanno studiando è, al contempo, fascino e pericolo. Così, mentre in una base con un design che prelude già a un tempo, anzi ad una fase, postatomica, Nigel Davemport e Michael Murphy, in compagnia della celeste Lynne Frederick scampata alla morte della sua famiglia, aprono la comunicazione e la sfida con il popolo delle Mirmidoni 2.0, lo snorkel del regista segue gli insetti nelle viscere della terra, nei penetrali di un mondo pulito, ordinato e geometrico che prelude all’avvento di un modello di vita rinnovato anche sulla superficie terrestre. Ossia la Fase IV, la palingenesi del creato nella matematica e mistica unione di uomini e formiche.

Riscoperto a Los Angeles nel 2012, il finale concepito in origine per il film – visibile nel video che vi proponiamo – esplicita il futuro del pianeta con scene (indescrivibili) che fanno venire in mente, prima e più di Kubrick, Ken Russell: un viaggio lungo cinque minuti verso la stessa metafisica meta cui tendeva Ridley Scott con  Prometheus (come osserva acutamente un utente yt). In sintesi: un capolavoro e, con questo epilogo, capolavoro due volte. Bass aveva vinto un Oscar per il miglior cortometraggio con Why Man Creates, passato anch’esso a Trieste nel 1969 e insignito del premio speciale della Giuria: 24 minuti sulla creatività umana in senso molto lato, che, rilette alla luce dello stile e della filosofia di Fase IV, ne fungono da efficacissimo prologo.