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The Divided States of Hysteria

Autore:
Howard Chaykin
Editore:
SaldaPress

Il nostro giudizio

L’America del prossimo futuro è una pentola a pressione piena di chiodi poggiata su una fiamma che la sta riscaldando fino al punto di farla esplodere. La tensione sociale è alle stelle e basta poco a spingere la biglia giù dal piano inclinato. Basta un attentato che crea un effetto domino devastante per la società, le cui componenti più radicali vanno in modalità berserker dando vita a una serie di esplosioni di violenza che le autrorità fanno fatica a contenere. A cercare di mantenere insieme i pezzi di un sistema in procinto di collassare sotto il peso delle proprie contraddizioni ci pensa una squadra, una versione ridotta della sporca dozzina, i cui componenti di quelle stesse contraddizioni sono i figli problematici e disfunzionali.

The Divided States of Hysteria è il classico thrillerone à la Chaykin in cui la ruvidità della narrazione va di pari passo con la solidità di una struttura densa, ricca di accadimenti e di dialoghi che sembra schivare felicemente ogni rischio di abuso della narrazione decompressa. Che si tratti di noir a tinte forti come Black Kiss o distopie come American Flagg!, le cui tematiche vengono qui riprese con una sceneggiatura più vicina alla nostra realtà quotidiana che riporta la fantascienza a una futuribilità quasi immediata raccontata con un linguaggio aggiornato e contemporaneo, la voce di Chaykin si sente forte e chiara ma non coprente, chi conosce l’autore si ritrova immediatamente nel suo lavoro senza che il suo stile vada a mettere in secondo piano trama, personaggi e tematiche. In particolar modo si vede il cambio di passo rispetto a Black Kiss, il ritmo qui è molto più tirato e le tavole sono piene di un rumore di fondo costante, martellante, il ronzio di uno sciame di vespe che rende alla perfezione il sottofondo ininterrotto del chiacchiericcio costante dei media iperconnessi del mondo contemporaneo. L’evoluzione si vede anche nel tema dell’identità di genere: in ambedue le opere un personaggio transessuale gioca un ruolo di primo piano ma qui la sua condizione si prende molto meno il centro della scena, sia per le esigenze di una narrazione che verte per lo più su altro sia perché anni sono passati fra un’opera e l’altra e The Divided States of Hysteria guarda a una società in cui la questione è gradualmente normalizzata.

Chaykin realizza un fumetto politico che legge il presente che lo circonda da una prospettiva divenuta ormai un topos del genere distopico, i due minuti nel futuro, resa efficacemente grazie alla padronanza della sinergia fra testo e disegni tipica dell’autore completo e navigato, un’opera sicuramente pop che non rinuncia alla profondità e con un’identità autoriale ben definita. The Divided States of Hysteria funziona, intrattiene e fornisce una prospettiva ricca di lucidità ma anche di senso dell’ironia, che in diversi passaggi arriva a sconfinare nella parodia, rivolto a un pubblico di lettori di fumetti scafati ma ancora desiderosi di godersi un bel volume sostanzioso.