25/02/2010 - Libri e Fumetti
CINEMA BIS DI CARTA
I recenti lavori di Claudia Salvatori e Danilo Arona fondono fantastico, occulto, gotico, noir, erotismo in arditi mix psichedelici e cinefili, sull’onda del miglior Evangelisti...
Nel campo della letteratura che ci racconta quel che (come direbbe Corrado Farina) su pellicola non ci fanno più vedere, la collana Epix Mondadori, spin off della storica Urania, sonda l’area più nocturniana del fantastico in cui si contaminano fantasy, cyber, horror, noir, pop. Infatti il n. 2 era una raccolta di racconti del ‘Magister’ Evangelisti. Gli ultimi 2 numeri invece – Abel di Claudia Salvatori e Bad Visions di Danilo Arona (in edicola ora) ci permettono di tornare su due autori già apprezzati sull’antologia Il Mio Vizio è una Stanza Chiusa. Due percorsi quasi speculari: Salvatori traccia un futuro apocalittico oscurissimo e molto ambizioso (forse troppo), in quanto abitato da ogni sorta di “mostri”: zombi, vampiri, licantropi e relativi incroci meticci con la vecchia razza umana. Spunto affascinante ma terreno minato. Come già in un’Urania dei primi ’80 (Tempo di mostri, fiume di dolore di James Kahn), rappresentare la “normalità del mostro” (le sue origini biogenetiche etc.) è operazione che rischia di togliere alle creature del fantastico la loro principale forza immaginifica: la soprannaturalità, fonte del loro mistero. Ecco che un processo a uno zombi per eutanasia praticata a un’altra zombi in fase “autunnale”, col suo gusto alla Perry Mason dell’horror, rischia di distaccarci dallo squarcio di sconfinata malinconia cui punta la versatilissima autrice con le frequenti riflessioni su vita e morte, facendo scivolare il feeling verso un grottesco da horror primi ’80 (i Peter Jackson e Sam Raimi) che personalmente anche in pellicola non sono mai riuscito ad amare. In ogni caso, se riuscite a recuperarne una copia in giro, Abel resta un ardito sforzo di contaminazione fra sottogeneri del pulp.
Acrobazia che ritroviamo nel doppio romanzo Bad Visions di Arona, il quale pure parte da premesse opposte, tempo e luogo ben definiti e “normali”: ne La Stazione del Dio del Suono, l’Appennino ligure e l’Ibiza dei rave di oggi. Un gruppo di anziani medium da gotico di Avati in una notte di veglia onirica riesce ad incrociare passati incidenti ferroviari con l’odierna ricerca di morte dei ragazzi dei rave clandestini, memorie di psichedelica Sixties (dai Merry Pranksters agli Iron Butterfly) e techno attuale, cronaca storia e magia nera, riti ancestrali fenici e arcane configurazioni geodetiche che rendono reali i sogni narrati durante la veglia stessa. Tanta musica: Ian Dury, Tom Waits, Sympathy for the Devil… e tanto cinema: da Ma come si può uccidere un bambino al tatuaggio di farfalla “testa di morto” (Il Silenzio degli Innocenti) a The Wicker Man. Ce n’è per un bel “viaggio”: qua e là mi sono trovato a pensare che forse il titolo “Rave di Morte” sarebbe stato più adatto al libro di Arona che non al mio... Anche se, col dipanarsi della fitta materia verso la conclusione, ho avuto un po’ la sensazione (voluta?) di perdermi il bandolo della vicenda, aiutata anche da qualche errore di editing e dal dubbio se certe ripetizioni di parti di testo siano intenzionali o meno.
Più trascinante, con ingredienti simili, il secondo titolo di Arona, Blue Siren. Anche qui la cronaca nera (le “stragi del sabato sera”post rave) si incrocia coi culti tribali degli indios amazzonici distillatori dell’allucinogeno yagé (di burroughsiana memoria) e con una ghost story di classica ambientazione gotico ottocentesca inglese, che rimanda apertamente a Improvvisamente Un Uomo Nella Notte (The Night Comers di M. Winner, 1972, tratto da Giro di vite di Henry James, 1898), del quale riprende la torbida vicenda fino ai nomi dei personaggi (il sadico giardiniere Quint, l’amante-vittima Jessel, la governante Grose, i diabolici bambini Vera e Miles).
Ancora una volta, attualità, gotico e occulto in una magione maledetta (Bly House nel libro come nel film) convergono a spirale in una coinvolgente miscela pop-cinefila. Per chi scrive la migliore del lotto. In chiusura vi segnalo anche l’uscita del nuovo romanzo di un’altra autrice de Il Mio Vizio è una Stanza Chiusa: è in edicola per il Giallo Mondadori Bambole Pericolose di Barbara Baraldi, sulle noirissime gesta di Eva, dark-sexy-vendicatrice molto tarantiniana, che torneremo ad approfondire. Anche qui sabba oscuri, rave e musica tribale non mancano. Il problema coi libri da edicola è che vanno presi finché sono in distribuzione o spariscono come incubi al sole. Procurateveli finché li trovate – c’è molto da delibare per i nostri palati – e perdonate il vostro “raver” se legge più lentamente delle implacabili scadenze mensili!
Mario Gazzola