02/02/2010 - cinema
DRAGON TRAINER
Il nuovo film della Dreamworks Animation presentato in antemprima assoluta al Futur Film Festival di Bologna durante le giornate dedicate al cinema in 3D..
Hic è un giovane vichingo, abitante di un villaggio che da sempre deve lottare
contro i periodici attacchi del nemico giurato, i Draghi. Sbeffeggiato perché
mingherlino e impacciato, il giovane cercherà di dimostrare di essere invece
all’altezza e di poter diventare un domatore di draghi come la tradizione
richiede. Nel tentativo di ottenere il rispetto dei suoi amici e di suo padre, Hic
si scontrerà con il più temibile tra i feroci animali trovando un amico
inaspettato...
In un mondo senza tempo, in un passato non ben identificato, un solitario e incompreso baby-vichingo, dotato di astuzia e parlantina invidiabile stupirà chi non credeva in lui mostrando che forse non tutto è come sembra, che oltre ai muscoli serve ben altro e che dietro il temibile aspetto anche i draghi in fondo non sono così male. Basta aprire gli orizzonti e mettersi nei panni dell’altro, ribaltare il punto di vista. La solita storia, la solita morale trita e ritrita da cui può scaturire una anche troppo facile lettura in chiave contemporanea in cui non ci si vuole dilungare. Dragon Trainer, tratto dal libro di Cressida Cowell e in uscita nelle sale italiane il 6 marzo 2010 in contemporanea con il resto del mondo, non offre nulla di nuovo. Sfruttando la solita ricetta propone un favola con un finale in cerca di morale, personaggi simpatici e accattivanti, dialoghi spumeggianti e un’ironia tagliente adatta a grandi e piccini. La Dreamworks Animation, produttrice di successi come Shrek e Madagascar, propone lo stesso tipo di commedia avventurosa a cui da tempo ci ha abituato, e lo fa, neanche a chiederlo, rigorosamente in 3D. Non è la prima volta che il cinema d’animazione intraprende la spettacolare strada della terza dimensione, ma dopo le ultime fatiche di cameroniana memoria questa scelta ha ben altro peso e sapore, inserendosi nell’ormai animato dibattito degli ultimi tempi: sarà il 3D il futuro del cinema?
Avatar sembra aver segnato un punto di non ritorno e se anche l’Italia concorre alla corsa per la trasformazione digitale dell’esercizio, vuol dire che ormai non c’è più niente da fare, “Pandora ci ha conquistati”, come minaccia il trailer, e dobbiamo prenderne atto. D’accordo, siamo nell’epoca della
remediation, ma sempre di cinema si parla e sarebbe opportuno evitare che il commento più profondo a un film finisca per essere “che figata!”, perché se lo stupore per gli effetti speciali è tutto ciò che resta all’uscita dalla sala è ovvio che qualcosa non funziona.
Dragon Trainer ha un pregio. In quanto film d’animazione potrebbe sbizzarrirsi nel digitale senza risentirne troppo a livello di credibilità, ma riesce comunque a dosare la nuova tecnologia senza distogliere l’attenzione dalla storia. Non si dimentica di quello che deve essere e nonostante quel corpo estraneo che ci pesa sul naso e ci stringe le tempie, nonostante le vampate di fuoco dei draghi che sembrano destinate a carbonizzarci, il film rimane un film. Non mancano sequenze spettacolari, ma a coinvolgere è comunque la tenera amicizia tra Hic e il drago, sono comunque i personaggi, ognuno dotato di un suo certo “spessore”, a coinvolgere è comunque il mondo che ci viene proposto, non lo strumento con cui è stato realizzato. Se lo si guardasse nella tradizionale versione 2D non perderebbe nulla, rimarrebbe ugualmente piacevole, coi suoi pregi e i suoi difetti.
Già si parla di sale esclusivamente attrezzate per la nuova tecnologia, di televisioni in 3D, di visione tridimensionale senza occhiali, di un cinema destinato a cambiare definitivamente la sua anima... l’animazione avrà da guadagnarci, ma tanti generi rischiano di risentirne, così come il piacere stesso di andare al cinema. Sedersi nel buio della sala, scrutare i visi altrui e immergersi nei dettagli del film scoprendone anche, perché no, i difetti... sono aspetti a cui si vuole davvero rinunciare in cambio di volti nascosti da occhialoni oversize e una visione perfetta ma costretta e obbligata? Sarà una posizione retrograda, non all’avanguardia, controcorrente, ma c’è chi tutta questa fame delle tre dimensioni non ce l’ha.
Forse per una volta siamo d’accordo con James Cameron quando dice che «tutta questa tecnologia serve solo a rendere i registi meno dipendenti dalla tecnologia stessa» potendo puntare a un mondo in cui non esiste più limite all’ immaginazione. Alla loro, dei registi, non alla nostra.
Camilla Masetti Calzolari