29/03/2010 - Libri e Fumetti
GIONA CHE VISSE COI DIAVOLI
Il nocturniano Nazzaro pubblica per Perdisa Pop la raccolta di racconti ‘A Mon Dragone c’č il Diavolo’: storie demoniache di un Sud afoso, superstizioso, sanguigno e solforoso...
Nove avvolgenti racconti di angoscia e di orrore. Possessioni, follia, apparizioni diaboliche: le dannazioni di una terra oltraggiata e minacciosa che sembra il meridione d’Italia ma forse č solo l’Inferno.
Curioso impianto narrativo ha scelto Giona A. Nazzaro per il suo debutto nella narrativa: nove racconti indemoniati, ma del tutto privi delle cinecitazioni che ci si potrebbe aspettare da uno che ha alle spalle saggi su Abel Ferrara, oltre che Van Sant, Spike Lee, John Woo... Racconti ambientati in imprecisati villaggi inventati di un profondo Sud Italia premoderno, superstizioso, ossessionato dai rituali della religione più che religioso in senso stretto, quanto dall’idea (o anche solo dalla diceria) del peccato. Terragno, ancestrale, sanguigno, quasi “voodoo” per come stratifica rituali pagani (stregoneria, eterodossi esorcismi, persino sacrifici umani) sotto la devota superficie della mitologia cattolica. Il diavolo vi fa capolino in varie forme – umane, zoomorfe, fantasmatiche, talvolta addirittura astratte – e mai indolori.
Il Male si palesa più spesso ai bambini, gli individui della comunità dalla sensibilità più aperta e suggestionabile, quelli che se si entusiasmano lo fanno con autentica meraviglia e senza riserve; e, se si spaventano per qualcosa di inspiegabile, di sovrannaturale, non cercano spiegazioni logiche ma ne restano impressionati per tutta la vita. L’autore (benché nato in Svizzera) ha vissuto l’infanzia in Campania tra gli anni ’60 e ’70, quindi il suo Sud di fantasia rielabora in un fango che sa comunque di vita vissuta, creando così un effetto di “realismo magico” che potrebbe ricordare alla lontana la Macondo di Marquez, o anche la valle di Ukulore del Nick Cave di E L’Asina vide L’Angelo. C’è da pensare che si nasconda (almeno) qualcosa di lui in quei ragazzini terrorizzati da padri punitivi e sacerdoti lugubri prima ancora che dal Maligno, abbarbicati alle proprie collezioni di fumetti come all’unica arma capace di difenderli dall’orrore della vita coi supepoteri dei loro protagonisti. E poi ansiosamente curiosi di sbirciare quelli (all’epoca nascenti) “Per Adulti”, in cui l’orrore andava a braccetto con un sesso che loro non erano nemmeno capaci di nominare.
Forse i fumetti (di cui qui a lato vedete, insieme alla copertina dell’antologia, una mini gallery equamente spartita fra orrori Marvel e pulp nostrano “vietato ai minori”) nei racconti di Nazzaro occupano proprio il ruolo che nella narrativa pulp di cui abbiamo parlato di recente su queste cyber colonne rivestono i riferimenti cinematografici. Infatti, nel mondo meridionale e provinciale di cui ci parla, i “giornaletti” erano “l’anticamera del cinema dell’oratorio”, come ricorda l’autore stesso. Può risultare curiosa tanta attenzione per il Diavolo da parte di un autore che di certo non è un fervido credente di quella religione che, nelle sue storie, prende spesso forme grottesche o risibili, ma di cui il demonio è formalmente il contraltare diretto e inscindibile, come lo Yang dallo Yin. Ma forse il diavolo situato in quelle ambientazioni arcaiche e purgatoriali, visto attraverso quegli sguardi ingenui, ambisce ad assurgere a una dimensione di Male Assoluto, principio cosmico (quanto esistenziale) anteriore a qualsiasi religione organizzata.
Non tutti racconti di ‘Mon Dragone’ sono proprio facili, nonostante una scrittura lineare e veloce, che si fa seguire senza difficoltà: talvolta l’evocazione di un ambiente, di un’inquietudine, di una minaccia ancora astratta prevale sul dinamismo della trama, in cui resterebbe deluso chi cercasse i colpi di scena e la suspence dell’horror di marca stephenkinghiana, per intenderci. A volte la minaccia rimane come sospesa nell’aria… del resto, il Diavolo non è mica un serial killer qualunque che si può arrestare alla fine della storia! Però, se la vostra retina è ancor abbagliata dal sole spietato della campagna selvaggia di Non si sevizia un Paperino, o nelle vostre notti le imposte sbattono all’impalpabile passaggio di un Arcano Incantatore, potete sprofondare con gusto diabolico anche nei racconti di “don Giona”. Fra i quali, dovessi scegliere, io vi indirizzerei sul primo eponimo, sull’ultimo Visioni di Olimpia (in cui fa capolino un gotico alla Poe), o sul violentissimo Pellegrinaggio, su Gioele e i maiali…
Oh, ma saprete ben voi far la vostra dannata scelta, cosa ne so io di dove può nascondersi il diavolo nella vostra stanza?
Mario Gazzola