23/05/2011 - Film Inediti
Necromentia
Un film di Pearry Reginald Teo, con Layton Matthews, Chad Grimes e Santiago Craig. Necromentia è un film horror inedito del 2009, presentato al Festival di Cannes. È anche il primo film americano di un regista originario di Singapore.
Tre uomini vedono la loro vita cambiare a causa dell'esistenza di un tatuaggio Ouija che permette di aprire una porta per andare in altre dimensioni...
Ci si interroga spesso, o almeno viene spontaneo farlo, sulla sottile differenza tra citare e copiare in toto, tra omaggio e plagio,tra “riferimento a” e furto bello e buono.
Trovandomi di fronte a questo Necromentia, film del 2009 firmato Pearry Reginald Teo e presentato al Festival di Cannes nell’anno in questione, fin dai primi fotogrammi ho visto davanti a me, gigante e intermittente come l’insegna di un motel americano, la parola “copiato”.
Visivamente parlando, nel calderone c’è un po’ di tutto: un pizzico di
Ringu,un bel po’ di
Saw (in alcune inquadrature e anche nella misteriosa figura di Mr Skinny, che resta comunque una delle cose migliori del film), una massiccia dose di Floria Sigismondi (nella seppur bella fotografia, nei colori: i primi minuti del film sembrano presi di peso dai suoi videoclip girati per Manson e Bowie), qualche spruzzatina di Jean-Pierre Jeunet e,last but not least, Clive Barker (il mostro pseudo-cenobita il quale, ahinoi, non ha un quarto del carisma dei personaggi Barkeriani). Senza contare una spolverata di
Silent Hill, che pare non guasti mai.
“Saw incontra Hellraiser, ma è meglio di entrambi”: così recita, sulla locandina, l’estratto da una recensione dell’LA Weekly. No comment. Il silenzio è d’oro, in certe situazioni.
Lo spunto da cui parte la sceneggiatura è nonostante tutto interessante: tre personaggi, Morbius (Layton Matthews), Hagen (Santiago Craig) e Travis (Chad Grimes), sono uniti dal desiderio di riportare in vita qualcuno che han perso. Mr Skinny, il guardiano degli inferi, è il fil rouge che li unisce, nella loro volontaria discesa all’inferno (altro tema che avrebbe potuto essere sviluppato in maniera più efficace).
Inferi resi in modo interessante e non banale, un tunnel sotterraneo, il personaggio di Mr. Skinny con maschera antigas ha un suo fascino sinistro e con lui il sordomuto Morbius, biondo reminder di un giovane David Bowie, mosso da un cieco desiderio di vendetta. In veste di Demone, è fascinoso e mostra l’eredità delle tradizioni orientali, nella sua crudele leggerezza (il regista è nato a Singapore).
Buona e visionaria la scena del grottesco personaggio-suino che si materializza dallo schermo televisivo: anch’essa rimanda a troppe cose, ma nel complesso funziona. Fortunatamente, non manca qualche sanguigna scena gore/splatter, niente di memorabile, ma meglio che nulla. Il plot narrativo è volutamente frammentato e vorrebbe chiudere il cerchio nel finale, vorrebbe ma non riesce, poiché il film sembra essere stato troncato quasi per errore.
L’idea dell’incidersi sul corpo i simboli di una tavola Oujia per finire all’inferno di propria volontà è, se presa isolatamente, anche originale, ma viene inserita nel contesto in maniera banale; nella visione complessiva, risulta come il solito minestrone esoterico/satanico che abbiamo visto troppe volte.
Il montaggio videoclipparo di Damian Drago, la fotografia sì bella ma troppo patinata e perfettina, l’aria terribilmente modaiola e fighetta che impregna il film, tolgono il 90% del potenziale a una storia che, se presentata in modo meno ambizioso e più onesto, avrebbe anche potuto funzionare. Alla resa dei conti, il film lascia poco o nulla, a parte alcuni spunti interessanti e ovviamente non ben sviluppati. Il tutto scivola via come l’ennesimo prodotto trendy che avrebbe avuto esiti ben superiori, se si fosse prestata meno attenzione all’estetica, alla sovrabbondanza di “citazioni” e ci si fosse concentrati di più sullo sviluppo dei contenuti. Vecchia lezione che molti registi non impareranno mai, purtroppo.
Chiara Pani