Zombi 2 memorabilia

Il fumetto d'origine e la scena subacquea

L’albo a fumetti della Sergio Bonelli alla base di Zombi 2 e i segreti dietro la scena subacquea della lotta tra lo squalo e il morto vivente

«Il brodo primordiale di Zombi 2 fu un fumetto, un Tex Willer, dove il ranger più famoso d’Italia affrontava una avventura piena di zombies caraibici. L’idea del film partì da quell’album… […] Quando un produttore mi fece leggere l’album di Tex Willer, chiedendomi di scrivere un western dalle atmosfere horror, accettai la sfida ma scelsi i codici dell’avventura al posto di quelli western…». Così Dardano Sacchetti sull’archeologia della sua sceneggiatura che si intitolò L’isola degli zombi prima e Zombi 2 poi. Qual era l’albo di Tex Willer che il produttore, Gianfranco Couyoumdjian, aveva letto e che lo aveva tanto colpito? Sergio Bonelli stesso, recensendo il volume Il terrorista dei generi, identificava questa fonte nei volumi di Tex dal 125 al 128 (Il figlio di Mefisto, I quattro amuleti, Magia nera e Il veliero maledetto), pubblicati originariamente dal marzo al giugno del 1971 e ristampati dal luglio all’ottobre del 1974. Couyoumdjian avrebbe quindi per le mani, nel 1978, fumetti che risalgono, nella migliore delle ipotesi, a quattro anni prima? Strano… I bonelliani si sono accorti della difficoltà che ai fulciologi evidentemente era sfuggita. Nel forum www.spiritoconlascure.it un lettore ed esperto di Zagor formulava nel settembre del 2005 l’interessante ipotesi che non Tex bensì Zagor potesse essere all’origine dell’idea primigenia di Zombi 2.

Dal gennaio all’aprile del 1978, escono infatti le ristampe di quattro albi di Zagor (All’ultimo sangue, Vudu! La notte dei maghiZombi!) che presentano con certi passaggi di Zombi 2 analogie sorprendenti e qualcosa di più. Sfogliarli per rendersene conto.  Anche le expertises in casa Bonelli propendono tutte per Zagor più che per Tex, da Luca Crovi a Moreno Burattini, sceneggiatore e soggettista per antonomasia dello Spirito con la scure. A parte l’ambientazione nella giungla e il costante rullio di tamburi come background, in Zombi! Zagor, Chico e altri protagonisti della vicenda si trovano addirittura asserragliati in una baracca nella foresta da un manipolo di morti viventi, per combattere i quali ricorrono – inutilmente – a pistole e fucili. Gli zombi poi irrompono e fanno una strage. Forse è eccessivo sostenere che le tavole di Nolitta e Bignotti rappresentino già quasi uno storyboard della pellicola fulciana per questa specifica sequenza. Ma forse no.

La scena subacquea

L’immaginario di chiunque viene colpito, in Zombi 2, dalla sequenza subacquea della lotta tra il morto vivente e lo squalo. Anche la recensione del Corsera, partiva a un di presso in questo modo: “Se a fare notizia non è il cane che morde l’uomo, ma l’uomo che morde il cane, allora il momento più interessante di Zombi è quello in cui…” eccetera eccetera. Nella stesura originaria, Sacchetti racconta che questa scena non esisteva e venne aggiunta solo perché il produttore Ugo Tucci disponeva di materiale di repertorio con degli squali e s’era messo in testa di sfruttarlo. Fulci non se ne occupa. Strano, perché si direbbe cosa nelle sue corde, una situazione ossimorica e surreale che non doveva spiacergli. E lo stile della sequenza non ha l’aria di qualcosa di intrusivo o posticcio. Peraltro, Lucio ne gira sicuramente il prima e il dopo, cioè l’immersione e il recupero sullo yacht, di Auretta Gay, l’attrice che la vulgata degli esegeti fulciani dà assodato sia una cagna solo perché Fulci la odiava ( “L’ha detto Fulci, allora è vero”) e la chiamava Caghetta Gay perché se l’era fatta sotto, e non solo in senso figurato, nelle sequenze acquatiche.

In realtà, la Gay è una delle interpreti più efficaci di Zombi 2, insieme a Richard Johnson e Olga Karlatos. Ha belle scene e belle battute  («Tamburi di merda!») e la sua morte nel cimitero spagnolo è antologica non solo per come è stata girata ma anche perché l’espressione della vittima, durante quei secondi eterni in cui si volta, risulta perfetta. Chiusa parentesi e tornando agli squali: artefici dello shooting addizionale furono il truccatore Giannetto De Rossi (se ne ascolti il resoconto nella nostra intervista inclusa tra gli extra del dvd Cinekult di Zombi 2) e il messicano Ramon Bravo, il maggiore addestratore specializzato nell’utilizzo dei pescecani per il cinema, che oggi una lapide sulla sua tomba a Isla Mujeres così ricorda: Ramón Bravo Prieto, protector del mar y el océano, duerme por siempre al lado de sus tiburones en esta cueva. Bel personaggio da approfondire, vissuto nell’avventura e morto nel mistero A studiarsi bene il pezzo del film, si nota, intanto, che di repertorio c’è poco e più probabilmente nulla. Quindi devo sconfessare quanto scrivevo altrove (forum di Nocturno e dossier L’opera al nero). Forse (ma è molto dubbio) le inquadrature dello squalo tigre da solo, tre o quattro, mentre il resto fa tutto parte di ciò che venne girato espressamente per il film: il body double della Gay che si immerge, l’incontro con lo squalo, lo zombi che appare subitaneamente per aggredirla e che sembra la voglia possedere e la successiva lotta tra il morto vivente e il famelico Tiger Shark.

Nemmeno il montaggio terribile riesce a rovinare la magia della scena, né con il brutto taglio (con salto della colonna audio) quando la donna si disimpegna dallo squalo la prima volta né con l’errore di continuità del braccio monco dello zombi  prima che il predatore glielo abbia azzannato. Ma è la meccanica della scena, ciò che ora ci interessa. Sacchetti, una volta che deve scriverla, la concepisce “in modo ironico, immaginando una scena di attacco da parte di uno squalo ad un bagnante e poi, a colpo di scena, vedere che è il bagnante a mordere lo squalo (che scappava via)”. Colpo di scena e colpo di genio, sebbene poi l’esecuzione si allontani dal suo concept. Il cinema però si nutre spesso se non sempre di altro cinema. Nello 007 del 1978 La spia che mia amava, Roger Moore si trovava a un certo punto a  dover fare i conti con il mastodontico Richard Keil, in possesso di una dentatura di acciaio e soprannominato perciò Jaws. Gettato da James Bond in una vasca con uno squalo, Keil usciva vincitore dal confronto azzannando l’animale. E’ un antecedente abbastanza impressionante, vista la contemporaneità con i fatti che stiamo raccontando.