Hacker Porn Film Festival 2018, né generi né confini

La pornografia si fa arte cinematografica alla seconda edizione dell’Hacker Porn Film Festival
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Tabù, miti, ipocrisie che circondano l’emisfero della pornografia che si fa arte cinematografica (ma non solo) alla seconda edizione dell’Hacker Porn Film Festival No Gender No Border, in corso a Roma da martedì 24 a lunedì 30 aprile ai circoli Sparwasser e Trenta Formiche. Film, corti, documentari, tutti inediti in Italia, ma anche workshop, performance, teatro per parlare di sesso e disabilità, sex workers, transgender, masturbazione, incesto, feticismo, squirting maschile, senza confini e senza pregiudizi. Apre il festival Il Principe di Ostia Bronx di Raffaele Passerini, film-documentario che racconta di due artisti rifiutati e bistrattati, Dario il Principe, e Maury la Contessa, due personaggi fuori dalle regole che fanno della spiaggia nudista di Capocotta il loro personale palcoscenico. In My Body My Rules di Émilie Jouve, corpi disabili, corpi performativi, corpi anziani e soprattutto corpi trasformati rivendicano uno spazio, disturbano, divorano, sanno godere e sono liberi di farlo. Il focus del HPFF 2018 è su Bruce La Bruce presente con due lungometraggi The misandrists, film su una segretissima armata di amazzoni lesbiche e il loro progetto rivoluzionario contro il patriarcato e It’s not a pornographer, pellicola ad episodi, poetica e cinica, porno e sperimentale. Con The 36 Years Old, Skyler Braeden Fox narra l’infanzia vissuta in una famiglia fortemente religiosa e l’adolescenza lesbica colma di man-hating che lasciano Skyler – ora uomo trans – curioso e inesperto rispetto ad atti sessuali che potremmo definire standard come la penetrazione da parte di un uomo cisgender. Il problema del vaginismo, una patologia piuttosto diffusa ma che resta ancora nell’ombra e di cui le stesse donne fanno fatica a parlare, è il tema di My fucking problem, il documentario della giovane regista olandese Anne Van Campenhout.

Ci si sposta in Messico con La muneca feca di Claudia Lopez Garcìa e George Reyes, il documentario che racconta la vita di un gruppo di anziane sex workers. Un ritratto di donne incredibili tra i sessanta e i novantacinque anni, ospiti della Casa Xochiquetzal, luogo di accoglienza creato e gestito da sex workers a Città del Messico. Tra le rughe di questi volti e le loro cicatrici si diramano racconti intensi fatti di dolore, sacrifici e gioie. ISVN (acronimo di Io Sono Valentina Nappi) di Monica Stambrini è un quadro inedito della porno attrice Valentina Nappi. Dopo Queen Kong, la Stambrini svela il lato nascosto del porno, quello mai raccontato, fatto di intimità e di tenerezza. Il film si apre con Valentina in taxi al suo arrivo a Roma. La vediamo parlare al cellulare con il fidanzato, dare indicazioni sul posto in cui verrà ospitata per la notte – il laboratorio dell’artista Corrado Sassi – annoiarsi, curiosare fra gli oggetti della casa in cui si trova, lavarsi i denti, cambiare l’assorbente. Potrebbe benissimo essere una sera qualunque della sua vita, in trasferta a Roma per lavoro e ospite in una casa che non conosce. Qualche manciata di minuti dopo arriva il sesso con l’amico: lungo, a più riprese, pieno di passione. Lunàdigas di Marilisa Piga e Nicoletta Nesler è ambientato in Italia e racconta le storie di donne celebri e anonime, incontrate da sole e in gruppo, single e in coppia, giovani e anziane,  determinate nella scelta di non avere figli. Lunàdigas è una parola della lingua sarda usata dai pastori per definire le pecore che in certe stagioni non si riproducono, che le autrici hanno scelto come titolo icastico del loro lavoro in mancanza di una parola altrettanto incisiva nella lingua italiana.

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In Fallen Flower,Thick Leaves di Laetitia Schoofs, una sessuologa cinese ci introduce nel suo studio a Pechino. Donne di tutte le età si sono radunate, intimidite ma coraggiose, per scoprire i segreti del piacere femminile. Le loro storie rompono i tabù e portano alla luce una rivoluzione sessuale in atto, contro i valori tradizionale della Repubblica Popolare Cinese. Il documentario Yes, We Fuck! di Antonio Centeno e Raúl de la Morena racconta e mostra, senza filtri o moralismi e in maniera esplicita ma rispettosa, le esperienze sessuali di persone con disabilità funzionali: per alcune di loro è la prima volta, altre raccontano le discriminazioni contro cui si sono dovute battere, per tutte il sesso è un bisogno e un diritto come lo è per chiunque altro. Numerosi i film italiani tra cui She groped me the groped, di Lidia Ravviso e prodotto da Erika Lusta, Pow di Werther Germondari e Maria Laura Spagnoli, Ki è my papino di Diego Tigrotto e gli immancabili Rosario Gallardo con Apocalypse casting.

Tornano le proiezioni di mezzanotte “senza confini” dedicate alla disabilità con Army of love, Self Care e Nexos, i documentari parafiliaci di Jan Soldat, le visioni estreme di Marc Martin, Sky Deep Dietrich con Enactone e tutti i corti di Ben Berlin. Chiude il festival Female Touch di Morgana Mayer, film blasfemo, onirico che offre una visione della donna originale, queer e rappresenta la decadenza della società contemporanea vista attraverso la visione folle di Morgana  Mayer. Il film è un omaggio al cinema di Alberto Cavallone a cui il film è dedicato. HPFF 2018 è anche reading, performance, cabaret, musica live. Al circolo Sparwasser il festival si arricchisce di tutto ciò che è legato alla performance dal vivo, all’approfondimento con gli autori, ai corpi che saranno una tangibile presenza nell’incontro con il pubblico. Tra gli appuntamenti più attesi l’incontro/reading con Porpora Marcasciano, storica attivista transgender, e il suo ultimo libro L’aurora delle Trans cattive. Franca Kodi, la regina dei feticisti, con il suo Una bambina nata porno, uno straziante monologo su un trauma difficile da superare, quello di una bimba abusata da sua madre che si scopre donna attraverso le gioie del sesso.

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La sezione Talking porn è curata da Mariella Popolla dell’Università di Genova e ruota su temi quali sesso e disabilità, Weinstein, binarismo di genere, sex workers e squirting maschile. Tutto questo e molto di più con l’obiettivo di dare valore e visibilità alle produzioni indipendenti che fanno dei corpi, della sessualità e delle transizioni tra i generi, i nuovi soggetti d’indagine e di ricerca. E poi il post porno come scrittura in grado di scardinare i generi, le convenzioni linguistiche e il rassicurante cinema di intrattenimento a cui siamo abituati. Fuori dai pregiudizi di genere, di costume e di credenze per “hackerare” e destabilizzare il sistema convenzionale di fruizione del cinema. HPFF 2018 è la rassegna romana internazionale ideata da Fran Stable, produttore del documentario Porno e Libertà (vincitore di un Nastro d’argento) diretto da Carmine Amoroso e da Lucio Massa, altro produttore “alternativo” di vari film indipendenti tra cui Oltre la follia di Luigi Atomico.

Info e programma completo: https://www.hackerpornfest.com/programma/