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Proie

2010
REGIA:
Antoine Blossier

Il nostro giudizio

Proie film d’esordio del francese Antoine Blossier debutta al festival della Capitale: buone intenzioni, pochi mezzi e personaggi inconsistenti.

In una tenuta di industriali proprietari di un’azienda chimica, iniziano a verificarsi strani eventi: gli animali iniziano a morire, apparentemente a causa di un cinghiale particolarmente feroce, e strani eritemi compaiono sulla loro pelle. Ecco allora che la famigliola (padre, due figli in conflitto e il futuro genero della sorella dei due) s’imbosca per la caccia allo spietato predatore. Il tempo trascorre nella foresta e presto i nostri si rendono conto che c’è qualcosa di più di un cinghiale. Ma cosa sarà? Un mostro? Un mutante? Ebbene sì.

Trattasi infatti di cinghiali mutanti, resi accanitissimi e fortissimi a causa delle sostanze chimiche che hanno contagiato le falde acquifere. Svelato il tema ecologista, a questo punto ci si aspetta che pure il gruppo subisca le stesse conseguenze degli animali, e invece niente. Tutto quello che accade è che la compagine diventa preda del branco di bestie impazzite. L’idea potrebbe sembrare anche divertente, se non fosse che non si vedono nemmeno i cinghiali!
Rigorosamente al buio, illuminati a sprazzi dalle pile che si agitano nella notte, si distinguono a malapena masse indistinte di peli e sangue che scalpitano nel granoturco. Per fortuna c’è la post-produzione audio che riesce a risollevare la tensione del film ed evita di farci sentire come di fronte ad uno spettacolo di marionette. Buona l’intenzione, anche se mancano i mezzi e le motivazioni forti per “far muovere” i personaggi, non caratterizzati, pedine manovrate giusto per far evolvere la trama. E’ comunque apprezzabile l’intento di usare montaggio, musiche e audio per compensare le mancanze di budget e soprattutto è evidente il divertimento del regista e della troupe nel giare il film. E alla fine ci regala anche un azzeccato finale unhappy.