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The Gerber Syndrome

titolo originale:

The Gerber Syndrome

regia:

Maxi Dejoie

interpreti:

Ettore Nicoletti, Pia Lanciotti e Valentina Bartolo Watch Trailer, Watchlist Check In

sceneggiatura:

Max́ Dejoie

anno:

2010

produzione:

Indastria Film e M&N Productions

divs
13/11/2011 - Film Inediti

The Gerber Syndrome

Un orribile contagio, la sindrome di Gerber, semina morti tra la popolazione ma le autorità minimizzano. Una troupe televisiva decide di seguire il caso di una infetta, mentre il virus si diffonde.

Una troupe televisiva realizza un documentario su una misteriosa e terribile malattia virale, estremamente contagiosa, che sta infestando il mondo intero, la Sindrome Di Gerber. Si assiste al caso di Melissa, presa in cura dal dottor Antonio Ricardi, e la videocamera segue, morbosa e attenta, il decorso inesorabile della malattia.

The Gerber Syndrome, mockumentary del 2011 presentato in anteprima all’ undicesima edizione del TOHorror Film Fest, dove ha riscosso numerosi consensi, è l’opera prima del giovane regista torinese Maxì Dejoie, prodotta dalla casa indipendente Indastria Film. Una pellicola che per molti versi si discosta dal tradizionale pattern del finto documentario, il quale in molti casi sta purtroppo diventando un clichè sempre più uguale a se stesso. Il paragone con titoli come Rec sorge spontaneo, ma le differenze sono evidenti, dando a The Gerber Syndrome il dono di un ‘originalità che lo rende unico ed interessante. Il suo essere fortemente indipendente ha il vantaggio di non dover scendere a compromessi: il film è spesso duro, violento, anche impietoso nello sguardo morboso, quasi “pornografico”, della videocamera che riprende anche ciò che non dovrebbe essere mostrato: il dolore della famiglia di Melissa, ma anche e soprattutto i metodi brutali del CS, la Central Security, organo di sicurezza fondato con estrema rapidità al diffondersi del morbo, il cinismo di Luigi, che del CS fa parte, la mentalità collettiva che vede gli infetti non più come esseri umani, ma come mostri da isolare e ditruggere. Tutto ciò viene a formare un’ arguta ed intelligente critica non solo alla solita “tv del dolore”, che sguazza nel torbido, ma soprattutto alla violenza di certi metodi, in una sorta di metafora che mostra gli infetti come simbolo degli outsiders, dei “diversi” che diventano vittime della repressione degli organi di sicurezza e del razzismo violento di frange estreme di vigilantes, che nella loro missione di “pulizia” sfogano una violenza repressa che poco ha a che fare con la sicurezza pubblica di cui parlano: dolorosa e disturbante la scena in cui un infetto viene picchiato a sangue e poi bruciato, nella folle esaltazione di questi giustizieri da quattro soldi. Ottima prova d’ attore di Sax Nicosia, che interpreta il dottor Antonio Ricardi, ma tutto il cast si dimostra capace, con interpretazioni spontanee e credibili. Tecnicamente assai ben realizzato, il film rappresenta una prova coraggiosa e pienamente riuscita, da parte di un cinema indipendente italiano che lotta contro mille difficoltà, e che si spera riesca, meritatamente, ad emergere.

 

 Il Fattore N:

(dove come quando soffia lo spirito nocturniano)

Nell’istituto, un infetto viene portato in una stanza, messo al muro, immobilizzato, e gli viene praticata una puntura per calmarlo.Lentamente, scivola giù, strisciando contro la parete. Il tutto non ripreso direttamente ma visto attraverso un monitor, con una sorta di pudore misto ad uno spirito voyeuristico.

 


Chiara Pani
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