Featured Image

A Vigilante

2018
Titolo Originale:
A Vigilante
REGIA:
Sarah Daggar-Nickson
CAST:
Olivia Wilde (Sadie)
Morgan Spector (marito di Sadie)
Kyle Catlett (Zach)

Il nostro giudizio

A Vigilante è un film del 2018, diretto da Sarah Daggar-Nickson.

A Vigilante è un film che parla di normalità e brutalità. Due termini che non dovrebbero viaggiare accostati, un binomio da lasciare sgomenti, ma che negli ultimi anni ha davvero raggiunto lo status di quotidianità. Questo non solo per quanto riguarda conflitti fra stati, tensioni su larga scala o terrorismo pseudoreligioso, ma soprattutto per i continui casi di violenza che la nostra cronaca nera registra fin troppo spesso. E così i mostri non sono più creature dai canini affilati e le zanne snudate bramose di sangue, bensì il vicino di casa, l’uomo in giacca e cravatta, la maestra di un asilo. La cosa che più inquieta di tutto questo orrore mediatico, però, è che ci ha sbattuto in faccia la verità taciuta peggiore che potesse esserci: il più delle volte, il mostro, ce l’abbiamo in casa. Femminicidio, violenze, umiliazioni, un quadro sconcertante che la regista e sceneggiatrice Sarah Daggar-Nickson decide di dipingerci con i colori cupi del dolore e del desiderio di vendetta.

È questo che potrebbe apparentemente spingere Sadie (Olivia Wilde) nella sua missione di soccorso, un aiuto a tutte le donne e i figli molestati, violentati fisicamente o psicologicamente. Sopravvissuta lei stessa a un simile incubo, attraversa il Paese guidata dalle richieste in codice di persone bisognose, spinta dal desiderio soffocante di punire un torto che le ha cambiato la vita. A Vigilante non lascia dubbi: la vendetta femminista nei confronti di uomini che qui non fanno per nulla una buona figura, sfida con rabbia sociale la vessatoria autorità patriarcale; una tematica affrontata, anche recentemente, dal cinema di genere in chiave femminile, basti pensare a Revenge di  Coralie Fargeat o The Nightingale di Jennifer Kent. Olivia Wilde prende in mano un film di vendetta che si discosta dal sensazionalismo di un action o di un’opera ad alto budget, immergendosi nella sofferenza e nella rabbia di chi ha passato un’esistenza castrata, ingabbiata nella rete di un amore malato. E la sua interpretazione è splendida: glaciale e conturbante, amara e violenta, le azioni di Sadie passano dal minacciare e pestare qualcuno al subire le conseguenze di un disturbo da stress post-traumatico.

Ed è lì, nell’ennesima camera di motel, che vediamo la realtà della vita spezzata della protagonista, in un attacco di panico sedato da un disegno, ricordo di qualcosa che non c’è più. Tutto il film è concentrato su di lei e non si spaventa di rivelare allo spettatore gli effetti fisici e psicologici di torture e vessazioni, quasi fosse obbligato a farlo, a dare voce a chi non l’ha. E il peso di questi soprusi è costantemente presente, un fiume Stige la cui sorgente non è tuttavia mai mostrata. A Vigilante si fa carico di una tematica importante e utilizza una bellezza come Olivia Wilde non nella veste di supereroina, ma in quella di una donna al limite, comune, rotta. E se l’unica pecca di questo film, forse, è che fin dall’inizio sai dove ti porterà, è altrettanto vero che ci si lascia accompagnare volentieri, con la consapevolezza che se anche la produzione non è stata faraonica, ciò che voleva ottenere l’ha perfettamente ottenuto: persino il pugno di una mano piccola può ferire e non importa quanto lunga sia la lama di un coltello, se ben impugnata può ugualmente uccidere. Chapeau.