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Under the Tree

2017
Titolo Originale:
Undir trénu
REGIA:
Hafsteinn Gunnar Sigurðsson
CAST:
Steinþór Hróar Steinþórsson
Edda Björgvinsdóttir
Sigurður Sigurjónsson

Il nostro giudizio

Under the Tree è un film del 2017, diretto da Hafsteinn Gunnar Sigurðsson

Tutto ha inizio con una scopata. Osservata con compiaciuto interesse da Atli che ha appena lasciato la mogliettina Agnes a letto, dormiente e corredata da tappi nelle orecchie. L’uomo si alza, raggiunge il pc e tenta di gustarsi una trombata il cui protagonista è… proprio lui. La improvvisata pornostar, però, non è la moglie, ma una sua ex. I gemiti possono più dei tappi e Agnes, sfregandosi gli occhi ancora assonnati, coglie Atli in fallo (è proprio il caso di dire…). È la fine annunciata della noia matrimoniale, ma anche l’inizio di una guerra, anche se quello che si gusta Atli è un filmino hard che risale a molti anni addietro. Cacciato di casa e impedito a vedere la figlioletta, Atli si rifugia a casa di mammà, una bionda pazzoide che si trascina per casa in tuta e pantofole. Il padre, che canta in un coro parrocchiale, è un uomo triste: l’altro figlio si è tolto la vita, comprensibile estremo atto con una famiglia di tal fatta. Da qui si dipana un film fondato sull’odio e sui sospetti: Agnes odia Atli e i genitori di lui odiano i vicini di casa: una ex modella fanatica della bici e della forma fisica con marito mollaccione. Il casus belli è un albero del giardino della famiglia di Atli che fa ombra alla ex pin-up golosa di raggi di sole. Sono anni che chiede di potarlo. Ma niente.

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Under the Tree (Sotto l’albero), il conturbante film dell’islandese Haffstein Gunnar Sigurosson, regista che Variey ha definito “uno da tenere d’occhio”, si trasforma, così, in una sorta di horror. Del resto, chiunque di noi si sia mai trovato nel bel mezzo di una assemblea condominiale quell’horror lo conosce bene. Si tratta di riunioni che tirano fuori il peggio di ognuno. Il tema è già stato spesso affrontato al cinema: ricordo ad esempio Condominio (1991) di Felice Farina con Ciccio Ingrassia, ma anche il più recente Asphalte (2015), di Samuel Benchetrit, ridicolmente tradotto in Italia come Il condominio dei cuori infranti . Ma il film islandese va oltre: ciò che in altre opere sul tema si limitava a dispettucci,  attacchi verbali o cattiverie gratuite, qui sfocia nella violenza fisica e, forse, anche nell’omicidio. Immonde azioni che, sul finale, sfociano in uno splatter decisamente insolito per questo genere di film. In sintesi, Agnes, in assemblea, sputtana coram populo il marito accusandolo d’essere un segaiolo; il cane di una delle due famiglie viene rapito, fatto sopprimere, imbalsamato e piazzato davanti alla porta dei vicini, accusati di aver fatto sparire il loro amato gatto, atto primo che scatenerà tutti i seguenti; il marito cacciato di casa sarà costretto ad accamparsi in una tenda nel giardino dei genitori e verrà travolto dall’albero contestato; e infine i due padroni di casa si affronteranno in un duello all’o.k. corral, massacrandosi reciprocamente per finire riversi in laghi di sangue.

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Dice il regista: “Dopotutto cos’è la guerra se non una disputa fra vicini, ma su scala molto più grande?”. Ed ecco che il film diviene metafora. Bravissimi i protagonisti (soprattutto Edda Björgvinsdóttir, la madre di Atliu che, con scandinava, fredda follia è la vera icona del film, la più aggressiva e perfida). Un prodotto cinematografico  realizzato in economia, ma che rappresenta il paradigma estremo della violenza respirata un po’ da tutti noi quotidianamente e che basta una scintilla  a far esplodere. Il finale, che non riveliamo, dà il senso alla inutilità (e alla stupidità) degli umani conflitti.