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Una giusta sete di vendetta

Autore:
Rick Remender, Andrè Lima Arujo
Editore:
Saldapress

Il nostro giudizio

Un uomo comune, un investigatore assicurativo, s’imbatte in un crimine più grande di lui. Si ritrova addosso una scelta da compiere e, senza un vero motivo, decide di mettersi dalla parte delle vittime e di proteggerle, nonostante non ne sia minimamente in grado. Ma la biglia è stata spinta sul piano inclinato e gli eventi non si possono fermare. Parte così una lunga cavalcata fatta di sangue e di fughe disperate quanto inutili, perché la violenza trova sempre un modo per raggiungerti.

Rick Remender è uno di quegli scrittori molto preparati a livello tecnico. Padroneggia il ritmo e l’arte della sintesi per cui dice l’essenziale in poche vignette, anche meno delle informazioni che servono per capire tutta la trama, alcune di esse arrivano nel secondo volume di questo suo Una giusta sete di vendetta, ma sufficienti per entrare in connessione a livello di pancia con le vicende di questo travet grassoccio e un po’ imbranato che si improvvisa difensore innescando una reazione a catena da cui riesce a non farsi travolgere grazie a parecchia fortuna e diversi aiuti esterni, in linea con la caratterizzazione realistica di un personaggio che eroico non è e, pertanto, ha i suoi limiti e soprattutto ha paura, per sé e per gli altri che non sa, consapevole di sé stesso, se sarà in grado di proteggere a lungo. Molto interessante il ritmo della storia che parte a mitraglia e lascia il lettore appeso per la gola fino alla fine del primo volume con tempi narrativi tirati all’inverosimile per poi rallentare, quasi in omaggio a Kill Bill, in un’andatura a singhiozzo in cui momenti di tranquillità, in cui il tempo si dilata, sono alternati a brevi esplosioni di violenza a cui segue una fuga, in una scansione tripartita della storia che si presenta ad alternanze sempre più ravvicinate.

Perché la violenza ti trova sempre, questo è uno dei punti chiave di Una giusta sete di vendetta, con un effetto domino per cui un cadavere ne chiama un altro se nessuno si prende la briga di andare a fondo e chiudere il cerchio afferrando il serpente per la testa e decapitandolo. Nel mezzo, la gente muore. E poco importa se il lettore ha avuto qualche istante per affezionarsi a un personaggio in particolare, se il suo destino è di finire ammazzato Remender lo elimina senza troppe cerimonie. Il dinamismo della trama è supportato a pieno dai disegni di Andrè Lima Arujo, ipercinetico quanto dettagliato nel suo segno ricco di influenze asiatiche che assimila la lezione dei manga senza imitarne pedissequamente gli stilemi ma valorizzandone corpo e movimento. Una giusta sete di vendetta è tanta roba così com’è, senza bisogno di seguiti o di prequel, un fumetto spartano che va dritto al punto e racconta correndo lungo i binari dell’incisività e dell’essenzialità.