Rob Zombie & Sheri Moon

Intervista al regista e alla protagonista di 31

Incontro con il regista-rocker Rob Zombie, al secolo Robert Bartleh Cummings, che si è presentato con look ’70s in compagnia della moglie e attrice Sheri Moon. E quando si parla di cinema, di freaks e circhi, la musica passa in secondo piano.

31, il tuo ultimo film, è un classico survival horror. Ricorda anche La pericolosa partita

RZ: Ho pensato a La pericolosa partita, un classico sulla caccia all’uomo. È un’idea semplice e chiara per un film.

Puoi parlarci dei personaggi femminili? Hanno sempre una grande importanza nei tuoi film.

RZ: In ogni film cerco di avere personaggi femminili molto forti, villain o eroine. Non voglio che il mio eroe sia il classico uomo forte, lo trovo noioso. Mentre le donne sono molto più interessanti: tutti i film, da Halloween a La casa del diavolo sono pieni di donne, gli uomini finiscono per essere quasi marginali.

Sheri: Mi sento fortunata ogni volta che Rob scrive un personaggio per me. Durante la stesura della sceneggiatura ne parliamo, ho il tempo per lavorarci su; ogni personaggio è diverso, è una sfida.

Sheri Moon, parlando del tuo personaggio in 31, possiamo dire che questo è un ruolo diverso dal solito. È una final girl, un personaggio buono per la prima volta.

Sheri: Penso che questo sia un personaggio dark ma buono, il pubblico patteggia per lei fino alla fine. Ogni volta cerco di interpretare un personaggio diverso; con Rob in fase di scrittura ne parliamo spesso. In 31 ho un personaggio buono che fa un sacco di cose brutte, è molto divertente.

Quali sono i personaggi che preferisci interpretare?

Sheri: Sono tutti molto divertenti: Debora Myers è abbastanza vicina a me (ride). Non sono una persona violenta, non è facile interpretare ruoli violenti, ma quando sei sul set è quello che devi fare, forse non è la parte che preferisco del mio lavoro ma è cool.

Scrivete assieme i personaggi o se ne occupa solo Rob?

Sheri: (in un italiano/spagnolo improvvisato) Solamente Roberto!

RZ: Di solito scrivo da solo la sceneggiatura, poi quando arrivo all’ultima stesura la mostro agli at- tori che possono trasformarla in realtà. Loro hanno il compito di rendere reale quello che esce dalle pagine, possono cambiarlo un po’ ma più materiale metto su carta meglio loro potranno lavorarci su.

Sei specializzato nel descrivere personaggi marginali, negativi, psicopatici.

RZ: Per questo tipo di film mi piace avere grandi villain; mi sembra che negli ultimi anni queste figure stiano scomparendo. Io amo i mostri, amo Frankenstein, Dracula, King Kong… e poi ci sono stati Freddy Krueger, Michael Myers, e ora non ci sono mostri. Non ci sono cattivi. Io volevo che ci fosse un personaggio da ricordare, come Capitan Spaulding o DoomHead, ecco cosa mi piace di questo tipo di cinema, i personaggi malvagi. Come in James Bond, a me piace Goldfinger, non James Bond.

Il tuo cinema è violento, estremo, forte, mette in scena personaggi principalmente negativi, in netto contrasto con la tua vita da persona pacifista, impegnata per l’ambiente, per gli animali. Pensi che i tuoi film siano una rappresentazione di quello da cui fuggire, una catarsi?

RZ: Credo che siano due cose completamente diverse. Io amo i film horror, e so che ci sono argomenti non adatti a tutti ma anche nella vita ci sono cose disgustose. I film sono finti, non fanno niente di male. Non vedo una connessione tra le due cose, forse uno psicologo la vedrebbe ma non io.

Sheri: Nemmeno io vedo questa connessione. Nessun animale è stato ferito nei film. Le persone invece sì.

31 è stato finanziato anche con una grande campagna di crowdfunding: puoi parlarci di questo tipo di raccolta fondi?

RZ: È la prima volta che faccio crowdfunding ed è andata molto bene, abbiamo ottenuto il 100% del necessario. Non avrei potuto fare altrimenti. Ho usato le donazioni per il montaggio, la musica e il lavoro finale sul film. È difficile ottenere la somma giusta per un certo tipo di film, oggi sarebbe impossibile avere da una casa di produzione il bud- get di La casa del diavolo. Il crowdfunding è stato necessario.

Sembra strano che un regista come te possa avere problemi a trovare i finanziamenti per un film.

RZ: Oggi è difficile per tutti trovare i finanziamenti, non solo per me. A volte penso che sono solo io ma poi leggo interviste dove tutti, da George Romero a Martin Scorsese, dichiarano che hanno questi problemi. Fare un film è un incubo, soprattutto se vuoi fare un film che non è proprio mainstream. Se vuoi fare un horror, per avere i finanzia- menti dovrà essere PG-13 e adatto a tutti: io non sono interessato a questo tipo di film, quindi, ogni volta che mi trovo a farne uno, è una battaglia. È sempre una battaglia diversa perché devi convincere le persone a darti milioni di dollari per questa follia. Non è facile.

Cosa ti ha portato a fare questo tipo di cinema?

RZ: La maggior parte delle influenze arrivano dalla mia adolescenza: dalla musica, alla moda al cinema degli anni ’70. Sono stato influenzato principalmente da film che oggi sono ritenuti cult, ma la maggior parte allora era sconosciuta al grande pubblico, come Faster, Pussycat! Kill! Kill! o Ilsa la belva delle SS, i cosiddetti film grindhouse erano i miei film preferiti. E non ho mai cercato di fare film che rendessero tutti felici.

Nei tuoi film troviamo numerosi riferimenti al cinema europeo e al cinema italiano. Puoi parlarcene?

RZ: Nei miei film, e si vede soprattutto in Le streghe di Salem, penso di essere stato influenzato dal cinema europeo e italiano, molto anche dalle opere di Argento: spesso quando guardo i suoi film non percepisco cosa sta accadendo, ma mi piace. Come Suspiria, ad esempio, un film strano, che ti fa uno strano effetto, ma ti trasmette delle sensazioni, ti dà un senso di pace. Al contrario dei film americani che hanno fretta di mostrare cosa accade, hanno sempre timore di sembrare noiosi, gli Europei hanno più pazienza e attenzione verso cosa accade, impiegano più tempo e cura nel mostrare le vicende. L’accoglienza per Le streghe di Salem è stata fredda in America: il pubblico americano non ha apprezzato l’atmosfera, mentre in Francia, Germania e Italia è stato recepito e amato.

Il circo è un elemento ricorrente nei tuoi film, anche in 31 con il personaggio di Malcolm McDowell torniamo alle atmosfere del Barnum Circus.

RZ: Sono cresciuto in quell’ambiente: almeno fino al 1977 era quello che i miei genitori facevano per vivere, i circensi. La maggior parte dei personaggi, soprattutto in 31, sono basati su persone reali di cui ho un ricordo, su quello che dicevano, sull’idea che avevano dello show. Ad esempio, quando ero piccolo, c’era un numero con un gorilla in una gabbia. Ovviamente era finto, ma io ne ero terrorizzato. E quello l’ho riproposto nel film. Purtroppo queste sono le cose che ricordo: clown e pazzi!

Hai mai pensato, o hai intenzione di fare un film diverso dal solito, tipo una commedia ro mantica o qualcosa di completamente diverso dai tuoi canoni?

Sheri: Sì, un “beach party”!

RZ: Potrei fare una serie tratta da Vacanze sulla spiaggia. (Vacanze sulla spiaggia aka Beach Party è una commedia americana del 1963, il cui attore protagonista è l’omonimo Robert Cummings, co-protagonista di Il delitto perfetto di Hitchcock, nda). Il mio prossimo lavoro è un film sulla figura di Groucho Marx, non sarà un vero biopic ma sarà incentrato sugli ultimi tre anni di vita. Ho acquistato i diritti del libro Raised Eyebrows, di Steve Stolier, suo assistente negli ultimi anni. La parte interessante per me è la malattia degli ultimi tempi, aveva l’Alzheimer, ebbe alcuni infarti e aveva una donna che si occupava di lui, maltrattandolo, drogandolo e rubandogli il denaro. È l’ultima triste parte della sua vita, non è una storia da prendere a cuor leggero, ma una sorta di accorato Viale del tramonto.

Essendo un regista e un musicista, come ti approcci alle musiche per i tuoi film?

RZ: La musica è fondamentale. Per gli ultimi due film ho lavorato alla colonna sonora con John 5, il mio chitarrista, ed è stato tutto molto più facile. Nel passato, quando ho lavorato con dei compositori, non è stato facile entrare in sintonia, mentre John sa che ci serve una musica semplice e facile da ricordare. Poi ci sono molti riferimenti ad altri compositori: amo molto le colonne sonore di John Carpenter, sono semplici, facili da ricordare, sono quasi delle canzoni. Ogni volta che vedo un suo film riesco a ricordare tutte le sue musiche. Di molti film non ricordo niente. Suspiria, L’esorcista, Psycho sono semplici e perfetti. Non è facile ottenere quel risultato, basterebbe anche trovare un solo pezzo da ricordare immediatamente. Noi ci abbiamo provato.

Parlando di 31 e dei clown, vedendo il film, l’impressione è che ci sia qualcosa che manca nella storia. In fase di montaggio è stata tolta qualche scena che potrebbe essere nell’edizione home video?

RZ: A tutti piacciono i clown. Tutti li amano, tutti li odiano. È una cosa universale. Quando il film è finito deve essere sottoposto al visto censura, non puoi avere un film “not rated”, sta nel contratto la consegna al visto censura. Nessun cinema proietterà un film senza il visto censura o vietato ai minori di 17 anni. Questa è la fregatura. La cosa buffa è che non ci sono precise regole e i commenti che ottieni dalla censura sono molto strani, spesso devi tagliare le scene di violenza e sai che il film non sarà così efficace. È una scocciatura anche quando pensi che queste regole non riguardano la TV. Troviamo cose molto più violente sulla HBO rispetto a un film vietato ai minori. È un sistema superato, mi fa uscire di testa, ma funziona così.

31 è il tuo film più crudo, più forte. Hai mai temuto che il tuo pubblico lo trovasse troppo forte?

RZ: Non mi sono mai posto il problema. C’è sempre una parte del pubblico a cui non piace niente. Non si può fare un film che piace a tutti. Sembra impossibile. Quindi non ci penso: lo faccio e basta. So che qualcuno lo amerà, altri lo odieranno. E va bene così.

Hai un fandom molto forte sia nella tua musica che nel tuo cinema. Cerchi di dare alle persone quello che si aspettano, ciò che piace loro o preferisci uscire dagli schemi?

RZ: Cerco di portare a termine quello che piace a me, prima di tutto. Se non faccio quello che mi piace, sembra finto. Al contrario, se faccio ciò che amo e anche a loro piace, è fantastico. Ovviamente spero che a loro piaccia ma non faccio mai niente in modo che piaccia agli altri perché non risulterà vero.

Parliamo della distribuzione e della promozione di 31. Prima è stato presentato a Toronto, adesso a Sitges… cosa ci aspetta?

Sheri: Oggi tutti hanno bisogno di una sorta di gratificazione immediata dai media, con l’uscita quasi immediata dei DVD e questi nuovi tipi di fruizione. C’è molta confusione: noi abbiamo fatto qualche proiezione speciale nei festival e online, ma il film è già in VOD e chi vuole può vederlo a casa propria. Tutti possono vederlo come e quando vogliono. All’inizio ho pensato che fosse strano ma poi ho capito che va bene così.

RZ: Io non me ne preoccupo più. Una volta ti preoccupava di uscire in più sale possibili, ma oggi in pochi vanno al cinema. Le persone amano stare in casa a vedere i film, hanno televisori giganti. Anche noi a casa abbiamo uno schermo TV più grande di quello del cinema, quindi perché uscire e andare a vedere il film in sala? E poi in America appena si proietta un film in sala ecco che non sei più al sicuro, ecco che il film non è più al sicuro.

Parlando di Halloween, perché hai voluto che vedessimo il volto di Michael Myers?

RZ: Nel primo Halloween si vede la faccia di Michael, anche nel 4° capitolo, quindi ho pensato: perché non farla vedere? L’ho già vista nel 1978! Volevo fare qualcosa di diverso, pensavo che Tyler Mane nei panni di Michael Myers fosse veramente figo e spaventoso.