regia:
Tinto Brass
interpreti:
Serena Grandi, Andrea Occhipinti, Franco Interlenghi, Andy J. Forest, Franco Branciaroli
montaggio:
Silvano Ippoliti, Erico Menczer
fotografia:
Tinto Brass
musiche:
Riz Ortolani
anno:
1985
produzione:
Giovanni Bertolucci
paese:
Italia
voto:
29/01/2010 - Cult
MIRANDA
Un' intepretazione liberissima della Locandiera goldoniana, con la giunonica Serena Grandi come protagonista...
Il film di Brass racconta il ritratto forte e virtuoso di una donna, presunta vedova, nella bassa Padana degli anni '50 che si divide fra corteggiatori di...lunga mano. Alla fine opterà per il fedele servitore che, portandola all'altare, troverà finalmente una casa e una bottega.
C'e' una sequenza molto particolare con la protagonista che va a deporre i fiori su una lapide dove vengono commemorati nomi illustri della critica cinematografica, ovviamente storpiati per diletto dall'autore. Ci sono quasi tutti: i feroci, gli accomodanti, gli indifferenti. Brass li colloca in ordine alfabetico, quasi a voler sintetizzare che la critica cinematografica è morta, non ha ragione di esistere. E' una trovata spiritosa di Miranda, film con il quale il regista veneto intendeva bissare l'inatteso successo di pubblico de La chiave di due anni prima. Ovvero la sua rinascita artistica che gli ha conferito una specializzazione ed un'esclusiva praticità riconosciuta nel campo del cinema erotico.
Miranda rientra nello stato di grazia tecnico del cinema brassiano: splendida fotografia, buon montaggio, cura nei dettagli. Ma come tutti le opere liberamente ispirate tradisce i buoni propositi dell'autore che, nel tentativo di omaggiare "La locandiera" di Goldoni, lega male il canovaccio alle scomode briglie del cinema neorealistico del dopoguerra. E così la sua nuova scoperta, ovvero la maggiorata romagnola Serena Grandi, si ritrova ad aspettare il ritorno di un marito morto al fronte dividendosi il talamo nuziale con gli avventori della sua locanda.
Buone le prove del quartetto di pretendenti: Andy J.Forest, Andrea Occhipinti, Franco Branciaroli e Franco Interlenghi, ciascuno a suo modo, cercano di carpire il miele della bella e discinta ape regina mentre impazzano campi lunghi, piani sequenza ginecologici, divertenti balletti sulle pedane in riva al mare, futili dialoghi da rotocalco.
Brass si impegna al massimo, concentrandosi ovviamente sulle doti estetiche della bella Miranda (che aprirà un nuovo ciclo di pallide imitazioni di film erotici), ma non riesce ad eguagliare l'esperienza precedente. Migliore rispetto ai film che girerà in seguito è un lavoro che tuttavia ha accontentato ugualmente le esigenze del pubblico. Non quelle dei critici che ovviamente, non avendo gradito la sepoltura, all'epoca non recepirono di buon grado neanche il senso della burla.
Lorenzo Procacci Leone