regia:
Ti West
interpreti:
Rider Strong, Noah Segan, Alexander Isaiah Thomas, Giuseppe Andrews, Alexi Wasser e Regan Deal
sceneggiatura:
Joshua Malkin, Randy Pearlstein
montaggio:
Janice Hampton
fotografia:
Eliot Rockett
produzione:
Tonic Films, Morningstar Films, Tunnel Post
anno produzione:
2009
distribuzione:
Eagle Pictures
paese:
USA
04/03/2010 - cinema
CABIN FEVER 2: SPRING FEVER
Finalmente esce, direttamente per il mercato homevideo, il secondo capitolo di Cabin Fever diretto da Ti West...
Il virus letale a cui non c’è cura, viaggia attraverso l’acqua potabile dai monti sperduti a una scuola di città dove impazzano i preparativi per il ballo di fine anno. Il contagio si diffonde a macchia d’olio durante la prom night e due giovani fidanzatini dovranno fare i conti con un orda di mutanti squagliati e un gruppo di soldati decisi a fare piazza pulita.
Alla fine ce l’abbiamo fatta a vederlo questo Cabin Fever 2 che da più di due anni viene annunciato e poi rimandato. Cosa sia successo ce l’ha spiegato il regista Ti West, che si è visto estromesso dal montaggio perché il suo film non soddisfaceva le aspettative dei capoccia della Lionsgate. Insomma hanno rimontato tutto e non solo, hanno pure girato qualcosa in più. Il film vero e proprio dura infatti un’ora e dieci, seguito da un eccessivamente lungo codazzo, su una stripteaser malata che diffonde il virus a tutta l’umanità. Un riempitivo per soddisfare il metraggio. West avrebbe voluto far cancellare il suo nome e usare le pseudonimo generico Alan Smithee, ma non l’hanno accontentato.
E sui titoli di testa troneggia un directed by Ti West mentre ad un cartone animato viene affidato il compito di spiegare l’antefatto. Che dire con delle premesse del genere? Che tutto sommato Cabin Fever 2 non è poi così malaccio. Innanzitutto è molto gore. Di quel gore pecoreccio che disgusta e fa sorridere allo stesso tempo. Corpi che si squagliano, capezzoli pustolenti e piselli che secernano sangue e materia. C’è anche una scena culto in cui il figone della scuola tradisce un certo feticismo chubby e si tromba la compagna di classe grassona in piscina. Ovviamente finiranno in un lago di sangue. Dal primo capitolo vengono recuperati solo due attori Rider Strong e Giuseppe Andrews, il ranger demente Winston.
Rispetto al film d’esordio di Eli Roth siamo su un altro pianeta, con un forte ispessimento dell’aspetto grottesco e del cattivo gusto. Il tema del contagio si circoscrive quasi ed esclusivamente all’aspetto sessuale, diventando una fin troppo facile metafora dell’AIDS. Di Ti West e del suo cinema d’antan rimangono diversi momenti, soprattutto nella prima parte. Quando, ad esempio, l’amico Larry Fessenden, che si presta a un delizio cameo, vomita su di un piatto di pancakes contaminati. Mentre il finale, con la prom queen che si becca un gayser di sangue dalla mano amputata del suo giovane boyfriend, è un nostalgico omaggio a Carrie lo sguardo di Satana.
Manlio Gomarasca