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Anna Nicole Smith: La vera storia

2023
Titolo Originale:
Anna Nicole Smith: You Don't Know Me
REGIA:
Ursula Macfarlane
CAST:
Anna Nicole Smith (se stessa)

Il nostro giudizio

Anna Nicole Smith: La vera storia è un documentario del 2023 diretto da Ursula Macfarlane.

La vita, gli amori, gli eccessi, le disgrazie e la morte. L’opera di Ursula Macfarlane tenta di accendere un faro chiaro e limpido sulla vita della modella e coniglietta di Playboy Anne Nicole Smith, della sua vita vissuta sempre davanti i riflettori, delle innumerevoli foto e copertine che riempivano ogni tabloid, cercando di rapire anche solo un briciolo del suo privato, di un’intimità vissuta sempre con grande riservatezza, così come è stata tutta la sua vita. Questo documentario prodotto da Netflix purtroppo si riduce al minimo sindacale, lasciando troppe domande in seno alla vicenda, stuzzicando sempre l’interesse dello spettatore che viene infarcito di nomi, eventi, numeri, date e persone, senza però riuscendo a trovare un obiettivo concreto per chiudere tutta la vicenda. Dalla sua nascita, di una giovane e brillante bambina bionda di nome Vicky, alla consapevole abilità nel manipolare le persone attorno a se. Che Anna Nicole fosse una donna di grande carisma lo si capisce sin da subito: lavora senza sosta, usa il suo corpo e il suo viso per portare l’attenzione tutta su di se, che sia un precario lavoro da spogliarellista, ottenere la copertina di Playboy e le dirette attenzioni di Hollywood. Qui avviene una scissione del tessuto narrativo che desta più di qualche semplice grattacapo. In più occasioni si punta l’attenzione sul confronto fatto all’epoca – e forse ancora oggi – di Anna Nicole Smith con Marilyn Monroe, in special modo nell’elettrizzante e magnetico sorriso, della sua capacità di farsi volere bene da tutti (ma come capita spesso, era veramente amata da pochissimi) e del rapporto pluridirezionale che la stessa aveva con i media e i paparazzi.

Lei li usava per apparire e loro per guadagnare. Tutto si basava sui soldi, sulle opportunità reciproche, giacché un buon servizio, una buona fotografia era un valore a doppia mandata, per lei e per la stampa. Tutte queste e altre idee sorgono spontanee, mentre la narrazione quasi cronologica scandisce i tempi della sua vita, del matrimonio con il miliardario novantenne Marshall II, delle accuse di essere un’arrampicatrice sociale mentre combatte con le unghie e con i denti per ottenere giustizia ad un testamento che dovrebbe vederla ereditare parte di quella fortuna alla morte del marito, per poi trovarsi con pochissimo tra le mani. Dall’amore dei fan in tutto il globo alla diretta impossibilità di ottenere ciò che la modella pensa di meritare. Se di soldi si parla, sono sempre questi che si fatturano sulle storie di gossip e oscure parentesi di vita. Tra una confessione di un parente, di un amico o di stretti collaboratori, ne esce fuori un dipinto di una donna distante dalla realtà che viveva e non per colpa delle droghe o degli psicofarmaci, bensì dalla necessità di creare un vissuto che potesse essere interessante per qualcuno, o almeno, interessante per essere venduto.

Dalle possibili molestie ricevute da un padre ritrovato solo alla maggiore età, passando per le accuse alla madre di maltrattamento e abusi sessuali – prontamente negati dalla madre agente di polizia – di queste e di altri capitoli di infanzia tristi, il documentario sembra porsi l’unico obiettivo in tal senso mal gestito per la natura del prodotto, ovvero smentire la stessa vita raccontata da Anna Nicole. Per quanto il documentario si preannuncia come un assieme di testimonianze atte a rivelare la vita mai raccontata della modella, questo non fa altro che andare a indagare se quello che Anna Nicole diceva era vero oppure no. Per queste e altre affermazioni la risposta è e sarà sempre la stessa: no, con tanto di testimonianze delle persone a lei vicine a cui “rubava” le esperienze tristi per rivenderle come sue. La morale, giusta o sbagliata che sia, si ritrova tutta nelle idee finali che lo spettatore è portato a considerare e la direzione è la stessa, con Anna Nicole a tratti celebrata e glorificata e in altri momenti accusata e mortificata. Forse la realtà è ancora la fuori, mentre noi non possiamo fare altro che assistente alla turbolenta vita di un’anima che ha bruciato in pochi anni tutto il combustibile vitale che aveva.