27/10/2009 - Film in sala
IL NASTRO BIANCO
Haneke fotografa con un bianco e nero impeccabile un dramma violento che gli ha fatto guadagnare la Palma d'oro a Cannes 2009...
Strani eventi accadono in una scuola di campagna nel nord della Germania durante l'anno 1913, sembrando una punizione rituale. Come il sistema scolastico ne subisce l'influenza e come la scuola ha un'influenza sul fascismo?
L'ultimo film di Michael Haneke, vincitore della Palma d'Oro al 62° Festival di Cannes, è un affresco in bianco e nero sulle origini del Male, sceneggiato con rigore impeccabile (evocando Kafka) e messo in scena con una lucidità profetica. Il nastro bianco del titolo è quello che il pastore costringe i suoi figli a indossare al braccio o tra i capelli: un monito che serve a ricordare loro la strada della purezza e della virtù; un “amuleto” che li aiuti a non cadere in tentazione, a fuggire dal peccato, a rispettare il proprio corpo e, in definitiva, a non deludere la fiducia e le aspirazioni paterne che egli ha riposto in loro.
Nel 1913, alla vigilia della prima guerra mondiale, in un villaggio agricolo del Nord-Est della Germania, in cui quasi tutti lavorano miserevolmente al servizio del Barone, accadono incidenti strani e inspiegabili: il dottore cade dal cavallo che si inciampa in un filo “invisibile”; una contadina muore per un incidente sul lavoro; uno dei figli del barone viene picchiato ed umiliato, un piccolo disabile viene brutalmente seviziato e quasi accecato. Nelle case si vive una vita povera scandita dal lavoro e dalle necessità della prole numerosa. La vita patriarcale sembra scorrere tranquilla, ma nasconde orrori e violenze, mentre le donne non contano ma servono. Un giovane maestro è testimone degli eventi e racconta l'accaduto cercando i colpevoli...Il titolo originale del film (La Mano destra di Dio, rifiutato dai produttori), appare ancora più congeniale per un'opera basata in gran parte sulla repressione religiosa e sul senso di colpa.
La dialettica tra regola e libertà, in Das weisse band, risulta annullata da un'impostazione educativa assoluta ed intransigente, incapace di contemplare il dubbio, e di conseguenza coercitiva e violenta. Per certi versi il rapporto pedagogico tra Padri e Figli risulta impostato esclusivamente sul concetto di sfida, pertanto la trasgressione della regola impone al bambino/adolescente, la necessità di confrontarsi con un'entità superiore in grado di dare una risposta alle sue domande. I bambini non possono opporsi al “potere” degli adulti, perché questo è accettato attraverso la sofferenza della punizione, ma possono (e devono) invece esercitare il proprio potere su chi è diverso, per legittimarlo e fortificarlo. In questa dinamica è racchiusa la necessità di giustificare e comprendere, la violenza educativa degli adulti, per potervi aderire incondizionatamente e per assumerla come stile di vita. Michael Haneke, non dà giudizi, egli osserva distaccato, con sguardo apocalittico, lo schiudersi dei mostri, il seme della follia e i prodromi del Male (di tutti i fascismi e fondamentalismi), e chiude il film con una dissolvenza in nero (inconsueta per il suo stile), che è un velo oscuro e minaccioso che cala sulla storia del film, sulla vita del villaggio, sull'Europa, sul mondo, sul passato e, forse, sul futuro...
Fabrizio Fogliato